Rulli di tamburo, urla bellicose, marce militari si sentono da lontano. Uomini in uniforme nero-verde marciano per le strade al passo dell’oca, le braccia tese nel saluto romano. Il 7 ottobre 1934 sono migliaia a raggiungere Sao Paulo. E’ una delle prime manifestazioni di forza di un gruppo destinato a diventare il più grande movimento fascista fuori dell’Europa : gli integralisti. Nel suo libro « Fascismo à brasileira », recentemente pubblicato, il giornalista Pedro Doria descrive questo capitolo quasi dimenticato nello stesso Brasile. La storia del fascismo brasiliano è anche la storia di un ometto dell’hinterland di Sao Paulo. Plinio Salgado è il rampollo di una famiglia benestante di origine portoghese, rigidamente cattolica. Da giovane divora Marx e Bakunin, lavora per diversi giornali e coglie i primi successi come scrittore. Politicamente, si lascia alle spalle il marxismo.

Negli anni 20, il Brasile è una giovane repubblica, detestata sia da comunisti che da monarchici e fascisti. Il paese di immigrazione è in ebollizione, le sommosse sono continue. Gli avvenimenti in Europa non restano senza conseguenze : nel 1930 il giovane Salgado fa un viaggio in Italia dove incontra Mussolini. Viene accordata al brasiliano solo un’udienza di mezz’ora, ma l’incontro lo impressiona profondamente e rafforza il suo progetto : uno Stato fascista in Brasile. Gli inizi sono difficili. Viaggia in tutto il paese con i suoi seguaci. In barca sul rio delle Amazzoni, con una carovana di auto nell’interno polveroso, su autobus scassati nel sud pieno di europei. Per lui è chiaro che il progetto si puo’ realizzare solo mobilitando le masse.

Nel 1930 Getulio Vargas, ardente anticomunista e nazionalista, conquista il potere con l’aiuto dei militari. Costruisce una sorta di Stato sociale, si fa celebrare come « padre dei poveri » e coinvolge sindacati e parte del movimento operaio. Salgado vede criticamente questo regime. Per lui le democrazia sono relitti del passato. Ma mantiene stretti contatti con i fedeli del presidente e ne condivide le idee di uno Stato forte e centralizzato. Fonda due anni dopo la « Acao Integralista Brasileira » (AIB)  che deve spianare la strada, come il fascismo. Con marce spettacolari, disciplina militare e culto delle tradizioni Salgado si rivolge a una base di massa. Le uniformi nero-verdi e il simbolo del sigma cerchiato diventano segni di riconoscimento. Un nazionalismo aggressivo deve fare da collante sociale. Nel futuro Stato dell’ultracattolico Salgado, la religione deve avere un grande ruolo.

Ma, mentre in Europa parte dei soldati smobilitati della I guerra mondiale e dei lavorartori si entusiasmano per i partiti fascisti, gli integralisti restano anzitutto un movimento di intellettuali dello strato medio-superiore. I lavoratori vedono criticamente l’AIB e resistono. Quella del 7 ottobre 1934 dovrebbe essere, nelle intenzioni di Salgado, una Marcia su Roma brasiliana. Ma i gruppi antifascisti hanno teso una trappola. Da mesi la sinistra organizza la resistenza armata. L’immigrato italiano Francesco Frola riesce ad unire nella Frente Unica Antifascista stalinisti, trotskysti e anarchici. Quando i fascisti arrivano alla centrale piazza Sé echeggiano grida di « Viva il comunismo », « Morte al fascismo ». Spari. Panico. Tre fascisti, un comunista e tre poliziotti restano sul terreno. I giornali di sinistra sfottono i fascisti, chiamati da allora « polli verdi ». Un’umiliazione per Salgado.

Tuttavia, l’AIB cresce. Nel 1934 il movimento conta 180.000 aderenti, nel 1937 oltre 1 milione, su una popolazione, allora, di circa 30 milioni. Sorgono scuole, palestre e colonie di vacanze : un mondo fascista parallelo nel cuore del paese. In Europa bruciano le prime sinagoghe. E in Brasile ? Gustavo Barroso, numero due del movimento, è un antisemita notorio. Sono in particolare immigrati tedeschi ad aizzare l’odio degli ebrei e gli integralisti accolgono una gioventù fondamentalista ostile agli ebrei. In Brasile, pero’, l’antisemitismo ha un’incidenza molto minore che in Europa, e in alcuni settori dell’AIB è perfino malvisto. Anche il razzismo non è al primo posto – non pochi aderenti all’AIB sono afro-brasiliani – e Salgado, nipote di un’indigena, fa esplicito riferimento alle sue radici. L’esclamazione « Anauê » che significa nella lingua indigena Tupi’ « Tu sei mio fratello » diventa perfino il grido di battaglia degli integralisti. Salgado considera gli indigeni i veri depositari di un’identità brasiliana.

