La memoria storica dovrebbe sempre essere collegata all’attualità. E invece, proprio il 6 aprile, giorno in cui ricorre l’80° anniversario dell’infame aggressione alla Grecia, il 6 aprile 1941,  da parrte dell’esercito tedesco e delle SS, l’assessore socialdemocratico agli Interni della città di Berlino dichiara che lo svolgimento delle Olimpiadi a Berlino nel 2036 sarebbe un « segnale forte di pace ed amicizia fra i popoli ». Ma c’è di più. In un’intervista ad un giornale locale, due dirigenti sportivi propongono che, 100 anni dopo quelle organizzate da Hitler, le Olimpiadi siano celebrate nella capitale tedesca insieme allo Stato d’Israele e alla città di Tel Aviv.

Proporre un’Olimpiade 100 anni dopo quella nazionalsocialista, che ne aveva cinicamente strumentalizzato l’idea a scopi propagandistici, dimostra una mancanza di comprensione della storia. L’eredità e la responsabilità di Berlino è di mantenere viva la memoria dei sei milioni di vittime della Shoa. Si tratta di riflettere sugli orribili delitti commessi e sullo sterminio programmato proprio in questa città e realizzato a partire da essa.

Quanto alla scelta di organizzare le Olimpiadi insieme allo Stato d’Israele, ognuno puo’ riflettere sul significato di 80 anni di colonizzazione della Palestina e sulle conseguenze per le popolazioni locali, private delle loro terre e delle loro case per far posto ai sopravvissuti della Shoa – di cui non sono in alcun modo responsabili – espulse a centinaia di migliaia nei paesi vicini senza alcuna speranza di ritorno o condannate a vivere in uno Stato teocratico dove i non ebrei sono cittadini di serie B.

L’impressione è che lo scopo della proposta non sia quello di esaltare i valori della pace e dell’amicizia fra i popoli, ma piuttosto di buttarsi definitivamente dietro le spalle una storia orribile invece di coltivare la memoria delle sue vittime.

Giustiniano

7 aprile 2021

 

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