Martedi’, il governo greco ha represso violentemente le dimostrazioni per ricordare la sollevazione contro la dittatura della giunta militare del 17 settembre 1973. Ad Atene, Tessalonica, a Creta e a Giannina i giovani scesi in piazza sono stati pestati e fermati da unità speciali e poliziotti. Un “giorno della vergogna”, lo ha definito il giornale Efmerida ton Syntakton.

Lunedi’ il governo, con il pretesto del Covid, aveva proibito le manifestazioni. I partiti di opposizione, da Syriza al Partito comunista KKE hanno protestato davanti all’ambasciata USA. La sinistra greca considera gli USA e i loro servizi segreti gli apripista della dittatura che ha torturato ed assassinato i suoi oppositori dal 1967 al 1974. Il 14 novembre 1973 gli studenti si erano barricati nel fabbricato principale dell’università di Atene, da dove incoraggiavano via radio i greci a sollevarsi.

Nella notte del 17 novembre l’esercito faceva interrompere la corrente in città e alle prime luci dell’alba i carri armati abbattevano il portone dell’università. Neppure i governi democratici succeduti alla giunta hanno mai rivelato il numero dei morti. Mentre le fonti ufficiali riferiscono solo di feriti, le organizzazioni studentesche parlano di 50 vittime. Dappertutto, i manifesti del sindacato PAME, di Syriza, dell’ex ministro dell’Economia Varoufakis sottolineano il valore simbolico del 17 novembre e che “la democrazia non va in quarantena”.

Le forze dell’ordine hanno messo in pratica con i tonfa e i lacrimogeni la “protezione della salute” auspicata dal ministro dell’Interno. Nel pomeriggio il capo del governo greco  aveva deposto una modesta corona ai piedi del monumento che ricorda la rivolta studentesca e reso omaggio a denti stretti alla resistenza contro la giunta. Del suo governo fanno parte Spyridon-Adonis Gergiadis (Investimenti e Sviluppo) e Mavroudis Voridis (Agricoltura), due ex dirigenti di organizzazioni fasciste..

Giustiniano

19 novembre 2020

 

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