La colonizzazione francese dell’Algeria comincio’ nel giugno 1830, quando la soldatesca francese sbarco’ a Sidi-Ferruch nella regione di Algeri. Dopo la capitolazione del Dey di Algeri il 5 luglio 1830, la « pacificazione » del paese fu ottenuta al prezzo delle « razzie » sistematicamente effettuate dal generale Lamoricière e dell’applicazione di una politica della « terra bruciata » da parte del maresciallo Bugeaud. La prima fase della conquista, chiamata « pacificazione », si concluse nel 1857 dopo la « pulizia della Kabylia ».

Nel periodo che va dal 1830 al 1871, la Francia si lancio’ nella politica genocida marcata da crimini di guerra e crimini contro l’umanità gli uni più orribili degli altri. Nella notte dal 6 al 7 aprile 1832 la tribù degli Ouffia fu sterminata presso El-Harrach (Maison-Carrée) dal governo del duca di Rovigo. Pellissier de Reynaud affermava allora : « Tutto quanto viveva fu votato alla morte ; tutto quanto poteva esser preso fu portato via, non fu fatta nessuna distinzione di età o di sesso. Tuttavia, l’umanità di un piccolo numero di ufficiali salvo’ alcune donne e alcuni bambini. Tornando da questa funesta spedizione, molti dei nostri cavalieri portavano in cima alle loro lance delle teste ed una di esse fu servita, si dice, ad un orribile festino. » (1)

In seguito, l’assassinio di intere tribù si ripeté in parecchie occasioni. Nel 1844 il generale Cavaignac « affumico ‘ » la tribù degli Sbéah per ottenerne la resa. Descrivendo questa « operazione », il generale Canrobert scriveva : « Fu minato l’ingresso della grotta e vi furono accumulate fascine di sterpaglia. La sera fu dato fuoco. L’indomani alcuni Sbéah si presentarono alle nostre postazioni avanzate, all’ingresso della grotta. I loro compagni, le donne e i bambini erano morti. » (2)

Nel 1845, nel Dahra, davanti alle difficoltà di reprimere un’insurrezione guidata da un giovane capo marabù soprannominato Boumaza, il colonnello Pélissier decise di « affumicare » l’Ouled Riah. A centinaia si erano trincerati nelle grotte delle montagne. Grandi fuochi furono accesi ed alimentati davanti all’uscita delle grotte. Lungi dall’essere un atto isolato, la « affumicatura » degli Ouled Riah fu incoraggiata dal governatore generale dell’Algeria, maresciallo Bugeaud, che ordino’ al colonnello Pélissier di impiegare questo metodo l’11 giugno 1845 : « Se questi furfanti si ritirano nelle loro caverne, imitate Cavaignac con gli Sbéah. Affumicateli a oltranza come delle volpi ». (3)

Qualche settimana dopo la « affumicatura » degli Ouled Riah, il colonnello di Saint-Arnaud fece murare altri membri della tribù degli Sbéah : « Allora faccio tappare ermeticamente tutte le uscite e creo un vasto cimitero. La terra coprirà per sempre i cadaveri di questi fanatici. Nessuno è sceso nelle caverne : nessuno…oltre a me sa che ci sono là sotto cinquecento briganti che non sgozzeranno più i francesi. Un rapporto confidenziale ha detto tutto semplicemente al maresciallo, senza terribile poesia né immagini » (4)

