Domani, 3 ottobre, manifestazioni a sostegno della libertà di stampa si svolgeranno a Roma, Milano, Torino ed in altre altre città italiane, ma anche a Berlino, Londra, Barcellona, Bruxelles e qui a Parigi, dove l’appello per la libertà di stampa lanciato da tre giuristi italiani é stato firmato – fra gli altri - da Christophe Barbier (L’Express), Jean Daniel e Eric Fottorino (Le Monde), Laurent Joffrin (Libération), Denis Olivennes (Nouvel Obs). Quanti sostengono la libertà di stampa e, più in generale, la libertà di espressione, faranno una “ronda” davanti alla Mairie del 13° arrondissement perché i cittadini – italiani o francesi – abbiano la sicurezza di essere informati, una ronda ben diversa da quelle che si aggirano per alcune città italiane a caccia di stranieri, di “diversi”, di capri espiatori da offrire in pasto ad un’opinione pubblica sempre più preoccupata, insicura, disorientata.

Cio’ che avviene oggi in Italia é grave: l’esecutivo é guidato da un tycoon della televisione, che possiede tre canali televisivi nazionali e controlla la televisione pubblica, un uomo sulla cui ascesa – coronata negli anni 80 dalla complicità interessata del Partito Socialista di Craxi e compari – plana l’ombra della mafia, di ambienti della finanza nera vicini ai Marcinkus, ai Sindona ed ai Calvi, della massoneria di Licio Gelli che lo contava fra i suoi membri, da un uomo che cita in giudizio i giornali che osano porgli delle domande scomode, usa un quotidiano di sua proprietà per lanciare minacce ed intimidazioni contro direttori e giornalisti, cancella rare trasmissioni della televisione pubblica che ne criticano l’operato e si serve di altre trasmissioni dirette da suoi fedeli come di personali tribune.

Naturalmente parliamo di Silvio Berlusconi, il cui braccio destro, Marcello Dell’Utri, senatore della Repubblica, ideatore e fondatore della Fininvest/Mediaset e di Forza Italia, é stato già condannato l’11 dicembre 2004 dalla V sezione penale del Tribunale di Palermo a 9 anni di reclusione più 2 anni di libertà vigilata più l’interdizione perpetua dai pubblici uffici per concorso esterno in associazione mafiosa: l’Italia é guidata da un personaggio ancora incensurato grazie alla lentezza del suo sistema giudiziario, alla solerzia dei suoi avvocati, ad amnistie e prescrizioni, a leggi ad personam che lo hanno messo al sicuro finché ricoprirà la sua alta carica, che si applica con ogni mezzo a sottomettere la magistratura al potere esecutivo, a dividere i sindacati, a piegare ai suoi voleri quanto resta dei media che ancora non gli appartengono, a trasformare la democrazia italiana nata dalla Resistenza e retta dalla Costituzione che di quella battaglia é stato il frutto migliore in una sorta di regime plebiscitario. L’uomo che si scaglia contro i giudici definendoli “comunisti”, contro i giornalisti definendoli “farabutti”, contro coloro che non lo votano definendoli “coglioni” frequenta insieme alla corte dei miracoli che gli sta intorno avvenenti prostitute procurategli da amici solleciti e puo’ essere dunque in ogni momento facile preda di chi volesse ricattarlo: una prospettiva inquietante per qualunque cittadino ma gravissima quando questo cittadino ricopre la più alta carica dello Stato e lo rappresenta.

L’importanza della lotta per salvaguardare la libertà di stampa é evidente non solo in Italia, un paese le cui mafie riciclano annualmente in Europa non meno di 110 miliardi di dollari, secondo nel mondo solo alla Colombia per il numero di persone sotto protezione, dove negli ultimi tre anni 200 giornalisti sono stati intimiditi o minacciati per i loro articoli e dove, nel pesante clima di paura che si respira ormai dovunque, la censura é stata quasi dappertutto sostituita dall’autocensura: i casi di Christian Poveda in El Salvador, di Anna Politkovskaia e Natalia Estemirova in Russia sono noti a tutti. In Francia gli organi di informazione, giornali, radio e televisione sono controllati da grandi gruppi industriali e finanziari privati, che sono ormai presenti anche nella proprietà delle testate che ne erano, fino a ieri, indipendenti ed il presidente della Repubblica esercita su di essi un potere indiretto anche se efficace: il suo controllo della televisione e di buona parte della stampa é ormai evidente, il suo atteggiamento nei confronti della magistratura, dei sindacati e degli avversari in genere assomiglia molto a quello del suo sgangherato collega transalpino, che lo supera solo, se non per la statura, per la qualità e la quantità di gaffes, l’inesauribile corredo di barzellette ed un qualche talento musicale.

Nel “18 brumaio di Luigi Bonaparte”, Marx sostiene che la storia si ripete sempre due volte, precisando tuttavia che cio’ avviene “la prima volta come tragedia, la seconda come farsa”: la rilettura di quelle 150 pagine, dove si parla dell’ascesa al potere di un personaggio mediocre e grottesco come Napoleone III “per pagare i debiti della famiglia Bonaparte” sarebbe forse in grado di illuminare, oltre ai francesi di oggi alle prese con Nicolas Sarkozy, anche noi italiani. Quando vi si legge che nelle epoche di crisi gli uomini “evocano con angoscia gli spiriti del passato per prenderli al loro servizio, ne prendono a prestito i nomi, le parole d’ordine per la battaglia, i costumi”, come non pensare agli slogan di Berlusconi, che tanto richiamano quelli circolanti di epoche passate della nostra storia recente oppure, quando vi si legge che i francesi ”non hanno soltanto la caricatura del vecchio Napoleone, hanno Napoleone in persona, nelle fattezze caricaturali che gli si addicono alla metà del XIX secolo”, cosa possiamo dire delle fattezze caricaturali del napoleone che il popolo italiano si è di nuovo scelto?

Saremo dovunque debba essere difeso il diritto di sapere ed il dovere di informare perché, come recita la prima parte dell’art.21 della Costituzione italiana “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”…

Giustiniano Rossi

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