Lawrence Ferlinghetti è uno dei massimi rappresentanti della Beat Generation. Se Kerouac è il fondatore del movimento, Ferlinghetti ne è il motore. Mentre le case editrici affermate fanno le difficili, lui pubblica nella sua City Lights Press le opere degli « eredi di Whitman », fra cui classici come « Howl » di Allen Ginsberg, « Lunch Poems » di Frank O’Hara e, più tardi il volume di racconti di Bukowski « Erections, Ejaculations, Exhibitions and General Tales of Ordinary Madness ». Per « Howl » finisce in prigione, perché un paio di fedeli della Bibbia credono che abbia pubblicato uno scritto osceno « deliberatamente e per motivi indecenti ».  Alludono naturalmente a un paio di discrete allusioni all’omosessualità di Ginsberg. Al processo, sostenuto da critici letterari rinomati come Kenneth Rexroth, puo’ spiegare il significato letterario dell’opera ed eliminare l’accusa di oscenità. Adesso autore ed editore sono famosi.

Sarebbe potuta andare diversamente. Suo padre muore prima della sua nascita e sua madre scompare per anni in una clinica psichiatrica. Lo prende con sé la zia Emily, che fa una vita imprevedibile. Deve andare in un orfanotrofio. Finalmente è adottato da una coppia benestante di Bronxville, cittadina a nord di New York. Lawrence è solo, ma dispone di un’ottima biblioteca. A 16 anni scrive le prime poesie. Si laurea in giornalismo e a 22 anni va nella Marina dove, in quanto capitano, trasporta truppe alleate sulle coste della Normandia. Un paio d’anni dopo vede i « paesaggi infernali » di Nagasaki. Basta per farne un pacifista.

Studia Letteratura inglese alla Columbia University di New York e alla Sorbona di Parigi. Con un dottorato in Letteratura comparata finisce per stabilirsi a San Francisco. Scrive sulla rivista  City Lights di Peter D. Martin e, quando Martin apre una libreria giusto sotto gli uffici della redazione, partecipa all’iniziativa. Il leggendario Bookstore di Northbeach, 261 Columbus Avenue, una delle prime librerie di tascabili degli USA, apre le porte e diventa subito un ritrovo dell’underground locale. Martin si trasferisce a New York e Ferlinghetti continua a gestire il negozio da solo aprendo contemporaneamente la sua casa editrice, che debutta letterariamente nel 1955 con il volume di poesie « Pictures of the Gone World ». La sua seconda collezione « A Coney Island of the Mind » (1958) diventa famosa. La quinta poesia di questo ciclo entra in tutte le antologie americane.

« La carta stampata » pensa Ferlinghetti « ha reso la poesia cosi’ muta che abbiamo dimenticato qual’è il potere della poesia come « messaggio orale ». Il suono del cantante di strada o del predicatore dell’Esercito della salvezza non è disprezzabile ». Questo è rivolto anzitutto contro la poesia accademica e il suo snobismo, che esclude volutamente lettori privi di studi. « Truth is not the secret of a few », constata, già al suo debutto, in « Pictures of the Gone World », nella tradizione del democratico delle origini Walt Whitman e del suo nipote spirituale Carlos Williams, i cui versi liberi fa fruttificare nella sua poesia. Anche il jazz funge da campione poetologico. La capacità di improvvisare resta una caratteristica della sua lirica. Ma si fa anche accompagnare volentieri da musicisti. Sono leggendarie le collaborazioni fra jazz e lirica nel night club The Cellar, dove la band del locale lo aiuta a portare fra la gente i suoi « oral messages ».

Effettivamente, Ferlinghetti ha un messaggio. Mette le sue poersie al servizio della politica ed è in prima fila nella manifestazioni contro la guerra in Vietnam o le marce contro le armi atomiche. Quando, con altri militanti, blocca un autobus che porta nuove reclute alla visita medica, finisce per due settimane in carcere. L’FBI gli ha intestato da tempo un fascicolo. Per il suo impegno a sinistra, Ferlinghetti è ignorato dalle istituzioni letterarie conservatrici. E’ ancora underground quando di « A Coney Island in the Minds » sono già state vendute centinaia di migliaia di copie. I riconoscimenti vengono tardi. Viene eletto nell’American Academy of Arts and Letters solo a 84 anni. Non ci ha mai puntato. Per lui è più importante il lavoro nella casa editrice e in libreria, dove si fa regolarmente vedere fino alla fine. Due anni fa, per il suo 100° compleanno, si lamenta del suo corpo, che non segue più il suo spirito. Lawrence Ferlinghetti è morto il 22 febbraio.

Giustiniano

27 marzo 2021

 

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