Il 7 aprile 1977, data del processo politico con cui lo Stato regola i conti con i movimenti degli anni 70, sono arrestati decine di militanti dell’Autonomia operaia. Diventeranno centinaia. L’accusa è « insurrezione armata contro i poteri dello Stato ». Firma il mandato di cattura il giudice Pietro Calogero, di Padova. Gli arrestati devono rispondere di associazione sovversiva, banda armata e partecipazione a 19 omicidi, fra i quali quello di Aldo Moro.

L’impianto accusatorio (teorema) del giudice Calogero si collega alla « legislatura d’emergenza », che sospenderà per molti anni i diritti della difesa. Gli accusati sono sottoposti al regime delle carceri speciali fino alla sentenza di primo grado, che li condanna a pene pesantissime. Per la sentenza di secondo grado, che assolve gli imputati da quasi tutte le accuse, bisogna aspettare il giugno 1987.

Il « teorema Calogero » che pretendeva di ridurre un movimento di critica antagonista, autonomo e spontaneo, a un’associazione criminale diretta da un pugno di « cattivi maestri » e che la lotta di classe, a dispetto della storia e della tradizione degli oppressi, dovesse essere depurata da ogni forma di violenza, crolla miseramente. Per le illusioni del PCI che, prigioniero del compromesso storico e impegnato a dimostrare la sua affidabilità,  pensava di dirigere la « classe operaia che si fa Stato », ci vorrà ancora qualche anno…

Nei lunghi anni di carcere preventivo, in attesa che il processo sia istruito e i capi d’accusa formulati, i detenuti del 7 aprile mettono in comune i loro saperi fondando « l’università di Rebibbia ». E’ nell’ambito di quell’esperienza che Toni Negri scrive « L’anomalia selvaggia » e Paolo Virno « Convenzione e materialismo ».

Le accuse contro Antonio « Toni » Negri, Nanni Balestrini, Franco Piperno, Oreste Scalzone, Luciano Ferrari Bravo, Guido Bianchini e gli altri risultano in gran parte infondate. Malgrado cio’, alcuni di loro restano in carcere fino al 1985. Altri sono costretti all’esilio. E il teorema Calogero passa alla storia come la più impressionante montatura mediatico-giudiziaria dell’Italia repubblicana.

Giustiniano

7 aprile 2021

 

 

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