Essendo sconosciuto agli altri frequentatori dei Lungosenna parigini, riteniamo utile riportare alcuni passaggi della biografia dell’ex sottosegretario (alla Giustizia) della Repubblica italiana che, secondo « La Repubblica », « è un insaziabile bibliofilo che si aggira tra i bouquinistes sui quais della Senna » e « ogni tanto fa il gesto dell’ombrello a zingari e  musulmani, atteggiandosi in fondo a quei mullah che dice di combattere.  L’onorevole (si fa per dire !) Mario Borghezio – attuale presidente dei “volontari verdi” (sotto processo con l’accusa di attentato all’unità della Stato e costituzione di struttura paramilitare)  ha occupato un seggio alla Camera per due legislature, fino a quando, nel 1999, è stato eletto al Parlamento Europeo e designato presidente del “governo della Padania”.

Nato a Torino nel 1943, milita da liceale nella Legione (Lega Giovanile Nazionale Europea), poi in Ordine Nuovo (gruppo neonazista fondato da Pino Rauti, suocero del sindaco di Roma Gianni Alemanno e da Giulio Maceratini), esecutore delle stragi che fra il 1969 e il 1974 insanguinarono l’Italia e viaggia oggi insieme a Forza Nuova, nata come reincarnazione di Terza Posizione, il cui modello è la “Guardia di Ferro”, movimento ultracattolico, antisemita e terrorista nato in Romania negli anni 30. Ammiratore di Haider e di Le Pen, condannato nel 2002 nella sua città natale per aver incendiato sotto un ponte un ricovero di extracomunitari, sotto processo per bancarotta fraudolenta, multato (750 000 lire) nel 1993 per aver picchiato un bambino marocchino, autore con una squadra di camice verdi, sull’Intercity Milano-Torino, di un’operazione di “pulizia etnica” attuata spruzzando detergente e deodorante in uno scompartimento occupato da nigeriane, Borghezio era a Klagenfurt, in Austria, al convegno internazionale dell’estrema destra populista e xenofoba promosso dal Fpöe, il movimento di Haider, coi rappresentanti del partito razzista belga Vlaams Blok, per discutere liste comuni alle elezioni europee del 2004 ed a Lampedusa ad accompagnare Marine LePen qualche settimana fa.

Nei suoi  discorsi Mario Borghezio parla di “opposizione alla società multirazziale” di difesa della “purezza della razza padana”, di “invasione extracomunitaria” responsabile della « corruzione dei costumi e delle tradizioni » e veicolo di « diffusione di malattie e criminalità » in congressi padani dove si vendono svastiche, si consigliano testi di Julius Evola e si diffonde il giornale « La Padania », nella cui redazione non mancavano le foto di Hitler e gli adesivi del Terzo Reich. “Vogliamo usare il vostro linguaggio, mafiosi di Roma, é un avvertimento mafioso alla libera autodeterminazione dei cittadini di Novara e dei cittadini liberi della Padania … non é igienico che l’ex segretario innominabile di Novara si presenti alla prossima seduta del Consiglio comunale. Per usare il vostro linguaggio, mafiosi di Roma, questo é un avvertimento!” (dichiarazioni del 18 ottobre 1996, Ordinanza 150-2000 e Sentenza n. 51–2002 Corte Costituzionale), “queste brutte barbe, questi pupazzi con la palandrana, un giorno o l’altro li prendiamo per la barba e li cacciamo via a calci in culo”, “Boso (quello che voleva prendere le impronte digitali dei piedi ai neri, voleva farli votare sul Monte Bianco e aveva chiesto l’apartheid ferroviaria, NdA) è il tipo umano del padano, un po’ ex  carabiniere un po’ boscaiolo, un po’ cacciatore, un po’ uomo libero… Piace per questa sua natura ruspante e genuina, spesso anche ruvida, grezza,  espressione indubitabile di una realtà viva, vorrei dire boschiva…  All’inizio ci confondevano. Lui è meno parole e più fatti. Io con le mie  interrogazioni feci togliere la scorta a Sgarbi, lui lo prese a calci nel  sedere. Marciamo divisi e colpiamo uniti”.

Il  sindaco di Erba ringrazi Iddio che la Padania non è la Corsica, dove, se un sindaco filofrancese osasse attuare uno sgarbo del genere al sentimento  della popolazione locale, finirebbe sicuramente di vivere » (sul sindaco di Erba, Enrico Ghioni, dell’Ulivo, che aveva fatto rimuovere  una stele con il sole delle Alpi e la scritta “Piazza Padania” posta dai leghisti nella piazza della stazione, già Piazza Roma), “un bel milione dacci al mese, tanto il Comune non ha altre spese, dacci una casa con priorità, perché siam nomadi ma restiamo qua, non vorremmo però essere “gasati” dai Vogheresi oggi un po’ incazzati” (la « preghiera della zingaro » recitata ad un raduno della Lega Nord a Voghera), “Sono venuto molto volentieri, ma per quanto mi riguarda questa è l’ultima manifestazione senza bastoni. Cominciamo a dare segnali, e un bel segnale è una scarica di legnate; controlliamoli noi con delle ronde questi posti, e siccome sono luoghi impervi appoggiamoci a sostanziosi bastoni” (Villa Spada, Bologna 24 giugno 2005), Musulmani fondamentalisti vaffanculo… Non c’è pietà  per nessuno, verrà il giorno della resa dei conti, e si scoprirà che c’è una Lega dura… Prendiamo esempio da quei Paesi europei dove chi sbaglia viene preso a calci anche dalle vecchiette!” (Sabato 29 Ottobre 2005)

Mario Borghezio che dichiarava ieri a Milano che “Al Qaeda e lo stesso Al Zawahiri sarebbero felicissimi se  Pisapia diventasse sindaco, così oltre che Zingaropoli la città diventerebbe Leoncavallopoli, con violenze no global contro leghisti e industriali” ricordava cosi’ la sua prima volta in via Sant’Ottavio, a Torino “Il prezzo era modico, duemila lire, ma condizioni piuttosto precarie, ricordo la bacinella e il gigantesco sapone di marsiglia con cui si lavava. Quando sento quell’odore mi torna in mente quella spensieratezza, quella follia”. La cultura dell’avvocato Borghezio, celebrato da Il Foglio come raffinato intellettuale appassionato di vecchie carte e di libri rari, è sintetizzata da concetti come “l’Abruzzo è un peso morto per noi, come tutto il Sud”, « Napoli fa schifo, buttiamola!”  o « l’Unità d’Italia fu voluta dai mafiosi!”  e se fosse stato per lui sarebbe andato a “fucilare il cadavere di Garibaldi non certo a celebrarlo” come disse a Klaus Condicio il 21 febbraio scorso.

Basta cosi’.

Giustiniano Rossi

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