L’entusiasmo popolare è grande in Place de Grève, a Parigi, quando si riuniscono i circa 60 rappresentanti della Comune. Molti non si sono mai visti, i più si conoscono in quanto amici o avversari. Si trovano fra loro liberali, reduci da una sconfitta, e rivoluzionari, fieri della loro vittoria. Sono stati eletti 16 sindaci di altrettante circoscrizioni (arrondissements) e assessori liberali, 4 avversari irriducibili della Comune e 66 rivoluzionari di tutte le tendenze. Sindaci e assessori sono eletti anzitutto nei quartieri ricchi, in quelli proletari molti veterani della Repubblica. La Comune conta fra i suoi eletti 25 operai, 13 dei quali membri dell’Internazionale. La grande maggioranza dei rivoluzionari è costituita da piccola borghesia, impiegati, contabili, medici, insegnanti, avvocati e scrittori. La maggioranza degli eletti è giovanissima. Alcuni hanno appena 25 anni.

La presidenza spetta al Charles Beslay (1795-1878). 76 anni, ingegnere – amico del teorico ed economista anarchico Joseph Proudhon – dal 1866 membro dell’Internazionale. E’ cresciuto nel liberalismo, è diventato in seguito repubblicano e infine, industriale di successo, ha aderito al socialismo. Anche se fa parte dei fondatori dell’Internazionale, si è rifiutato di entrare nella direzione e ha detto agli operai : « restate fra voi e non accettate capitalisti e imprendirtori. » Dopo l’attacco tedesco è accorso a Metz. Sostiene che occorre difendere Parigi, firma i proclami della Corderie (il Comitato centrale della Guardia nazionale è nella casa di Rue de la Corderie, 14, dove hanno sede, dal 1868, le sezioni locali della I Internazionale) e rischia di essere arrestato per i suoi attacchi al generale Louis Jules Trochu (1815-1896), dal settembre 1870 al febbraio 1871 primo ministro della Terza Repubblica e governatore militare di Parigi.

Vengono subito discusse una serie di proposte. Si propone che le sedute non siano pubbliche. Grande agitazione. Arthur Arnould (1833-1895), giornalista ed anarchico, esclama : « non siamo il Consiglio comunale di un villaggio ! ». « Ma siamo un Consiglio di guerra », replica Pascal Grousset (1844-1909, scrittore e uomo politico « e non possiamo propagare le nostre decisioni davanti al nemico. » La discussione della proposta viene rinviata. Charles Loiseau-Pinson (1815-1876), tintore, chiede l’abolizione della pena di morte. Jules Vallès (1832-1885) – scrittore, membro dell’Internazionale, redattore, da febbraio a maggio 1871, del giornale « Le Cri du Peuple » – François Jourde (1843-1893), contabile, Albert Frédéric Jules Theisz (1839-1881) – incisore, proudhonista, membro della I Internazionale – chiedono che nessuno possa essere contemporaneamente deputato dell’Assemblea nazionale e membro della Comune. Pierre Tirard (1827-1890), sindaco dell’11¨arrondissement, dichiara : « ho ricevuto un mandato puramente comunale. Dato che si parla qui di abolizione di leggi e della Comune come di un Consiglio di guerra, non posso restare. « Aggiunge alle sue dimissioni un’osservazione ironica : « vi lascio le vostre opinioni e vi auguro ogni successo. » Lo sdegno è grande. Gustave Lafrançais (1826-1901), anarchico, membro della I Internazionale, non vuole che le dimissioni siano accettate e chiede la decadenza dal mandato. Altri parlano di arresto. Ma Tirard aveva sostenuto dalla tribuna dell’Assemblea nazionale « una volta entrati in Comune non si è sicuri di uscirne. » Proprio per questo viene lasciato andare.

La mattina del 30 marzo, Parigi è informata dei lavori della sua Comune : « Oggi » dichiara il primo proclama «sono pubblicate le disposizioni relative agli affitti, domani quelle sui termini di scadenza ; tutti i pubblici uffici sono ristrutturati e semplificati, la Guardia nazionale sarà presto riorganizzata. Questi sono i nostri primi atti. » Un decreto abolisce il pagamento degli affitti dal 30 ottobre 1870 al luglio 1871. Mentre il governo di Versailles offre solo un rinvio dei pagamenti, la Comune cancella i debiti per affitti non pagati – con la motivazione che la proprietà deve fare anche dei sacrifici –  ma dimentica di escludere dalla cancellazione dei debiti gli industriali, che hanno fatto profitti scandalosi durante l’assedio…

Giustiniano

5 aprile 2021

 

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