Oltre a questi molteplici crimini contro l’umanità, le corrispondenze e le memorie dei protagonisti della conquista abbondano di testimonianze che attestano velleità genocide dei conquistatori ed il carattere sistematico dell’impresa sterminatrice. La caccia all’uomo fu il titolo dell’opera del Conte d’Hérisson (5). Nelle sue Lettere, il tenente-colonnello de Montagnac evocava chiaramente il suo progetto sterminatore : « Ho fatto sapere a tutti i buoni militari che ho l’onore di comandare che, se capita loro di portarmi un arabo vivo, riceveranno un fracco di piattonate. » (6) Di fronte alla resistenza algerina, l’annientamento e la deportazione erano le soluzioni proposte da Montagnac : « Ecco, mio buon amico, come si deve fare la guerra agli arabi : uccidere tutti gli uomini fino all’età di quindici anni, prendere tutte le donne e i bambini, caricarne dei bastimenti, mandarli alle isole Marchesi o altrove ; in una parola finirla, annientare tutti quelli che non strisceranno ai nostri piedi come cani… » (7)

Governatore generale dell’Algeria e alla testa del corpo di spedizione, Bugeaud giustifico’ tutte le esazioni commesse dalle truppe francesi. Nel 1842 affermava : « Non ci sono altri mezzi per colpire e sottomettere questo popolo straordinario. » (8) Parlando della guerra di sterminio condotta in Algeria dall’esercito francese, il colonnello de Saint-Arnaud affermava : « Ecco la guerra d’Africa : si diventa a nostra volta fanatici e questo degenera in una guerra di sterminio. » (9) Queste citazioni dei principali protagonisti della conquista dell’Algeria illustrano i progetti genocidi delle autorità coloniali francesi.

I militari francesi erano lontani dall’essere i soli partigiani di questa conquista genocida dell’Algeria. Medico ad Algeri, il dottor Bodichon esprimeva le stesse velleità sterminatrici in un articolo pubblicato nel 1841 : « Senza violare le leggi della morale, potremo combattere i nostri nemici africani con la polvere, il ferro e la fame, le divisioni intestine, la guerra con l’acquavite, la corruzione e la disorganizzazione […] senza versare sangue potremo, ogni anno, decimarli concentrandoci sui loro mezzi di sostentamento. » (10)

Intellettuali rinomati e rispettati, appartenenti a diverse correnti, anche opposte, di pensiero, si entusiasmvaano per la colonizzazione ed arrivavano a giustificare « filosoficamente » crimini e massacri. Un pensatore « liberale » come Alexis de Tocqueville scriveva nel 1841 : « Ho spesso sentito in Francia uomini che rispetto, ma che non approvo, trovare che fosse male bruciare messi, vuotare granai e catturare uomini, donne e bambini senz’armi. Si tratta, secondo me, di necessità sgradevoli, ma alle quali dovranno adattarsi tutti i popoli che vorranno fare la guerra agli arabi. » L’autore di Della democrazia in America aggiungeva : « Credo che il diritto di guerra ci autorizzi a devastare il paese e che dobbiamo farlo sia distruggendo le messi all’epoca del raccolto che in ogni momento facendo delle incursioni rapide che si chiamano razzie ed hanno lo scopo di impadronirsi degli uomini e delle greggi. » (11)

Difensore del diritto e degli umili, Victor Hugo non esprimeva minore, straripante fervore coloniale. Nel suo diario, Cose viste, Hugo riportava una discussione che aveva avuto nel gennaio 1841 con il generale Bugeaud. Di fronte alla mancanza di entusiasmo coloniale di Bugeaud, Hugo spiegava : « Credo che la nostra nuova conquista sia cosa felice e grande. E’ la civiltà che avanza sulla barbarie. E’ un popolo illuminato che va a trovare un popolo nella notte. Siamo i Greci del mondo, sta a noi illuminare il mondo. La nostra missione si compie, canto solo Osanna. Pensate, diversamente da me, che tutto sia semplice. Parlate da soldato, da uomo d’azione. Io parlo da filosofo e da pensatore. » (12)

