Il ministro degli Interni francese, Claude Guéant, ex braccio destro di Charles Pasqua negli anni 90 e di Nicolas Sarkozy dal 2002 in poi, affronta in questi giorni un « terribile sisma per la polizia nazionale », che potrebbe, addirittura, rimettere in discussione l’intera organizzazione della polizia giudiziaria. Il ministro ha annunciato la sua intenzione di « sospendere » il numero 2 della polizia giudiziaria di Lione, Michel Neyret, indagato per corruzione, associazione a delinquere, traffico di stupefacenti, sottrazione di beni e violazione del segreto professionale e detenuto nella prigione della Santé, a Parigi. L’inchiesta, che riguarda fra gli altri anche il responsabile della Brigata di ricerca e intervento (BRI) di Lione, il capo della polizia giudiziaria di Grénoble ed il suo sostituto costituisce, secondo Guéant « un affare rarissimo a questo livello di responsabilità e grado. E’ un vero trauma per la polizia nazionale » « Neyret  era considerato un grandissimo poliziotto, molto efficiente. La polizia nazionale soffre ma è estremamente esigente in materia di deontologia e tutti gli errori saranno sanzionati con rigore perché essa ha un compito, quello di far applicare la legge ».

Il ministro ha aggiunto che « I poliziotti frequentano, a causa del loro mestiere, i delinquenti, li osservano prima di arrestarli, possono avere dei contatti. (Ma) vi è un limite da non oltrepassare, quello della compromissione e non bisogna mai fare niente di illegale » « Il legislatore ha introdotto nel nostro bagaglio giuridico un certo numero di disposizioni che consentono di fare cose non del tutto normali, ma sempre sotto il controllo di un magistrato » « Le regole esistenti bastano. Questo triste affare è l’occasione di un richiamo, per l’insieme dei servizi, al rigore della deontologia poliziesca ». Il superpoliziotto, abiti di buon taglio ed arie da play-boy,  habitué di serate mondane al fianco di notabili lionesi e di apparizioni televisive, ammette di aver pagato degli informatori con della droga, che gli inquirenti sospettano abbia sottratto da quantitativi sequestrati. Neyret riconosce inoltre di essersi fatto offrire un viaggio sulla Costa Azzurra, dove sono state messe a sua disposizione auto di lusso,  e di aver fatto « un viaggio a Marrakech che sembra essergli stato offerto da Gilles Bénichou », sedicente attore legato agli ambienti della malavita lionese, arrestato ed indagato per corruzione di pubblico funzionario.

Non è la prima volta che scandali di questo genere toccano la polizia in generale e quella di Lione in particolare : all’inizio degli anni 70 la polizia giudiziaria della città era stata completamente smantellata dal ministro degli Interni dell’epoca, che aveva dato disposizioni perché smettesse di servirsi di informatori e di infiltrarsi negli ambienti malavitosi. Nel 1987 era toccato a Yves Jobic, capo delle unità di ricerca della prima divisione di polizia giudiziaria, ad essere accusato di estorsione, corruzione e prossenetismo. Malgrado decine di testimonianze di prostitute che lo accusavano, nessuna prova darà loro credito e Jobic verrà scagionato e indennizzato perché « vittima di incarcerazione abusiva e pregiudizio particolarmente anomalo e grave ». Nel 1996 il commissario Féval e l’ispettore Pentz avvertono un loro informatore, Roland Plégat, che gestisce un ristorante a Parigi, che è oggetto di un’inchiesta da parte dell’ufficio centrale per la repressione del traffico illecito nel quadro dello smantellamento di una rete internazionale, consentendogli di sfuggire alla sorveglianza alla quale era soggetto. Féval sarà condannato a 42 mesi, ma il Consiglio di Stato annullerà la procedura disciplinare a suo carico perché irregolare e il decreto di revoca dalla polizia sarà cancellato. Nel 2002, nel dipartimento Hauts-de-Seine, viene a galla che tre ufficiali della Brigate degli stupefacenti sottraevano droga sequestrata per remunerare degli informatori, mentre la polizia chiudeva un occhio.

Certo è singolare che un feroce moralizzatore come Claude Guéant,  seguace dei più severi precetti basati su law and order e tolerance zero, abituato all’uso ed all’abuso del repertorio della destra sul terreno della sicurezza,  sia costretto ad ammettere che quest’ultima è minacciata proprio da coloro che dovrebbero proteggerla. Il ministro era tristemente noto per essersela presa con tutt’altri bersagli, come quando aveva affermato che « a Marsiglia c’è una forte emigrazione dalle Comore, causa di molte violenze » o quando allertava contro « la delinquenza che coinvolge immigrati romeni » sostenendo che rappresentavano 1/10 dei delinquenti parigini e mirava a questi ultimi « proibendo la mendicità sugli Champs Elysées », dimostrando di preferire la lotta contro i poveri alla lotta contro la povertà. Del resto, non è solo il superpoliziotto Neyret ad avere problemi con la sua « vita di relazione » : anche il suo ministro ha dovuto tentare di spiegare, recentemente,  la natura dei suoi rapporti con tre noti intermediari – noi diremmo faccendieri – Robert Bourgi, Alexandre Djouhri e Ziad Takieddine – molto vicini al potere e sospettati di essere implicati in malversazioni finanziarie.

Parigi, 4 ottobre 2011

Giustiniano Rossi

 

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