In seguito ai recenti avvenimenti in alcuni Stati arabi, e specialmente alla « rivoluzione dei gelsomini » in Tunisia, che ha costretto ad un dorato esilio in Arabia saoudita  il vecchio amico di Craxi Ben Ali’ e la sua avvenente consorte Leila Trabelsi, nei primi quattro mesi del 2011 la Francia è stata  invasa  da… 20.000 migranti, una legione « incontrollabile » che – secondo il presidente della Repubblica, Nicolas Sarkozy,  un uomo che, come Berlusconi, non ha paura del ridicolo – mette in pericolo l’ordine pubblico del suo paese, leggi spaventa il suo elettorato a meno di un anno dalle elezioni presidenziali.

Eppure la Francia sostiene, come l’Italia, del resto, di essere uno Stato di diritto, dove, come in tutti gli altri paesi dell’Unione Europea, è in vigore una direttiva di protezione temporanea (che risale alla guerra in Yugoslavia) che prevede, in circostanze eccezionali, un’accoglienza solidale delle popolazioni in fuga da disordini, che hanno il diritto di essere trattate con umanità. Il ripristino dei controlli alle frontiere dello spazio Schengen è stato preceduto, in tutti i paesi dell’Unione Europea, dal controllo dei documenti al quale sono sottoposti gli immigrati, soprattutto quelli con la pelle più o meno scura, dagli arresti perfino di tranquilli nonnetti che vanno a prendere i nipotini a scuola, questi ultimi seguiti da solerti funzionari per individuare i « covi » nei quali si celano i « clandestini ».

Un mese fa il rapporto annuale di Amnesty International giudicava severamente l’atteggiamento della Francia nei confronti dei migranti tunisini, dei rifugiati, dei richiedenti asilo, dei Rom, sottolineando le « contraddizioni » fra le sue « grandi pretese in materia di diritti umani » e « i fatti ». Il presidente di Amnesty Francia, Francis Perrin, dichiarava « Sfortunatamente, nel 2011 come negli anni precedenti, la Francia mette l’accento sul controllo dell’immigrazione  piuttosto che sulla protezione dei diritti dei rifugiati, dei richiedenti asilo, dei migranti ».

Lo stesso Perrin lamentava « il ripiegamento su se stesso » del governo davanti all’arrivo dei migranti tunisini dall’inizio del 2011, sottolineando che « il trattato di Lisbona dell’Unione europea prevede meccanismi di solidarietà e di condivisione equa delle responsabilità nell’ambito del trattamento del flusso di migranti ». Un governo, quello ispirato dal presidente Sarkozy, che ha approvato definitivamente in maggio un progetto di legge sull’immigrazione che contribuisce, secondo Amnesty, « a rendere ancora più fragili i diritti dei rifugiati e dei migranti ».

I migranti tunisini che errano per le vie di Parigi sono centinaia, 500 secondo le associazioni che difendono i diritti dei sans-papiers, sopravvivono, o meglio sopravvivevano, in parte in uno square de la Villette (19° arrondissement) e in parte in una palestra dell’11° arrondissement, aiutati da un movimento di solidarietà spontaneo, composto in maggioranza da appartenenti alla comunità franco-tunisina. Fra questi ultimi Hedi, presidente di un collettivo di una cinquantina di persone, il Fronte di solidarietà con i sans-papiers, che riconosce che questi giovani migranti « rappresentano tutto cio’ che lui non ha potuto fare per il suo paese » e che, aiutandoli, fa la sua « rivoluzione per procura » per mostrare « a questa generazione rivoluzionaria tutta la riconoscenza della comunità franco-tunisina ».

Altri franco-tunisini accolgono illegalmente in casa loro una persona di famiglia, un amico, uno sconosciuto, come quello che ha trovato rifugio sul divano letto di un connazionale incontrato per caso nel metro, in un monolocale di 20 mc « in attesa di trovare un’altra soluzione ». Colui che lo ospita preferisce non dire il suo nome perché « rischia grosso », dato che « potrebbe avere problemi con i proprietari se venissero a sapere che alloggia un sans-papiers ».

Sara, venticinquenne avvocatessa in formazione franco-tunisina, fornisce ai migranti assistenza legale, battendosi con l’Ufficio francese di immigrazione e integrazione che offre ai « migranti di Lampedusa » 300 € per il ritorno al loro paese d’origine, informandoli dei loro pochissimi diritti, e dichiara « Potrebbero essere afghani, rom, maliani, sarebbe uguale. Per me è diventata la battaglia della dignità, nel cuore di Parigi »

Stamane, mercoledi 22 giugno, i ventuno tunisini che passavano la notte nel parco delle Buttes-Chaumont, dopo essere stati espulsi il 16 da un edificio della vicina rue Botzaris 36, adesso sorvegliato da una società di vigilanza privata, di proprietà del Rassemblement constitutionnel démocratique, il partito di Ben Ali’, che occupavano dal 31 maggio, sono stati arrestati da CRS che, secondo un testimone, hanno usato con loro un linguaggio che lui non usa « nemmeno con il suo cane ».

Giustiniano Rossi

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