Un pensatore rivoluzionario come Friedrich Engels si mostrava anche lui favorevole alla conquista dell’Algeria da parte degli eserciti francesi, anche se ne criticava gli « eccessi ». Nel gennaio 1848 scriveva a proposito della conquista genocida dell’Algeria : « E’ una fortuna che questo capo arabo [Abd el Kader] sia stato catturato. La lotta dei beduini era senza speranza e sebbene la maniera brutale dei soldati come Bugeaud di fare la guerra sia da biasimare, la conquista dell’Algeria è un fatto importante e favorevole al progresso della civiltà[…]. E la conquista dell’Algeria ha già obbligato i bey di Tunisi e Tripoli e perfino l’imperatore del Marocco a prendere la via della civiltà[…] Il borghese moderno con la sua civiltà, la sua industria, il suo ordine e le relative « luci » è preferibile al signore feudale o al ladro razziatore ed alla società barbara alla quale appartengono. » (13)

Le posizioni di questi diversi protagonisti – militari francesi, pensatori liberali o rivoluzionari – mostrano l’entusiasmo quasi unanime che suscitavano le conquiste coloniali in seno alle opinioni pubbliche europee in generale ed alla popolazione francese in particolare. I crimini più orribili erano accettati, perfino sostenuti e giustificati, perché i colonizzati non erano considerati come veri esseri umani ma come una sotto-umanità completamente a parte. Nel migliore dei casi questa sotto-umanità doveva essere « civilizzata » per avere « l’onore » di essere issata, in un futuro improbabile, al livello dell’umanità occidentale. Per i colonizzati, gli europei facevano una regola dell’inumanità, che divideva gli Uomini in due categorie : gli occidentali/umani e gli altri/infra-umani.

A livello demografico, la conquista genocida condotta dalle truppe francesi provoco’ un calo importante della popolazione algerina. In alcuni anni il popolo algerino fu veramente decimato. Prima della conquista francese del 1830, l’Algeria contava sul suo territorio fra 3 e 5 milioni di abitanti. La popolazione algerina ha conosciuto un arretramento demografico quasi costante durante il periodo della conquista fino al punto più basso nel 1872. Il periodo della conquista dell’Algeria (1830-1871) fu segnato da tre grandi fasi demografiche di evoluzione della popolazione algerina. Dal 1830 al 1856 la popolazione algerina precipito’ da circa 3 – 5 milioni di abitanti a circa 2,3 milioni. Risali’ in seguito a 2,7 milioni nel 1861 prima di conoscere il più brutale tonfo nel 1872 a 2,1 milioni di abitanti. La popolazione algerina ritrovo’ il suo livello di circa 3 milioni di persone solo nel 1890 (14).

Basandoci su queste cifre possiamo dire che l’Algeria ha perduto fra il 30 e il 58% della sua popolazione nel corso dei primi quarantadue anni (1830-1872) della colonizzazione francese. Perdite umane di tali dimensioni, volontariamente provocate da un’autorità politica responsabile, possono essere qualificate solo con il termine di genocidio (15).

Durante la prima fase della conquista, dal 1830 al 1856, la decrescita demografica della popolazione algerina si spiega con l’estrema violenza dei metodi impiegati dall’esercito francese. I massacri di massa, le « affumicature » ed altri procedimenti genocidi decimarono la popolazione algerina. Inoltre la politica della « terra bruciata » decisa da Bugeaud ebbe effetti devastanti sugli equilibri socio-economici ed alimentari dell’Algeria. Provoco’ carestie e favori’ lo sviluppo di epidemie che permisero di accelerare il processo di conquista del paese e di applicare una politica di sradicamento del popolo algerino.

Dopo un periodo di calo di intensità della violenza in seguito alla fine della prima fase della conquista nel 1857, il periodo 1866-1872 vide di nuovo la popolazione algerina crollare sotto i colpi della politica coloniale francese. Dal 1866 al 1872 – a causa dello sviluppo di un’epidemia di colera nel 1867, di tifo e di vaiolo dal 1869 al 1872 e della carestia nel 1868, della repressione dell’esercito francese dopo la grande rivolta del 1871 e di un terremoto – la popolazione algerina diminui’ di più di 500.000 unità. La carestia del 1868 avrebbe provocato la morte di 300.000 – 500.000 algerini mentre la repressione della rivolta del 1871 avrebbe causato la morte di circa 300.000 persone. Studiando questo periodo, Djilali Sarri stima che un milione di algerini sarebbero morti fra il 1866 e il 1872. Parla di un « disastro demografico » vero e proprio (16).

