In Francia, la campagna per le elezioni presidenziali di aprile è ormai in pieno svolgimento e Nicolas Sarkozy, anche se non è ancora ufficialmente candidato alla successione di sé stesso, non è secondo a nessuno nel tentativo di sfruttare tutte le opportunità che gli si offrono per risalire una china che lo aveva visto, ancora pochi mesi fa, crollare nell’indice di gradimento dei suoi connazionali. Dopo l’exploit nella guerra di Libia, che gli ha conquistato il plauso di un vasto arco di forze, da sinistra a destra, l’omaggio ostentato a Giovanno d’Arco per sottrarre consensi ai neofascisti del Front National, perfino la proposta di utilizzare le buonuscite del personale di un’azienda in liquidazione per costituire una cooperativa senza futuro e l’impegno ad introdurre l’IVA sociale (leggi ridurre il cuneo fiscale a spese dei consumatori), l’ex sindaco di Neuilly-sur-Seine ha scoperto di essere favorevole all’introduzione di una Tassa sulle Transazioni Finanziarie (TTF). Sabato 31 dicembre 2011, rivolgendo ai francesi gli auguri per il nuovo anno, Sarkozy ha parlato dell’introduzione di una nuova tassa, ispirata alla Tobin tax, come di una delle ultime (last not least) riforme del suo mandato presidenziale.

I passaggi realizzati da questa tassa sono molteplici quanto sorprendenti, se si considera che essa si deve ad un economista liberale americano, James Tobin, premio Nobel dell’economia 1981, che  propose nell’ormai lontano 1972 di tassare fra lo 0,05 e lo 0,2% le transazioni finanziarie per « mettere qualche granello di sabbia negli ingranaggi della finanza internazionale », è stata una bandiera dei altermondialisti della Associazione per la Tassazione delle Transazioni finanziarie e per l’Azione Civile, ATTAC, dalla fine degli anni 90, è stata fatta propria dai socialisti europei e viene oggi propugnata da governi ultraliberali come quello di Nicolas Sarkozy, Angela Merkel e Mario Monti. Nel 1984 una tassa sulle transazioni finanziarie (0,5%) viene applicata in Svezia prima sulle azioni ed in seguito anche sulle obbligazioni, ma provoca una fuga dei capitali verso le borse di Londra e di New York e viene  abbandonata nel 1990. Nel 1994, Mitterrand la rilancia al summit sociale di Copenhagen e se ne parla nel 1995 al G7 di Halifax, anno in cui figura nel programma di Lionel Jospin alle presidenziali vinte da Jacques Chirac.

Nel numero di dicembre 1997 di Le Monde Diplomatique, la tassa viene descritta come una « esigenza democratica minima », la sua applicazione « rovinerebbe il credo liberale di quanti non cessano di evocare l’assenza di soluzioni di ricambio al sistema attuale », anche allo 0,1% darebbe un gettito colossale per « sradicare l’estrema povertà entro l’inizio del secolo ». Nasce ATTAC, nel 2001 c’è il summit di Genova e l’assassinio di Carlo Giuliani ma Tobin si smarca dagli altermondialisti sottolineando che lui, un « partigiano del libero commercio »« non ha nulla in comune » con loro. Jospin vince le elezioni nel 1997 ma all’introduzione della tassa si oppone il suo ministro delle Finanze Dominique Strauss-Kahn, nel 1999 Sarkozy dichiara, in una faccia a faccia televisivo con François Hollande,  che se la tassa sarà introdotta in Francia « la si pagherà con altre decine di migliaia di disoccupati », Chirac vince le presidenziali nel 2002. Nel 2008 c’è fallimento di Lehman Brothers e l’inizio della crisi dei « subprimes », nel novembre 2009 il primo ministro inglese Gordon Brown si dice favorevole alla tassa, ma Dominique Strauss-Kahn, divenuto nel frattempo direttore del FMI (accusato di stupro,perderà il posto nel maggio 2011), vi si oppone, insieme agli USA e ai mercati finanziari.

Nel giugno 2011, il contagio della crisi greca spinge la Commissione europea a proporre l’introduzione della tassa a partire dal 2014, in agosto 2011 Sarkozy e la cancelliera tedesca Angela Merkel annunciano un’iniziativa in proposito, in novembre, in occasione del G20 a Cannes, Sarkozy dichiara che « Una tassa sulle transazioni finanziarie è tecnicamente possibile, finanziariamente indispensabile, moralmente inevitabile ». Nelle altre capitali europee la reazione è freddina, in Francia Jacques Delpla, membro del Consiglio di Analisi Economica (CAE) dice che « con questa tassazione lo stato non si tira una palla in un piede ma direttamente in testa » e aggiunge « sarebbe una catastrofe per il debito francese perché toccherebbe le azioni ma soprattutto le obbligazioni, che sono i titoli più scambiati. Nel momento il cui il paese lotta per mantenere la sua tripla A sarebbe un segnale catastrofico », i socialisti sono scettici e il portavoce di François Hollande dichiara « Se la farà, la sosterro’, ma bisognerebbe invertire le cose e dire che è divertente che Nicolas Sarkozy sia adesso sulle posizioni di ATTAC dieci anni fa ».

Che si tratti semplicemente dell’estremo tentativo di un presidente in crisi di credibilità di tirare via il tappeto da sotto i piedi del suo sfidante, François Hollande ?

Giustiniano Rossi

Parigi, 7 gennaio 2012

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