Dopo la dura repressione poliziesca del movimento dei gilet gialli – 24 manifestanti, colpiti dalle granate lanciate sulla folla dalle forze dell’ordine,  hanno perso un occhio e 5 una mano –  che, oltre ad un miglioramento del potere d’acquisto e delle condizioni di vita, rivendicava anche forme di democrazia diretta, all’inizio dell’anno scorso il presidente francese Macron aveva invitato i suoi concittadini ad un « grande dibattito ». Chiunque, in assemblee locali o su Internet, poteva discutere di « cambiamento climatico », « tasse », « democrazia e ruolo dei cittadini », « Stato e pubblici servizi » e perfino avanzare proposte al riguardo. La partecipazione è stata enorme. Idee e proposte pervenute sono migliaia.

Di tutto questo non è rimasto altro se non la frustrazione di quanti avevano creduto a questa forma di « democrazia partecipativa ». Una seconda iniziativa del presidente è stata la creazione di una « Convenzione dei cittadini per il clima ». Una novità per la Francia. 150 persone, di tutti gli strati sociali e provenienti da tutte le regioni del paese, sono state tirate a sorte per elaborare un catalogo di misure per la politica dell’energia e dei trasporti, la costruzione di alloggi e i consumi e indicare alla Francia il modo per ridurre del 40% rispetto al 1990 le emissioni di gas a effetto serra.

Per assolvere a questo compito i cittadini potevano chiedere l’opinione di esperti, Ong e associazioni di loro scelta e farsi consigliare da organizzazioni ambientaliste. Cosa che hanno fatto con grande entusiasmo ed impegno. Hanno più volte assicurato ai media che le discussioni si sono svolte « senza filtri », cioé senza censure del committente. Nel luglio 2020 hanno fatto al governo 150 proposte per migliorare la politica climatica e si sono dichiarati pronti ad aiutare le autorità per applicarle. Secondo la rivista online Mediapart, nel frattempo solo metà dei consiglieri sono rimasti attivi. Infatti, dopo la pubblicazione del loro monumentale catalogo, non sono stati più retribuiti per il loro lavoro.

Un altro motivo della loro scomparsa è che hanno presto capito che una parte delle loro raccomandazioni vanno troppo lontano per il presidente. Macron ha subito e definitivamente bocciato tre proposte : la riduzione della velocoità massima sulle autostrade da 130 a 110 kmh, l’uso del 4% dei dividendi per il finanziamento della svolta energetica e l’introduzione nella Costituzione del dovere di mantenere intatto l’ambiente. Per il resto, Macron si è dichiarato disponibile. Senza impegno. Nel progetto di legge sul clima si tiene conto, anche se in forma annacquata, di 46 proposte della Convenzione. I suoi membri, che temevano che tutte le loro idee finissero in un cassetto, possono essere contenti che il loro lavoro non sia stato del tutto inutile. E chissà. Forse non era solo l’alibi di un presidente che non puo’ o non vuole mantenere molte delle sue promesse. « Rien n’est moins sûr » (niente è meno sicuro), come dicono i francesi…

Giustiniano

24 febbraio 2021

 

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