Nel 1880 il declino demografico della popolazione algerina era tale che, in uno studio intitolato La demografia figurata dell’Algeria (17), il dottor René Ricoux, che dirigeva i lavori di statistica demografica e medica dell’Ufficio di statistica del governo generale dell’Algeria, prevedeva la sparizione degli algerini. Secondo lui, i berberi e gli arabi, « razze inferiori » e soprattutto « razze degenerate », dovevano tendere « a sparire in modo regolare e rapido » (18).

Studiando l’evoluzione demografica della popolazione algerina dall’invasione francese del 1830, il dottor Ricoux spiegava: “Al nostro arrivo, nel 1830, la popolazione indigena stimata era di tre milioni di abitanti. I due ultimi censimenti ufficiali, più o meno regolari, danno 2.652.072 nel 1866 e 2.125.051 nel 1872; il calo in 42 anni è stato di 874.949 abitanti, cioé una media di 20.000 decessi all’anno. Durante il periodo 1866-1872, con il tifo, la carestia, l’insurrezione, la diminuzione è stata ben più spaventosa: in sei anni vi è stata la scomparsa di 527.021 indigeni : non è una media di 20.000 ma di 87.000 decessi all’anno ! » (19). Riguardo a queste cifre il dottor Ricoux affermava che « un calo cosi’ considerevole (possiamo aggiungere che si riproduce regolarmente ogni anno) basta a dimostrare […] che gli indigeni […] sono minacciati da una scomparsa inevitabile, prossima. » (20).

Le apocalittiche previsioni del dottor Ricoux non si realizzarono ma esprimevano chiaramente il « disastro demografico » che colpi’ la popolazione algerina dall’inizio della conquista francese nel 1830. Perfino partigiani accaniti della dominazione francese, come il dottor Ricoux, riconoscevano le drammatiche conseguenze della colonizzazione per il popolo algerino, votato a sparire, come gli Amerindi o i primi abitanti della Tasmania.

L’oppressione del popolo algerino non cesso’ dopo il periodo della conquista (1830-1871). Si perpetuo’ in altre forme grazie ad una politica di distruzione dell’identità culturale e civile del popolo algerino. In seguito alla conquista genocida, la Francia applico’ una politica etnocida che mirava a far sparire l’insieme dei caratteri sociali e culturali del popolo algerino investendo anzitutto l’islam e la lingua araba, che fu dichiarata lingua straniera nel suo paese. Le strutture di insegnamento prevalente prima della colonizzazione, le moschee ed altri luoghi di culto musulmano furono largamente distrutti.

I massacri di massa ripresero all’indomani della guerra 1939-1945 per lottare contro il movimento nazionale algerino che voleva liberare l’Algeria dal giogo coloniale francese. I massacri del maggio 1945 nella regione di Costantina fecero migliaia di vittime. Dopo lo scoppio della rivoluzione algerina, nel novembre 1954, i massacri di massa perpetrati dalle truppe francesi presero nuovo slancio. Massacri, stupri collettivi, torture sistematiche o internamento di popolazioni civili in campi di « raggruppamento », la repressione francese fu, per quasi otto anni, (1954-1962), una serie di crimini di guerra e di crimini contro l’umanità. Nella sua lettera di dimissioni indirizzata a Robert Lacoste, ministro residente in Algeria, il segretario generale della polizia di Algeri, l’ex resistente Paul Teitgen, che era stato torturato dalla Gestapo, non esito’ a paragonare l’azione dei militari francesi a quella della polizia segreta del Terzo Reich (21).

