Anche quest’anno, oltre 500 mila visitatori hanno percorso i viali del Parc Départemental de la Courneuve, luogo dello storico appuntamento con la Fête de l’Humanité, il quotidiano fondato nel lontano  1904 da Jean Jaurès, l’indimenticato pacifista socialista assassinato alla vigilia della I Guerra Mondiale. Partecipando a dibattiti e spettacoli che costituivano il nutrito programma della festa,  uomini e donne accorsi da ogni parte della Francia e del mondo esprimono la forza della speranza e il desiderio di emancipazione dei giovani e dei lavoratori. Creata nel 1930 da Marcel Cachin, direttore de L’Humanité dal 1918 al 1958,  la prima festa si svolge al parco Sacco e Vanzetti di Bezons (Val d’Oise). Interrotta durante l’occupazione, rinasce nel 1945 al Parc de Vincennes, dove accorrono 1 milione di visitatori ed approda definitivamente, dal 1999, al Parc Départemental de la Courneuve. Dal 1960 al 1971 la festa si svolge al Parc des Sports de La Courneuve e sabato 17 settembre 2011 sono stati ricordati i 40 anni dal primo concerto in quello stesso parco di Joan Baez, donna capace di accordare arte e politica senza che l’una faccia ombra all’altra. Nel 1971 Joan vi aveva interpretato la Ballata di Sacco e Vanzetti : « momenti indimenticabili » secondo un testimone, che aggiunge « questa donna, che non vuole dare lezioni, è un esempio ».

Era l’epoca dell’invasione americana del Vietnam e Joan era andata ad Hanoi per protestare contro quella sporca guerra ed esprimere la sua solidarietà al popolo vietnamita. Era convinta di dover praticare la disobbedienza civile quando la dignità dell’uomo viene calpestata e già a sedici anni era andata ad ascoltare una conferenza di Martin Luther King, che faceva appello al boicottaggio degli autobus dove si praticava la discriminazione razziale. Joan è presente in tutte le battaglie, oltre le frontiere e le barriere ideologiche, lotta contro l’apartheid negli Stati Uniti, per i diritti delle donne, contro la dittatura di Pinochet, sostiene la causa di Nelson Mandela, milita in Amnesty International dal 1972, è a Sarajevo assediata nel 1993, canta oggi a La Courneuve Blowing in the Wind, che il pubblico canta con lei perché il vento della rivoluzione torni a soffiare. La sua performance, sabato 17 settembre 2011, si conclude con il Déserteur di Boris Vian, intonato, senza musica, con l’immenso pubblico che sfida la pioggia battente per ascoltarla e cantare con lei.

Cassa di risonanza della vera democrazia, dei movimenti politici e culturali che dopo i paesi arabi investono ormai l’Europa e gli Stati Uniti, la festa è una grande manifestazione di solidarietà con i popoli in lotta, un ponte fra loro e quanti, qui da noi, si battono contro la precarizzazione del lavoro e la riduzione dei salari, contro la dittatura della finanza e il patto euro-plus, distruttore della sovranità popolare. La festa è l’immensa Puerta del Sol della solidarietà con i popoli che in Europa combattono gli avvoltoi della finanza, dalla Grecia alla Spagna, dall’Irlanda al Portogallo alla lontana Islanda per difendere i diritti, i servizi pubblici, i salari, le pensioni, il servizio sanitario, i beni comuni come l’acqua e l’energia, la democrazia stessa.

In piena crisi del capitalismo, la Festa lancia un appello agli Indignados della terra perché si uniscano, procedendo verso la costruzione di un altro mondo, di un’altra società, dove l’essere umano e la natura possano infine essere liberi dalla tirannia della legge del denaro, stimola il dibattito sui percorsi verso la necessaria rottura con il capitalismo, l’invenzione di una nuova società post-capitalista basata sulla condivisione, su una solidarietà che getti le basi di un comunismo delle nuove generazioni. La Festa accoglie coloro che si riconoscono nella diversità della sinistra sociale e politica, nell’ecologia politica, promuove il confronto di idee e progetti alternativi per battere la destra, per un nuovo progresso, ricco di fraternità, di energia creatrice, di energia militante.

