Giovedi’ la sede berlinese dei Grünen è stata brevemente occupata da ambientalisti che srotolavano uno striscane davanti all’edificio. C’era scritto “Godetevi l’autostrada”. I militanti sono in collera perché in Assia, dove governano insieme ai democristiani, i Grünen non hanno alzato un dito per impedire l’abbattimento di parte della foresta di Dannerode per far posto all’ampliamento dell’autostrada A49. Il ministro dei Trasporti del Land, Tarek-Al-Wazir, si considera solo un esecutore. “Sono in collera perché devo costruire un’autostrada con non volevo” si difende Wazir in una riunione di militanti verdi dell’Assia. Capisce tutti quelli ai quali “sanguina il cuore” alla vista del taglio degli alberi per far posto all’autostrada. Lui ha le mani legate. Il Land deve costruire l’autostrada per incarico dello Stato federale. L’unica possibilità sarebbe l’uscita dalla coalizione. Un’opzione inesistente per i Grünen.

I militanti, delusi dal comportamento dei Grünen, devono abbandonare l’illusione che il partito sia anche il braccio delle componenti più radicali del movimento ambientalista nei parlamenti e nei governi regionali. Rappresenta piuttosto i ceti borghesi che possono permettersi un’auto elettrica e gli interessi dei settori dell’economia che beneficiano del risanamento energetico degli edifici o della loro conversione alle energie rinnovabili. Chi, come i Grünen, vede la salvezza nelle auto elettriche, non si opporrà certo all’ammodernamento delle autostrade!

Naturalmente, quelli che, nel partito, non partecipano direttamente alle decisioni politiche, non lo ammetterebbero mai. All’opposizione è facile avanzare rivendicazioni ambiziose. Poche settimane fa, il vertice del partito e del gruppo parlamentare hanno pubblicato un documento nel quale si chiede il blocco della costruzione di strade nazionali e autostrade, l’ammodernamento delle ferrovie e del trasporto locale pubblico e il rafforzamento della mobilità ciclabile. La Realpolitik del parito è molto più prudente, quando si tratta di svolte ecologiche. Alcuni politici verdi, come il presidente del Baden-Württemberg Winfried Kretschmann, si comportano come lobbysti dell’industria autmobilistica e sono convinti che il bonus per la rottamazione sia ecologicamente difendibile.

E’ una strategia astuta. Infatti le persone che vivono più ecologicamente ma non vogliono cambiamenti radicali sono decisamente più numerose dei militanti ambientalisti che criticano il capitalismo. Grazie ai loro elettori borghesi, i Grünen hanno il vento in poppa. Dopo le elezioni politiche dell’anno prossimo saranno, secndo i sondaggi, il secondo partito con il 20% dei voti. Hanno 100.000 iscritti, più dei liberali o della Die Linke. I Grünen collaborano con i gruppi ambientalisti solo se la cosa non fa male a nessuno e giova alle loro PR. Nella Foresta di Dannerod, invece, ci sono continui scontri fra occupanti e polizia. Il gruppo parlamentare dei Grünen del Land Assia ha recentemente criticato gli occupanti e lodato il comportamento dei poliziotti, parlando di “strategia della calma”. La polizia avrebbe tentato di contribuire alla de-escalation. In realtà un poliziotto, che avrebbe causato la caduta da un albero di una delle occupanti,  è indagato dalla Procura di Giessen.

Altri politici verdi reagiscono sconcertati. In una lettera aperta firmata da militanti, organizzazioni, politici della Linke e da rappresentanti dei Grünen si esige un’interruzione dell’intervento della polizia nella Foresta di Dannerode. L’azione di polizia e forestali avrebbero messo in pericolo vite umane, è scritto nella lettera. I firmatari richiamano anche la situazione di rischio dovuta alla pandemia e chiedono un arbitrato perché il conflitto cessi.

In questa situazione, i Grünen possono felicitarsi di aver trasferito il loro congresso di questo fine settimana su Internet, per la ripresa della pandemia. Al congresso vogliono decidere un nuovo programma. Un po’ di opposizione al vertice del partito viene dai Giovani. Rifiutano la conversione del partito alla crescita economica ed hanno presentato mozioni in questo senso che saranno votate. Ma le speranze di successo sono esigue. Nel loro progetto di nuovo programma, i Grünen si ricordano, almeno, di venire da diversi movimenti. Sono citati il movimento ecologico e antinucleare, il movimento femminista e quello per i diritti civili, il movimento di lesbiche, gay e quello pacifista, i movimenti libertari per una rivoluzione pacifica. Nuovi movimenti come quello per proteggere il clima o contro il razzismo si sono aggiunti. Ma, evidentemente, per i Grünen i movimenti non hanno più un ruolo centrale. Devono limitarsi a dare “forza” ai valori e agli obiettivi del partito.

Divergenze fra militanti e partito ci sono state anche in passato. Quando, nel 2011, i Grünen sostennero la legge del governo giallo-nero (democristiani e liberali) di allora per l’uscita dal nucleare, parte del movimento antinucleare era indignata. Dopo il disatro di Fukushima, molti militanti volevano un abbandono più rapido del nucleare in Germania. L’organizzazione “Ausgestrahlt” (Irradiati) annuncio’ che non avrebbe più fatto parte del movimento.

Come partito di opposizione ai democristiani guidati dalla cancelliera Angela Merkel, sul problema dell’energia nucleare i Grünen avevano dimostrato la loro disponibilità ai compromessi. A livello nazionale una collaborazione non c’è ancora, ma in un numero sempre maggiore di Länder democristiani e Grünen governano insieme. I Grünen si definiscono un “partito delle alleanze”. Il che vuol dire che possono entrare in coalizioni con tutti i partiti, AfD compresa. “Vogliamo crare alleanze e raggiungere uguali obiettivi in alleanze diverse” affermava il capo del partito, Robert Habeck. Di quali obiettivi si tratti si vede solo dove governano e non nei loro programmi né nei loro discorsi.

Giustiniano

22 novembre 2020

 

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