Secondo lo storico Mostafa Lacheraf, centotrentadue anni di colonizzazione francese in Algeria (1830-1962) avranno provocato in totale 6 milioni di morti algerini (22).

Lungi dall’interrogarsi sulla sua storia coloniale, l’atteggiamento della Francia ufficiale quanto al suo passato genocida in Algeria resta negazionista. Per essa la colonizzazione dell’Algeria è vista sempre favorevolmente, malgrado i lavori che testimoniano dei crimini di guerra e dei crimini contro l’umanità che sono stati perpetrati durante i centotrentadue anni di occupazione francese del suolo algerino.

La legge del 23 febbraio 2005 « riconoscenza della Nazione e contributo nazionale a favore dei francesi rimpatriati » ha inciso nel marmo questa visione revisionista della storia della colonizzazione francese. Presentato dall’UMP, il progetto di legge originale era stato discusso dall’Assemblea nazionale l’11 giugno 2004 senza particolare opposizione della sinistra parlamentare. In occasione della discussione del testo al Senato, il 16 dicembre 2004, nessuna obiezione venne sollevata e ilgruppo socialista voto’ a favore, con la destra. Il testo venne definitivamente adottato il 10 febbraio 2005 e la legge promulgata il 23 febbraio 2005.

L’articolo 4 comma 2 di questa legge prevedeva che i « programmi scolastici riconoscessero il ruolo positivo della presenza francese oltremare, in particolare in Africa del nord e accordassero alla storia e ai sacrifici dei combattenti dell’esercito francese di questi territori il posto eminente al quale hanno diritto ». Tuttavia, dopo molte proteste, il Consiglio costituzionale ha constatato il carattere del comma 2 dell’articolo 4 e permesso la sua soppressione con semplice decreto.

La soppressione dell’articolo 4 comma 2 ha consentito di passare sotto silenzio gli altri articoli della legge del 23 febbraio 2005, altrettanto inscritti in una propsettiva revisionista. Per esempio, l’articolo  1 stipula che « la Nazione esprima la sua riconoscenza alle donne e agli uomini che hanno partecipato all’opera compiuta dalla Francia negli ex dipartimenti francesi d’Algeria, Marocco, Tunisia e Indocina e nei territori posti precedentementi sotto la sovranità francese ».

Di quale « opera » parla questa legge ? Delle « affumicature », degli stupri collettivi, delle torture e di altri massacri di massa ? Di quali crimini di guerra e di quali crimini contro l’umanità fa l’apologia la legge del 23 febbraio 2005 ? Dell’etnocidio mirante a distruggere la cultura arabo-musulmana in Algeria ? Chi sono queste donne e questi uomini ai quali la nazione francese esprime « la sua riconoscenza » per « l’opera compiuta » ? Bugeaud, Saint-Arnaud, Montagnac, d’Hérisson o Cavaignac ? Bodichon, Tocqueville o Lavigerie ? Naegelen, Soustelle, Lacoste, Massu, Salan o Bigeard ? Tutti questi uomini non hanno fatto che pianificare, ordinare, giustificare e commettere crimini di guerra e crimini contro l’umanità che sarebbero riconosciuti come tali se la Francia ufficiale riconoscesse gli Algerini come veri essere umani.

In effetti, se i crimini di Hitler sono pienamente riconosciuti come tali dalla Francia ufficiale è soprattutto perché le sue vittime sono considerate come appartenenti con pieno diritto all’umanità. Come l’insieme dei popoli non occidentali, gli algerini non hanno questo privilegio. Come durante il periodo coloniale, la Francia ufficiale continua a trattare gli algerini e l’insieme dei non-occidentali come dei sotto-uomini. Il negazionismo della Francia ufficiale quanto alla sua storia coloniale ci risorda quello che Aimé Césaire denunciava già all’indomani della guerra 1939-1945 nel Discorso sul colonialismo. Secondo lui, gli occidentali non rimproverano a Hitler « il crimine in sé, il crimine contro l’uomo, » « l’umiliazione dell’uomo in sé, » ma « il crimine contro l’uomo bianco », cioé « di aver applicato all’Europa procedimenti coloniali applicati fino ad allora solo agli arabi d’Algeria, ai coolies dell’India e ai negri d’Africa » (23).