Ogni anno, al Village du Monde il visitatore puo’ fare in tre giorni il giro del mondo delle lotte, delle culture, dei saperi e dei sapori. Oltre cento stand in rappresentanza di più di 80 paesi, fra i quali quelli che sono  teatro delle rivolte popolari che agitano il Nordafrica e il Medio Oriente, portano nei viali della festa un vento di collera, di speranza, di emancipazione dal sud del Mediterraneo agli Indignati d’Europa, da Puerta del Sol a Piazza Tahrir, dal viale Habib Bourghiba alla piazza Syntagma.

Nel Parc Départemental de La Courneuve convergono le lotte contro un capitalismo in crisi che stritola la gioventù, ne blocca l’avvenire, la sacrifica sull’altare del denaro nel nord come nel sud del mondo, vi emerge l’urgenza di costruire alternative al sistema capitalista sinonimo di disoccupazione, di devastazione sociale, di smantellamento dei diritti, di distruzione dei servizi pubblici, di riduzione dei già angusti spazi di democrazia, di mettere l’essere umano, non il profitto, al centro della politica. Mentre l’imperialismo continua a seminare morte nel mondo devastato dalle sue guerre, il village du monde dà la parola ai pacifisti, che rifiutano la guerra come risposta alle crisi dalla Libia alla Costa d’Avorio, dall’Afghanistan all’Irak alla Palestina, esprime la solidarietà con i giapponesi colpiti ancora una volta dalle conseguenze della follia nucleare, Fukushima dopo Hiroshima. Risuona l’appello di Marwan Barghouti che dal fondo della segreta israeliana dove è tenuto da anni chiama tutti a mobilitarsi per sostenere la domanda di adesione dello stato palestinese all’ONU, mentre in Israele i movimenti che emergono, sia pure con grandi difficoltà, da una società piena di contraddizioni, scuotono il governo ultrareazionario di Benyamin Netanyahou.

Guadeloupe, Cuba,  Venezuela, Bolivia, Vietnam,  Tunisia, Iran, Palestina … è impossibile parlare di tutti gli stand dove partiti ed associazioni esprimono l’impegno a lottare per un mondo migliore ma anche il desiderio di affermare la loro identità, l’identità di migranti ai quali l’Europa nega sempre più spesso i più elementari diritti, attraverso mille piatti preparati con infinita sapienza, attraverso le musiche, i canti e le danze che fanno ballare grandi e piccini, attraverso i prodotti dell’artigianato di paesi lontani eppure tanto vicini nell’immensa banlieue che circonda il Parco e dalla quale provengono buona parte dei visitatori.

Ed è forse proprio questo il segreto che spiega la vitalità di una festa, unica nel suo genere in Europa e nel mondo, che resiste rinnovandosi  da oltre 80 anni. In essa convergono da ogni angolo dell’Esagono i militanti del vecchio Partito Comunista Francese, combattenti di tutte le età delle lotte sindacali e politiche in Francia e « oltremare », perché è la loro festa, la loro occasione di ritrovarsi, di scambiare idee, esperienze e progetti, mangiare e bere insieme in un’inimitabile atmosfera di fratellanza e di gioia collettiva. E nello stesso tempo, dai ghetti della sterminata banlieue parigina dove, in qualche caso, il tasso di disoccupazione raggiunge e supera il 50%, dove l’unica risorsa per sopravvivere è la trasgressione di una legalità attenta a difendere i privilegi delle classi dominanti e fondata sulla tolleranza zero per le classi subalterne, centinaia di migliaia di giovani accorrono ai concerti, bevono avidi e talvolta senza misura il vino e la birra, ballano e cantano, infrangono le regole,  fino al mattino. Sono giovani spesso discriminati, malaimés come si dice qui, che solo in questa festa si sentono accolti ed apprezzati, solo in questa festa ritrovano il loro paese, la loro lingua d’origine, la loro cucina, le sonorità della loro tradizione.

