Fino agli anni 70, sotto alcune arcate dell’acquedotto che portava dal I secolo l’acqua alla zona sud-orientale di Roma c’erano delle baracche. Oggi, la strada lungo l’acquedotto e le sue adiacenze  servono da parco a jogger e famiglie con bambini. I resti delle baracche fanno parte del colore locale. Negli anni 50, Pier Paolo Pasolini descrive i bambini delle famiglie che ci vivono. Giocano nel fango. Nei film e nei romanzi dello scrittore, giornalista, sceneggiatore e regista hanno un ruolo importante. Per il PCI altrettanto. Fra le baracche, militanti del partito si sforzano di migliorare le condizioni di vita dei baraccati dell’acquedotto e di stimolarne la coscienza dei loro diritti. Sono loro a costituire la base del partito, insieme agli operai industriali del Nord Italia, ai braccianti del Sud, agli intellettuali e agli artisti degli ambienti di sinistra.

Nel dopoguerra, con oltre 2 milioni di iscritti, il PCI è il più grande partito comunista fuori dell’URSS. Per impedirne la possibile partecipazione al governo, i servizi segreti degli USA progettano, con la collaborazione dei democristiani e dei neofascisti, colpi di Stato in caso di vittoria elettorale. Dopo lo scioglimento del partito, nel 1989, la sinistra italiana è cosi’ divisa che è proprio un ex democristiano a voler organizzare le celebrazioni del 100° compleanno del PCI. Per i 100 anni dalla fondazione del partito, Matteo Renzi da Rignano sull’Arno invita a Livorno Tony Blair. E’ là che si è consumata, allora, la scissione dei comunisti dal partito socialista. La nostalgia dei tempi andati si riflette nella protesta contro l’invito di Blair, considerato uno dei protagonisti della svolta neoliberale.

Da culla del PCI e importante porto, Livorno si è ridotta ad attracco di navi da crociera. Yacht di lusso al posto dei cargo. Un cambiamento conforme alla trasformazione del partito fondato da Antonio Gramsci da partito popolare a forza politica socialdemocratica, votata anzitutto da abitanti benestanti di costosi centri cittadini. Sono lontane le origini del grande PCI nato dalla Resistenza contro il fascismo. In un libro contenente le biografie di alcuni membri del partito, l’ex ministra della Sanità Livia Turco, transitata dal PCI al PD passando per il PDS e i DS,  lamenta la mancanza di un grande partito popolare con una grande storia. Rivendica la chiusura dei manicomi, la difesa dei diritti dei lavoratori, la conquista del diritto all’aborto e al divorzio.

E’ una narrazione che ignora con disinvoltura una realtà molto diversa.  La chiusura dei manicomi è dovuta a Basaglia e il PCI, timoroso di perdere voti, non è certo alla testa ma piuttosto alla coda del movimento per il divorzio e l’aborto. Quanto ai diritti dei lavoratori, già nel 1977 Luciano Lama sostiene che il salario deve cessare di essere una « variabile indipendente » e sottolinea la necessità, per i lavoratori, di una politica di sacrifici per raddrizzare le sorti del capitalismo italiano. Quanto agli studenti, il PCI, dal 1968 al 1977, li definisce « fascistelli rossi » e i suoi aderenti non sono neppure alla coda del movimento che tenta di fondare, insieme a quello dei Consigli dei delegati nelle fabbriche, una nuova sinistra in Italia e nel resto del mondo. Anche sul nucleare le idee del PCI non sono esattamente ecologiche e, per quanto riguarda l’omofobia, non va meglio. E, nel 1949, Pier Paolo Pasolini viene espulso dal partito, i cui valori sono incompatibili con l’omosessualità del grande poeta…

Giustiniano

11 gennaio 2021

 

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