In una Francia postcoloniale strutturata dal razzismo, solo i crimini di massa contro l’uomo bianco possono essere pienamente riconosciuti come crimini contro l’umanità, poiché gli attributi dell’umanità non sono interamente riconosciuti ai non-occidentali.

Note  :

(1) Julien Charles-André, Histoire de l’Algérie contemporaine. La conquête et les débuts de la colonisation (1827-1871), Paris, P.U.F, 2 édition, 1979, page 92. Cf. Sellam Sadek, « Conquête de l’Algérie : crimes de guerre et crimes contre l’humanité », in. Parler des camps, penser les génocides, Paris, Albin Michel, 1999
(2) Ibid., page 320
(3) Nouschi André, Prenant André, Lacoste Yves, Algérie, passé et présent, Paris, Ed. Sociales, 1960, page 305
(4) Julien Charles-André, Histoire de l’Algérie contemporaine. La conquête et les débuts de la colonisation (1827-1871), op. cit., page 321
(5) Comte d’Hérisson, La chasse à l’homme, Paris, Ed. Paul Ollendorf, 1866
(6) Colonel de Montagnac, Lettres d’un soldat, Paris, 1885
(7) Ibid.
(8) Maréchal Bugeaud, « A propos de la destruction des villages et des récoltes opérées chez les Béni Menaçer » (Lettre au Maréchal Soult, avril 1842)
(9) Saint-Arnaud, « Lettre du 28 mars 1843 », in Lettres du Maréchal Saint-Arnaud, Cf. Le Cour Grandmaison Olivier, Coloniser exterminer, Sur la guerre et l’Etat colonial, Paris Ed. Fayard, 2005, page 190
(10) Cf. Kateb Kamel, Européens, « indigènes » et juifs en Algérie (1830-1962), Paris, Ined/PUF, 2001, page 40
(11) de Tocqueville Alexis, « Travail sur l’Algérie », 1841. in Œuvres complètes, Paris, Gallimard, « Bibliothèque de la Pléiade », 1991, pages 704 et 705
(12) Hugo Victor, Choses vues, Paris, Ed. Gallimard, Folio Classique, 1972, page 168
(13) Engels Friedrich, Northern Star, 22 janvier 1848.
(14) Cf. Kateb Kamel, Européens, « indigènes » et juifs en Algérie (1830-1962), op. cit.
(15) Anche se non si tratta di paragonare i crimini di massa fra loro, durante la guerra 1939-1945 i nazisti sterminarono circa il 46% della popolazione ebraica europea (circa 5,1 milioni su una popolazione di 11 milioni) e 33% della popolazione tzigana (circa 250.000 su una popolazione di 750.000).
(16) Kateb Kamel, Européens, « indigènes » et juifs en Algérie (1830-1962), op. cit., page 30
(17) Ricoux René, La démographie figurée de l’Algérie, Paris, Ed. Masson, 1880
(18) Ibid., page 260
(19) Ibid.
(20) Ibid., page 261
(21) Cf. Teitgen Paul, « Lettre de démission à Pierre Lacoste ministre résident en Algérie », 24 mars 1957. Publiée dans le journal Le Monde le 1ier octobre 1960.
(22) Cf. Lacheraf Mostefa, L’Algérie : Nation et Société, Alger, Ed. Casabah, 2004
(23) Césaire Aimé, Discours sur le colonialisme, Paris, Présence Africaine, 2004, page 14

 

Di Youssef Girard – International Solidarity Movement

26 dicembre 2011

Tradotto dal francese da Giustiniano Rossi

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