Un vertice (virtuale) dopo l’altro. Giovedi’ i capi di stato e di governo dell’Unione Europea si sono nuovamente collegati. In occasione della crisi pandemica, la famiglia dell’UE sembra formare quasi un nucleo unico e l’Unione come istituzione sperimenta un aumento di importanza. Tuttavia, nella casa comune non regna l’armonia e tutto va decisamente per storto da quando Ungheria e Polonia hanno opposto il loro veto al bilancio e al Fondo europeo per gli aiuti post-Coronavirus.

Invece di essere in grado di distribuire soldi per la cosiddetta ricostruzione, l’UE non dispone, almeno per ora, di nessun mezzo. Si puo’ scommettere sul tipo di accordo che verrà trovato. Con ogni probabilità si tratterà di un cattivo compromesso. Nello scontro con i responsabili del boicottaggio si sottolineano i valori e i principi dell’Unione. Si tratta degli stessi valori che l’Unione dimentica quando per le sue relazioni con despoti di grosso calibro.

Varsavia e Budapest contrattaccano. Sottolineano la loro sovranità. Entrambi sono preziosi per l’UE, che è anzitutto un mercato comune e, ormai da tempo, niente di più. I Paesi UE dell’Europa orientale, inoltre, sono il prolungamento delle sue fabbriche e devono arginare l’influenza della Russia. L’idea che solo a Varsavia e Budapest il potere politico o economico contravvenga alle regole del diritto è pura ipocrisia. I pesi massimi dell’UE e gli Stati che ne sono politicamente coperti non hanno sicuramente nulla da temere dai meccanismi dello Stato di diritto…

Giustiniano

20 novembre 2020

 

 

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