Il 27 settembre 1943, dopo tre anni di guerra, decine di bombardamenti e decine di migliaia di morti,  come reazione ai rastrellamenti, all’ordine di sgombero di tutta l’area occidentale cittadina, alla sistematica distruzione delle fabbriche e del porto, Napoli si ribella contro gli occupanti nazisti. E’ la prima grande città europea a farlo. La rivolta partenopea è preceduta e seguita da una serie di stragi, eccidi, veri e propri momenti insurrezionali in provincia e nell’area della Terra di Lavoro. Due le possibilità per la cittadinanza in quel terzo anno di guerra: lasciare che l’intera popolazione maschile rimasta in città venga deportata in Germania o combattere per cacciare i nazisti e facilitare l’ingresso delle truppe alleate, ormai molto vicine.

La battaglia dura quattro giorni, dal 28 settembre al 1° ottobre 1943 : la tattica è quella della costruzione di barricate, degli agguati ad ogni angolo di strada, del lancio di bombe contro le pattuglie nemiche. La città si trasforma in un’immensa trappola per le truppe tedesche, frastornate da focolai che si accendono, improvvisi, in ogni angolo, dal Vomero a Ponticelli, dall’Arenella a Capodimonte. Il loro comandante, colonnello Scholl, deve trattare per salvarle da un nemico invisibile, ma la cui presenza è drammaticamente palpabile. Mettono la loro esperienza e le loro competenze al servizio della ribellione del generoso popolo napoletano militari dell’esercito italiano e gli antifascisti sopravvissuti a venti, terribili anni di lotta. L’azione del popolo napoletano serve, tra l’altro, a salvare una parte del patrimonio partenopeo, che i nazisti vogliono ridurre a « cenere e fango » minando, facendo saltare e incendiando edifici ed impianti e a limitare, per quanto possibile, i danni, già ingentissimi, alla città.

Gli alleati non hanno bisogno di liberare Napoli dall’occupazione nazista : la città si libera da sola grazie ad i suoi oltre 2 000 combattenti, dei quali 168 cadono in combattimento e 162 sono feriti. Vi sono inoltre 140 vittime civili, 19 morti non identificati e 75 invalidi permanenti. Le quattro giornate di Napoli sono seguite dai 19 mesi della Resistenza italiana : 270 000 partigiani, di cui 45 000 caduti in combattimento, 23 000 torturati e trucidati, 20 000 feriti, 19.000 civili passati per le armi, 8 000 prigionieri politici mai tornati dai campi di concentramento, senza dimenticare i 30 000 prigionieri militari italiani morti nei campi di internamento in Germania.

Giustiniano

27 settembre 2020

 

 

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