La notizia dell’approvazione quasi unanime (un solo voto contrario) da parte dei deputati russi, martedi’ 4 ottobre alla Camera bassa, la Douma, di una legge che consente la condanna alla castrazione chimica dei pedofili colpevoli di reati sessuali su minori di 14 anni e la pena dell’ergastolo per i recidivi ha ravvivato, in Francia, un dibattito che sembrava chiuso. Secondo il rappresentante del presidente russo alla Douma, Garri Minkh, in futuro « un tribunale, su parere di una commissione di medici, potrà costringere l’autore di un reato sessuale su un minore di 14 anni ad una misura di castrazione chimica », mentre, secondo il deputato del partito ultramaggioritario « Russia unita » Oleg Morozov, l’adozione di questa legge è « la risposta della società all’aumento dei reati sessuali su minori » (circa 9500 nel 2010). A maggio di quest’anno, il presidente Dmitri Medvedev aveva proposto l’introduzione della castrazione chimica « su base volontaria ».

In Francia, tentando di sfruttare l’ondata di orrore conseguente all’assassinio di una giovane donna che faceva  jogging nel 2009, Michèle Alliot-Marie aveva proposto, quando era ministra della Giustizia, un progetto di legge che prevedeva la castrazione chimica per i reati sessuali. Era seguita una raffica di proteste da parte dell’opposizione, dei magistrati e degli psichiatri che avevano causato l’abbandono del progetto.  (Michèle Alliot-Marie, passata in seguito al ministero degli Esteri, si è dimessa il 27 febbraio 2011 – un mese dopo aver proposto, tre giorni prima della caduta del presidente tunisino Ben Ali, il savoir faire delle forze di sicurezza francesi per stroncare la rivoluzione tunisina – dopo le rivelazioni del Canard enchaîné, che avevano reso pubblico che la ministra aveva passato le vacanze di fine anno in Tunisia – indifferente a quanto avveniva nel paese – con il suo compagno e i suoi genitori, spostandosi con il jet di un uomo d’affari tunisino vicino a Ben Ali).

In Francia, i delinquenti sessuali che recidivano, rendendosi responsabili di un reato che implica la loro re-incarcerazione dopo l’uscita di prigione, rappresentano il 2% del totale. Nel 2007 Nicolas Sarkozy, dopo aver ricevuto con un grande battage pubblicitario il padre del piccolo Enis, vittima di un pedofilo,annunciava l’istituzione di un ospedale chiuso per i responsabili di aggressioni sessuali, dove i recidivi avrebbero subito un trattamento ormonale (la castrazione chimica), ma la relativa proposta di legge non è mai stata approvata dall’Assemblea nazionale. I paesi che autorizzano la castrazione chimica sono, oltre agli Stati Uniti, la Germania, la Danimarca, il Belgio, la Svezia, il Canada, la Norvegia e la Polonia ma perché il trattamento sia efficace occorre una psicoterapia del paziente. L’utilità del trattamento è dimostrata solo per coloro che sono vittime dei loro impulsi ma vi sono altre soluzioni possibili, come in Olanda, dove esistono luoghi e numeri di telefono ai quali ci si puo’ rivolgere per far fronte a tentazioni perverse.

Sempre in Francia, i primi risultati di uno studio condotto sull’argomento su 48 « pazienti » saranno disponibili fra tre anni. Secondo quanto dichiarato dal ministro della Giustizia, Michel Mercier, « i candidati (al trattamento) saranno ex detenuti, principalmente pedofili che sono stati condannati per infrazioni sessuali e per i quali il trattamento psicologico non ha funzionato. Aldifuori del carcere, queste persone, soggette ad un trattamento socio-giudiziario con obbligo di cura, dovranno aver ricevuto un’informazione orale e scritta prima di aderire volontariamente allo studio. Nel corso di quest’ultimo i delinquenti non saranno dispensati da controlli giudiziari ». Questo studio viene svolto sotto il controllo di un comitato etico ed è doppiamente cieco (né il delinquente né il medico sapranno quale farmaco viene testato). Potrà concludersi con l’autorizzazione a immettere sul mercato un trattamento contro le recidive nei reati sessuali. Anche se già attualmente alcuni medici vi fanno ricorso, cio’ avviene a loro rischio e pericolo, aldifuori di un quadro regolamentare ed il trattamento è associato ad una psicoterapia.

In Italia, nel 2004 un coro di no da parte di psicologi, criminologi ed associazioni anti-pedofilia aveva bloccato il progetto di legge sulla castrazione chimica proposto dal ministro Roberto Calderoli, medico chirurgo leghista, specialista in chirurgia maxillo-facciale, che nel 2002 aveva preconizzato la castrazione penale degli autori di reati sessuali con un colpo di forbici non sterilizzate, strumento che  l’attuale ministro per la Semplificazione Normativa nel governo Berlusconi consigliava alle italiane di tenere nella borsetta per « difendersi dalle aggressioni bestiali degli immigrati ».

Parigi, 5 ottobre 2011

Giustiniano Rossi

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