La situazione del Tigré, regione del nord dell’Etiopia contesa fra governo centrale e locale, si fa sempre più drammatica. Le informazioni sulla situazione militare continuano a non essere verificabili ma è evidente che l’esercito etiopico ha conquistato vasti territori e muove verso la capitale Makelle, che si trova in un massiccio montagnoso quasi inaccessibile. Fino a mercoledi’ sera 36.000 persone erano fuggite dal Tigré verso il Sudan. Ogni giorno se ne aggiungono altre 4.000. Un numero indeternato è in fuga all’interno delle frontiere etiopiche. Nella regione di Amhara, a sud del Tigré, sono arrivate molte migliaia di profughi.

Il governo regionale Amhara sostiene con le sue truppe locali l’esercito etiopico nella sua avanzata verso il Tigré, il cui governo, non più riconosciuto da quello di Addis Abeba, combatte le forze etiopiche con le sue milizie. In molti ricordano la sanguinosa guerriglia degli anni 80, quando il Fronte di Liberazione Popolare del Tigré (TPLF) si batteva contro il governo dei generali Amhara di Addis Abeba, riuscendo a rovesciarlo nel 1991. In seguito il TPLF era rimasto al potere in Etiopia fino al 2019, quando è iniziato il mandato del primo ministro Ably Ahmed un Oromo. (Sui 112 milioni di abtanti dell’Etiopia, costituita da 80 etnie, i tigrini sono poco più di 5 milioni, gli Oromo oltre 35 milioni).

Il TPLF si è ritirato nel suo bastione tigrino, dove, in settembre,  è stato confermato al potere da elezioni regionali non riconosciute dal potere centrale. Questo ha scatenato l’attuale conflitto armato. Come negli anni 80, il Tigré viene bombardato dall’aviazione etiopica. Giovedi’ la capitale, Mekelle, è stata nuovamente colpita. La gente tenta di mettersi in salvo. La Croce rossa ha potuto stabilire a Mekelle una hotline, già sommersa di chiamate. Il blackout delle telecomunicazioni nel Tigré rende impossibile per la popolazione contattare i familiari e il blocco della regione da parte del governo centrale impedisce la fornitura di farmaci vitali. E il prezzo degli alimentari sale mentre le banche hanno pressoché finito i contanti…

Giustiniano

20 novembre 2020

 

 

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