Martedi’  17 novembre, il parlamento francese cominciava l’esame della proposta di legge sulla “sicurezza globale” avanzata dal governo. L’articolo più contestato è il 24,  che vieta la diffusione sui social e sulla stampa di immagini di poliziotti nell’esercizio delle loro funzioni “con l’intenzione di nuocere alla loro integrità fisica o psichica” . Chi contravviene rischia 1 anno di carcere e 45.000 euro di multa. L’intento è evidentemente quello di scoraggiare giornalisti e cittadini dal documentare le violenze della polizia ed indurre un’autocensura generalizzata.

Nel pomeriggio dello stesso giorno, davanti all’Assemblea nazionale manifestavano la loro opposizione centinaia di giornalisti e di gilet gialli che festeggiavano il secondo anniversario della loro sollevazione, il 17 novembre 2018. Le leggi restrittive del diritto all’informazione si moltiplicano: divieto di rivelare informazioni sulle imprese, legge anti-fake news, modifiche alle leggi precedenti in nome della lotta al terrorismo. Negli ultimi due anni i giornalisti feriti, arrestati, fermati, ai quali è stata fracassata la macchina fotografica o la cinepresa, sono 200.

Questa nuova legge permette l’arresto e la confisca del materiale indispensabile ad informare l’opinione pubblica, ma anche di perseguire reporter o cittadini per un semplice sospetto. Solo un video girato da un manifestante ha permesso di rendere giustizia a Genevieve Legay, una donna di 73 anni gravamente ferita alla testa dalla polizia a Nizza il 23 marzo 2019. E lo stesso è avvenuto per l’affare Benhalla, vice-capo di gabinetto di Emmanuel Macron che si accanisce contro una coppia di manifestanti il 1° maggio 2018 a Parigi .

L’art.24 prevede anche l’obbligo di rendere irriconoscibile il volto dei poliziotti. L’art.22 consente l’uso di droni per sorvegliare le manifestazioni ed informare le forze di polizia sui movimenti dei manifestanti e la creazione di una Polizia municipale a Parigi, con potere simili a quelli della Polizia di Stato. L’opposizione di sinistra propone invece la proibizione delle micidiali granate LBD e quella delle tecniche di immobilizzazione pericolose come quella che ha provocato la morte per strangolamento, il 3 gennaio 2020 a Parigi, di Eric Chauviat.

Giustiniano

19 novembre 2020

 

 

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