berlusconi-ferito22no-b-day21Al governo del pretesto e del voto di fiducia non pare vero d’aver trovato nelle robuste braccia e ottima mira del non tanto equilibrato Massimo Tartaglia lo Zaniboni o il Lucetti dell’attentato al proprio duce. Occasione meravigliosa. I fautori dell’aggressione, per non guardare nelle falle d’una tanto ostentata sicurezza, stanno da giorni cercando prove di chissà quali piani sovversivi di terroristi e Volanti rosse. Ma anche i fautori dell’intrigo autolesionistico ipotizzano una montatura dei berluscones che avrebbero sacrificato il faccino del proprio capo per risollevarne una caduta di popolarità. Lontani da entrambe le tesi, pensiamo che quell’azione violenta scaturisca dalle patologie del Tartaglia ma possa essere in assoluta sintonia con la società del delirio e dell’impotenza, dell’esaltazione del beau geste reso celebre dai media e dalle sue trasmissioni malate, esaltatrici dell’eccesso e dell’individualismo sguaiato. E se Di Pietro, nel suo irruento realismo che dribbla ogni delicatezza diplomatica, ribadisce come parole e fatti che da anni Berlusconi lancia sugli avversari politici siano essi stessi corpi contundenti, la violenza verbale e teorica di caporali e uffizialetti del berlusconismo preparano il terreno per amati repulisti.

Fabrizio Cicchitto, già piduista craxiano poi azzurro da sempre fan dell’autoritarismo, ha scimmiottato nell’aula di Montecitorio le minacce mussoliniane stilando liste di proscrizione nei confronti della componente che insieme a piazza, Costituzione e Magistratura più disturba l’attuale governo: la libera stampa. Un altro perfetto esecutore dei voleri del premier, il leghista Ministro degli Interni Roberto Maroni, si prepara a portare in Parlamento l’ennesimo decreto legislativo per limitare cortei e manifestazioni di protesta e censurare la libera informazione presente sul web. Una maggioranza populista e securitaria, che ha trasformato in legge princìpi di xenofobìa e razzismo, cavalca ogni episodio per incrementare l’impostazione reazionaria della vita politica nazionale. L’altra metà d’Italia che non ci sta è orfana di guida: sempre timoroso, compiacente e buonista il Partito Democratico il cui problema non è il segretario bensì linea e alternativa da attuare. Inconsistente la nicchia autoreferenziale (Rifondazione, Sinistra e Libertà, Verdi) che ai disastri del bertinottismo aggiunge la strafottenza dei propri vecchi e nuovi camaleonti assolutamente refrattari alla dipartita politica.

Le centinaia di migliaia nel cammino in viola per le strade di Roma hanno mostrato a gran voce che un’altra Italia c’è.Gli manca solo una credibile e capace classe dirigente.

Enrico Campofreda

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