Il fondatore di Wikileaks, Julian Assange, resta in Gran Bretagna. In carcere. Un tribunale londinese, lo stesso che ha rifiutato la sua estradizione negli USA lunedi’, ha respinto oggi l’istanza di libertà su cauzione avanzata dalla difesa. La giudice Vanessa Baraitser aveva motivato la sua prima decisione con lo stato di salute psichica di Assange e le condizioni di detenzione che lo attenderebbero negli USA, dove sarebbe probabile che si toglierebbe la vita. Adesso la Baraitser sostiene che Assange puo’ essere trattato bene nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh e che sussiste il pericolo che tenti di fuggire.

Per quasi sette anni, Assange aveva trovato rifugio nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra, prima di essere arrestato con l’accordo dell’ambasciatore. La giustizia degli USA accusa Assange di aver sottratto e pubblicato, insieme a Chelsea Manning, documenti segreti relativi agli interventi delle forze americane in Irak e in Afghanistan, mettendo in pericolo la vita degli informatori degli USA. Per l’opinione pubblica democratica mondiale la verità è diversa. Assange è un giornalista investigativo cybermilitante che ha fornito le prove di gravissime violazioni dei diritti umani e di crimini di guerra, sfidando le potenze responsabili. Gli ottimisti sperano che il nuovo presidente americano, che sarà insediato il 20 gennaio prossimo, rinunci a perseguirlo.

Il relatore speciale dell’ONU per la tortura, Nils Melzer, teme invece che venga creato un precedente, « negando ai giornalisti investigativi la protezione della libertà di stampa accusandoli di spionaggio ». Per Melzer, la sentenza di lunedi’ è pericolosa…

Giustiniano

6 gennaio 2021

 

 

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