Nel 1935, con il sostegno dell’URSS e del Komintern, i comunisti tentano di impadronirsi del potere. Il tentativo, progettato dal brasiliano Luis Carlos Prestes e dalla tedesca Olga Benario, fallisce. La conseguenza è una legge per la sicurezza nazionale che punisce le rivolte e le proteste sociali con grande durezza. Salgado e i suoi integralisti, d’accordo con il regime di Vargas, sono in ascesa. Le loro marce si svolgono quotidianamente in molte città. Salgado sogna una candidatura alle elezioni del 1938, la definitiva abolizione della democrazia e l’instaurazione di uno Stato fascista. Ma Vargas ha altri progetti. Nel 1938 il suo governo  approfitta di una congiura antisemita – il cosiddetto Piano Cohen – per fare un colpo di Stato. Le elezioni libere sono abolite, è introdotta una nuova Costituzione, annullati i diritti civili. Nasce una dittatura, ma non quella che sogna Salgado. Anche se coincide in più punti – centralismo, anticomunismo, clericalismo – ci sono notevoli differenze. Vargas punta meno sulla mobilitazione del popolo, lascia intatti i privilegi delle vecchie élites malgrado la sua politica sociale e non ha alcuna base ideologica. Salgado si considera rivoluzionario e vuole fondare una nuova società. Fascista.

Per Vargas gli integralisti sono utili alleati contro i comunisti. Diventano lentamente un pericolo, anzituitto perché sostenuti finanziariamente dalla Germania nazista e dall’Italia fascista. Vargas, che ha coltivato a lungo buone relazioni con i regimi fascistio europei, si schiera all’inizio della guerra con gli USA. Gli integralisti devono andarsene e lo spietato Vargas colpisce rapidamente. In breve tempo l’AIB e le sue marce sono proibiti, le sedi perquisite, molti integralisti fioniscono in prigione. I fascisti non hanno nulla da opporre allo Stato autoritario. Malgrado l’aspetto militare, non hanno esperienza di scontri diretti né equipaggiamento e organizzazione per un confronto armato. Salgado si ritira. Arrestato e presto rilasciato, si trasferisce in Portogallo. Mesi dopo un gruppo di integralisti ed avversari di Vargas tenta un secondo colpo di Stato. Occupano per alcune ore il palazzo presidenziale. Sono davanti alla camera da letto di Vargas con i fucili puntati. Ma il colpo fallisce. Il capitolo dell’integralismo brasiliano è chiuso. Momentaneamente. Infatti, molti fascisti di allora ricompariranno nel 1964, in occasione del colpo di Stato contro il presidente democraticamente eletto Joao Goulart, ottenendo dei posti nella giunta militare che governerà il Brasile con mano di ferro fino al 1985.

Oltre 80 anno dopo le marce di Salgado e delle sue Camicie verdi nelle città brasiliane, un altro politico dell’entrotertra paulista fa parlare di sé : Jair Bolsonaro. Il presidente di estrema destra, con la sua agenda neoliberale e la sua vicinanza agli USA, puo’ ricordare per alcuni aspetti piuttosto Vargas che Salgado. Ma le sue simpatie per il colpo di Stato del 1964 fanno capire perché anche un gruppo che sembrava dimenticato puo’ festeggiare la sua rinascita : nell’ottobre 2019 al centro di Sao Paulo c’è un pugno di giovani in uniforme verde, il braccio teso nel saluto romano. Sono integralisti. Poche settimane dopo un integralista dà fuoco a una impresa di produzione che ha girato una pellicola satirica con un Gésù gay. Gli integralisti fanno rete su Internet in tutto il paese. Anche se i gruppi sono pochi e non vengono presi sul serio dai brasiliani, il Brasile di Bolsonaro brilla di una pallida luce verde…

Niklas Frantzen

Liberamente tradotto dal tedesco da Giustiniano

17 gennaio 2021

 

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