La settimana prossima Trump non deve solo rinunciare alla Casa Bianca. Anche il suo progetto globale più importante, l’indebolimento della Cina, è fallito. La lunga guerra dei dazi non ha giovato all’economia USA e tanto meno danneggiato l’economia cinese. Da tempo la Repubblica popolare è diventata troppo importante per l’economia globale. Per questo il successore di Trump, Biden, ha annunciato di puntare sul sostegno dell’Europa e di altri alleati nella battaglia contro Pekino, chiarendo che quello che lo distingue dal suo predecessore non è l’obiettivo ma i mezzi per raggiungerlo. E, nello stesso tempo, ammette che gli USA non sono più abbastanza forti per mettere al tappeto la Cina.

Da anni il governo degli USA tenta di far uso del suo peso nel commercio globale per perseguire obiettivi economici e politici. L’avversario principale in questa battaglia è la Repubblica popolare. « Le guerre commerciali sono facili da vincere, « twittava Trump oltre due anni fa, quando imponeva dei dazi alle importazioni dalla Cina, strappando a Pekino un primo accordo, in base al quale la Repubblica popolare si impegnava ad acquistare,, nel 2020 e 2021, 200 miliardi di dollari supplementari di merci americane. Pekino, in realtà, ne ha comprate molto meno. Secondo il Peterson Institute di Washington, fino a novembre 2020 la Repubblica popolare aveva acquistato merci per una metà della cifra promessa.

Complessivamente, l’economia cinese ha sofferto ben poco per la guerra comerciale dichiarata dagli USA. Secondo la banca svizzera UBS, per le merci sulle quali gli USA hanno imposto un dazio, la Cina ha perso un quarto della sua quota di mercato. Tuttavia questo non si è tradotto automaticamente in un danno per le imprese cinesi, che hanno bypassato i dazi sulle forniture agli USA trasferendo delle produzioni all’estero – in Vietnam ad esempio – o esportando merci in paesi come il Canada, da dove vengono vendute agli USA. Inoltre i grandi gruppi cinesi si sono cercati altri mercati. I dieci paesi del gruppo asiatico dell’Asean sono subentrati agli USA come secondo partner commerciale. Per questo, globalmente, le esportazioni cinesi sono cresciute anche quest’anno. A dicembre 2020 l’avanzo dovuto alle esportazioni ha raggiunto un livello record. L’appetito di beni di consumo cinesi è insaziabile. E le imprese nel mondo dipendono dalle gigantesche capacità produttive della Cina.

Gli USA non hanno tratto nessun vantaggio dalla guerra commerciale. Nel 2016 Trump aveva promesso di ridurre drasticamente il deficit della bilancia commerciale con la Cina. Anche se quest’anno il deficit – 310 mioliardi di dollari – sarà inferiore a quello del 2019, resta nettamente più alto di quello dell’inizio della presidenza Trump. Il presidente USA aveva anche annunciato che i dazi sulle importazioni avrebbero spinto l’industria americana a voltare le spalle alla Cina e ritornare « a casa ». Ma non si osserva niente di simile. Produrre e vendere nella Repubblica popolare continua ad essere troppo redditizio. Neppure la speranza di Trump che merci americane avrebbero sostituito sul mercato USA merci di importazione si è realizzata. « La politica doganale degli USA al riguardo è stata un fallimento » rileva l’UBS. Il posto delle merci cinesi è stato preso da forniture provenienti da altri paesi, come il Vietnam o il Messico. Per questo non c’è da stupirsi se il deficit commerciale degli USA con il resto del mondo è balzato nel 2020 a 900 miliardi di dollari, una cifra record.

Il grosso della fattura per la guerra commerciale di Trump non l’ha pagato la Cina, ma il consumatore americano. In seguito al rincaro delle forniture cinesi e all’importazione da paesi più cari, gli acquisti degli americani sono costati di più. 17 miliardi di dollari, secondo uno studio della Banca centrale USA. Il successore di Trump continuerà a cercare di indebolire la Cina. La politica del suo predecessore gli insegna qualcosa. « La Cina è troppo grande per l’economia mondiale per poterla semplicemente estromettere » ammonisce Mary Lovely, economista alla Syracuse University. Gli USA hanno bisogno della Cina come futuro luogo di produzione e mercato di sbocco. Infatti, spiega la VP Bank, « anche l’industria USA trae vantaggio dal boom cinese ». Alla fine di settembre 2020, 3500 imprese si sono rivolte al Tribunale per il Commercio Internazionale degli USA per sporgere denuncia contro il loro governo perché i dazi di oltre 300 miliardi di dollari sulle merci cinesi sono ancora in vigore.

Biden si schiera dalla loro parte. Non critica la politica di Trump, ma il suo insuccesso. Invece di puntare su dazi ed accordi commerciali con singoli paesi, lui punta a determinare l’ordine commerciale internazionale. « Gli USA, non la Cina devono prendere la direzione quando si tratta di fissare le regole del commercio globale » scrive il quasi-presidente sul NY Times. Biden vuol concludere alleanze. Mentre la Repubblica popolare migliorava le sue posizioni, Trump « trattava le importazioni dei nostri più stretti alleati come un pericolo per la sicurezza nazionale, imponendo loro dei dazi» critica Biden. Il modo più efficace contro la Cina, invece, è formare un « fronte unito di alleati e partner ». « Gli USA rappresentano circa un quarto dell’economia globale » dice Biden. « Se agiamo insieme, la nostra forza raddoppia e la Cina non puo’ permettersi di ignorare la metà dell’economia mondiale. »

Si tratta di un’offerta all’Europa e ad altri paesi. Ma contiene anche l’obbligo di accettare la leadership degli USA e rinunciare a far da soli. Biden giudica negativamente l’imposizione di sanzioni da parte di Trump per opporsi al Pipeline Nord Stream 2. Anche l’accordo sugli investimentio concluso alla fine del 2020 fra UE e Cina è stato una « delusione » per Washington. Ma la « leadership » degli USA non è gratis per gli alleati. Infatti, come Trump, anche Biden dice che « la nostra sicurezza economica è la sicurezza nazionale »…

Giustiniano

16 gennaio 2021

 

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