Care compagne e cari compagni

Il 5 dicembre 2009 è stato un giorno da non dimenticare.

La mattina del 5 dicembre è nata la Federazione della Sinistra, il pomeriggio del 5 dicembre si è svolta una manifestazione, autoconvocata, di più di un milione di persone che ha chiesto le dimissioni di Berlusconi.

Due eventi importanti che non a caso si sono intrecciati.

La mattina

Alle nove del mattino, il teatro Brancaccio, uno dei più grandi di Roma, era già pieno, era già rosso di bandiere. Molti sono dovuti rimanere fuori, nell’atrio e nella strada davanti all’ingresso, ad ascoltare attraverso gli altoparlanti. Molti, io fra questi, erano emozionati: in quello stesso teatro nel 1991 era nato il Movimento per la Rifondazione Comunista che riuniva compagni del disciolto PCI e compagni di altri movimenti politici di sinistra. Da allora il percorso del partito è stato difficile, ricco di grandi momenti e di grandi ostacoli; in 18 anni di vita è stato colpito da ben otto scissioni, l’ultima delle quali micidiale perché ci ha fatto perdere la rappresentanza parlamentare e, con essa la visibilità mediatica e le risorse economiche. Abbiamo resistito e abbiamo capito che occorreva puntare a due compiti principali: rafforzare il partito e costruire una nuova unità della sinistra di alternativa. Un obiettivo senza l’altro non aveva reali prospettive. La Federazione della Sinistra nasce da quattro forze promotrici: i comunisti del PRC e del PdCI, il socialisti di Socialismo 2000 e i sindacalisti CGIL di Lavoro-Solidarietà, la federazione si apre a tutti i movimenti, i partiti, i gruppi e i singoli che, pur mantenendo la propria identità e organizzazione, si riconoscono in alcuni punti comuni di politica e di morale. Siamo contro il capitalismo e il patriarcato, contro il neoliberismo, contro la guerra senza se e senza ma, per la difesa dell’ambiente, antinucleari, laici, antirazzisti, per i diritti di tutti e tutte a prescindere da etnia, religione, cultura, contro il precariato nel lavoro e nella vita. Siamo diversi e alternativi ai DS, con i quali faremo battaglie comuni se vorranno farne e accordi elettorali se necessari contro la destra, però senza alcuna subalternità.

Già si avvicinano alla Federazione il Forum ambientalista, Altra Agricoltura, sindacalisti di base, lavoratori, giovani, studenti. Le prime azioni comuni saranno le campagne contro la privatizzazione dell’acqua, contro il nucleare, contro la legge 30 che ha permesso il dilagare del precariato; saremo impegnati al fianco dei comitati contro le basi Usa in Italia, contro la presenza dei soldati in Afganistan, contro il ponte sullo stretto.

Dopo tanti anni di divisioni vogliamo puntare all’unità seguendo l’esempio che ci viene dal Sud America, forze diverse che hanno obiettivi comuni .

Fra un anno faremo il primo congresso e stabiliremo le regole interne di funzionamento, ma già da ora decidiamo che la prima regola sarà “una testa, un voto” e che le decisioni della federazione saranno prese a maggioranza di due terzi per garantire il metodo della massima condivisione. Tutte le iniziative politiche, sociali e di lotta saranno prese insieme e, se qualche iniziativa non sarà possibile farla unitariamente, nulla impedirà alle singole forze di praticarla in proprio, nel comune rispetto per l’autonomia dei singoli componenti, sempre nell’ambito dei principi comuni.

Il pomeriggio

Nel pomeriggio la neonata Federazione ha partecipato in massa alla manifestazione autoconvocata dalla società civile attraverso la rete: il NO – B – DAY.

Avevamo dato, per primi, insieme a Italia dei Valori, la nostra adesione e abbiamo colorato di rosso il corteo, mescolando le nostre bandiere ai drappi viola che rappresentavano gli autoconvocati. Abbiamo sfilato dalle due del pomeriggio alle sette di sera, abbiamo riempito piazza S. Giovanni e le strade intorno e, devo confessarvi che, in quel meraviglioso corteo di più di un milione di persone, ho trovato più accettabile la decisione di chiamare la nostra federazione della sinistra senza altri aggettivi (alternativa, anticapitalista ecc.): in quel corteo c’era la Sinistra, c’eravamo noi che siamo oggi l’unica sinistra italiana. Se si escludono alcuni dirigenti a titolo personale, non c’era il PD che ormai si definisce di centro e che cerca alleanze con Casini, e la stessa IdV, che pure oggi vorrebbe atteggiarsi di sinistra, è pur sempre quella che ha votato per affossare l’indagine su Genova con le destre, che è vicino ai liberali in Europa ecc. La sinistra in piazza era la Federazione e era molto numerosa.

Va ricordato infine che il NoBDay si è avuto anche in molte città europee, a Parigi, Berlino, Bruxelles, e in molte altre.

Abbiamo ora un compito difficile: convincere i cittadini italiani a riconoscerci di sinistra, a fidarsi di noi, a non considerarci inutili perché divisi.

Non potremo farlo con le parole. Dobbiamo farlo con i fatti.

Carlo Cartocci

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