E’ una magnifica giornata d’estate del 1938, in una piccola località balneare della costa adriatica. Andrea Goldstein, sua cugina Cati e suo cugino Martino attendono tranquilli la fine delle vacanze e l’inizio della scuola. Improvvisament, la radio diffonde una notizia: d’ora in poi gli ebrei non potranno più frequentare le scuole pubbliche. Per loro cambia tutto. Andrea Serio, illustratore e fumettista nato a Carrara nel 1973, pubblica nel 2019 il suo secondo romanzo a fumetti, « Rapsodia in blu », un adattamento del romanzo di Silvia Cuttin « Ci sarebbe bastato », pubblicato nel 2011, che racconta la storia, vera, di due famiglie ebree in Italia, dall’inizio del ‘900 fino al secondo dopoguerra.

L’adattamento di Andrea Serio non percorre l’intero romanzo, ma si concentra sul nocciolo della narrazione, fra gli ultimi anni del fascismo e la fine della guerra. Le leggi razziali del 1938, un tema trattato anche nel famoso romanzo autobiograpico di Giorgio Bassani « Il giardino dei Finzi-Contini »,  sono la base del libro. A differenza degli ebrei tedeschi, colpiti quasi subito da infami misure discriminatorie, prima del 1938 gli ebrei italiani non sono sistematicamente emarginati. Sono riconosciuti in molti luoghi come parte della borghesia ed alcuni di loro simpatizzano perfino con il movimento fascista.

Gli effetti della nuova politica di Mussolini – una svolta nel suo atteggiamento nei confronti della comunità ebraica – sono resi evidenti da una scena del fumetto : una massa anonima di persone si raduna in una piazza di Trieste. Urlando « duce », ascolta il discorso di Mussolini, che perora le nuove leggi « per la difesa della razza ». Nel disegno il duce non si vede. Una persona, Andrea Goldstein, è isolata alla massa. Le volge le spalle e percorre le strade rischiarate dal sole mentre le parole del duce continuano ad essere leggibili sulle immagini. La luce che scintilla attraverso le foglie degli alberi muore lentamente. Un simbolo sottile. Alla fine Andrea sparisce nell’ombra di un viale.

I genitori non vedono per i figli un’alternativa diversa dall’emigrazione e l’esilio. Solo un anno dopo, nel settembre 1939, riescono ad imbarcare per l’America del nord il figlio e sua sorella Magda. Abiteranno a New York presso una zia. Mentre il piroscafo lascia il porto, Andrea pensa ai genitori, che restano, e ai luoghi che gli sono familiari. I piani temporali del fumetto cambiano continuamente. Seguendo i dolci movimenti delle onde di un mare di un blu profondo si attraversano gli anni fra il 1938/39 e il 1944, quando Andrea, felice, lavora in un ospedale di New York. E’ l’anno in cui fa il tragitto in senso inverso, tornandoi in Europa su un trasporto truppe, volontario nelle truppe alleate. Accessoriamente, in una scena fra soldati USA, si affronta anche il tema del razzismo quando, in un dialogo molto realistico, il soldato afro-americano Morris parla delle discriminazioni quotidiane di cui è vittima.

Alla fine Andrea combatte al fronte nella sua patria precedente, l’Italia. Serio parla di antisemitismo, fascismo e guerra quando capita, ma con insistenza. La sua storia nasce dalle immagini, composizioni di architettura, paesaggi e luce. La bellezza delle figure contrasta fortemente con le drammatiche vicende della guerra in Europa. Questa narrazione per immagini prevale anche negli episodi che si svolgono a New York. Le strade e i caffé della metropoli sembrano armoniosi, ordinati come nei quadri di un Edward Hopper. Anche la pista di pattinaggio a Central Park appare idillica. Il tratto elegante di Serio, che usa matite e pastelli, ricorda quello del bresciano Lorenzo Mattotti. Ma Serio mette le sue qualità di pittore al servizio del suo realistico racconto. Piuttosto che l’espressività di Mattotti, egli persegue, esteticamente, un principio impressionistico.

A New York, nel 1944, Andrea (che ora si chiama Andrew) sceglie la lotta al fascismo rinunciando a una vita sicura, ai progettati studi e al tenero legame con Joan. Sarà un viaggio senza ritorno. Andrew perderà la vita poche settimane prima della fine della guerra. Per il fumetto non sarebbe stato meno interessante il destino del cugino, Martino. Come si viene a sapere nell’epilogo, quest’ultimo viene deportato nel 1944, durante l’occupazione tedesca. E’ uno dei pochi ebrei italiani a sopravvivere ad Auschwitz. La scelta del disegnatore di concentrarsi su un personaggio è tuttavia comprensibile, tenendo conto dello spessore narrativo.

« Rhapsody in Blue », composta da George Gershwin nel 1924, ricorda al soldato Andrea/Andrew New York, la sua nuova patria, come scrive in una lettera alla cugina. Di blu è intriso tutto il libro. E’ il colore del mare e dell’anima e corrisponde alla malinconia del protagonista. La narrazione sensuale, musicale di Serio ci avvicina alla sfera dei sentimenti del giovane eroe e attraverso di lui possiamo vivere le scosse del mondo di allora. E i destini laceranti di molti ebrei. Questo fumetto a più strati sulla storia poco nota e poco elaborata degli ebrei italiani incuriosisce grazie alla sua struttura aperta, che si limita ad alludere agli avvenimenti. Molti lettori saranno stimolati a studiare più a fondo questo triste capitolo della storia italiana.

Giustiniano

16 febbraio 2021

 

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