Trent’anni fa, nella II Guerra del Golfo, l’esercito USA lancia un’offensiva terrstre. Per gli irakeni è un inferno. Centinaia di migliaia di soldati, colpiti da proiettili all’uranio arricchito, trovano la morte durante la ritirata dal Kuwait a Bassora. L’economia e le infrastrutture del paese sono distrutte. Acqua, aria, terra sono « arricchiti » dall’uranio. I tumori dilagano nell’Irak centrale e meridionale. La coalizione internazionale guidata dagli USA colpisce crudelmente il popolo irakeno per punirlo del’invasione del Kuwait.

La guerra non è necessaria. Sono gli USA a voler distruggere il paese e il suo popolo. Un rapido ritiro delle truppe irakene dal Kuwait si poteva ottenere con un’azione politica e diplomatica. Ma gli USA fanno di tutto per scatenare una guerra che, come tutte le altre, non risolve nessun problema ma ne causa di nuovi e più complessi. Il governo dell’URSS non è più in grado di opporsi all’Occidente. E gli USA sono decisi a far guerra all’Irak per proteggere i loro interessi e la loro influenza nella regione e punire il popolo irakeno, come dichiara Norman Schwarzkopf, comandante dell’operazione « Destert Storm ».

Gli obiettivi degli USA nella Seconda (1991) e nella Terza Guerra del Golfo (2003) sono gli stessi. Il petrolio e il gas, di cui l’Irak possiede le maggiori riserve del mondo, il controllo della regione del Golfo e del Medio Oriente, la presenza ai confini della Russia e dell’Iran, la difesa della sua sentinella locale, Israele. Gli USA sostengono che l’Irak possiede armi nucleari. E’ falso. L’unico reattore nucleare irakeno è distrutto da Israele all’inizio degli anni 80. Gli USA hanno mentito. Si è trattato di una guerra d’aggressione che si è tradotta per il popolo irakeno in un’immane catastrofe, che dura tuttora…

Giustiniano

25 febbraio 2021

 

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