Nello stand della neonata sezione parigina « Carlo e Nello Rosselli » dell’ANPI, condiviso con la gloriosa, storica associazione, presieduta da Philippe Giustinati, Les Garibaldiens e con l’altra associazione Ancêtres italiens, diretta da Marc Margarit, entrambi presenti ed attivi insieme ad Italo Stellon dell’INCA-CGIL di Parigi, i due Micheli, Micaela, Adolfo, le due Francesche,  Rambaldo, Enrico, Marta, Francesco, Irene, Luca, Renato, Lilia propongono la tradizionale bruschetta innaffiata da vino rosso del Veneto e accompagnano i visitatori lungo un itinerario fotografico che ripercorre la mappa delle lotte che hanno visto in Italia l’impegno di milioni di giovani e meno giovani dalla Val di Susa allo Stretto di Messina, da Vicenza a Pomigliano a tanti altri luoghi del conflitto sociale che agita la Penisola governata da una banda di malfattori presieduta da un maturo satiro pluriprocessato, se non ancora pluricondannato grazie alle leggi ad personam escogitate dagli Azzeccagarbugli al suo servizio, nel cui bagaglio culturale lo spazio maggiore viene occupato da barzellette di dubbio gusto. 

Accanto allo stand dell’ANPI, in un’ideale continuità di impegno politico e sociale delle forze di progresso che dentro e fuori d’Italia lottano per gli stessi obiettivi, negli stand del Circolo del PRC « Carlo Giuliani « e dell’omonima associazione, il primo esistente dal 1998 (come Circolo “25 aprile” fino al 2007) e la seconda dal 2008 a Parigi, Salvo, Leandro, Giustiniano e Marie-Claude, Annarosa e Lamine, Sebastiano, Fabio, Peppe, Marta, Lorenzo, Tonino, Nicholas e Virginie, Annamaria, Emmanuelle, Lidia, Valerio, Luca propongono pastasciutta « alla bolognese » e « al pomodoro » ma sempre rigorosamente al dente, vino rosso del Chianti fiorentino, grappa, limoncello e caffé, mentre un pittore calabrese proveniente da un villaggio appollaiato sul massiccio del Pollino a 2000 chilometri da Parigi, nel suo passato quindici anni di madonne ed altri soggetti disegnati col gesso sui marciapiedi di mezza Europa,  propone funghi e soprassata, formaggio pecorino e capocollo a visitatori che ritrovano sapori dimenticati e si fermano a parlare un dialetto che è stato quello dei loro genitori o dei loro nonni.

Ha accettato l’invito dei compagni di Parigi a partecipare alla Fête de l’Humanité 2011  Haidi Gaggio Giuliani, madre di Carlo, di cui il circolo e l’associazione portano il nome perché ha rappresentato e rappresenta la generazione che ha raccolto la bandiera rossa lasciata cadere da una sinistra ormai largamente integrata e l’ha risollevata anche a costo della vita nel tentativo di costruire un altro mondo, dove ciascuno possa dare il suo contributo in base alle sue capacità e  ricevere in cambio di che soddisfare i propri bisogni, almeno quello di un lavoro, di una casa, della scuola, dell’assistenza sanitaria, della pensione, in un quadro democratico non soltanto virtuale. Con Haidi i giovani presenti hanno dibattuto della situazione in Italia, delle analogie e delle differenze rispetto alla Francia ed all’Europa, delle incerte prospettive economiche e politiche e delle lotte in corso. Va anche sottolineato che Haidi, sebbene avesse una mano fasciata per una caduta proprio prima di partire da Genova, ha lavorato come ciascuno di noi nei tre giorni della festa, dodici ore buone ogni giorno.

Ma l’episodio che forse sintetizza meglio questa magnifica esperienza è la visita allo stand di un coro di compagni di Bristol, Inghilterra, che ha cantato con noi Bandiera rossa e Bellaciao, canzoni simbolo del movimento operaio e della sua storia, oltre che della lotta partigiana, con un entusiasmo insospettabile ed una perfetta conoscenza dei testi, dando un segno tangibile di quell’internazionalismo proletario che è la vera cifra di questa festa, come di quella della Die Linke a Berlino, alla quale abbiamo partecipato a giugno e di quella del KPÖ a Vienna, che ci ha ospitato il 3 e 4 settembre scorsi.

Arrivederci all’anno prossimo, compagni !

Giustiniano Rossi

Parigi, 22 settembre 2011

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