Il 21 aprile 1967, profittando della disorganizzazione del mondo politico e del discredito delle istituzioni, un gruppo di ufficiali greci comandati dal colonnello Georgio Papadopoulos prende il potere con la forza abolendo la Costituzione. Alle 2 del mattino il colonnello Ioannis Ladas entra in azione, applicando il piano della NATO « Prometeo » previsto in caso di « disordini » seri del paese. Tutto si conclude rapidamente con l’instaurazione di una dittatura pro-americana che blocca l’evoluzione politica e isola la Grecia dall’Europa. Da tempo la CIA ha messo a punto i suoi piani contro la “sovversione” comunista nei paesi NATO mediante la rete Gladio (che conta nei suoi ranghi Papadopoulos, Makarezos e Pattakos), autrice delle stragi che in Italia vengono attribuite alla sinistra. L’ex direttore della CIA, William Colby confermerà nelle sue memorie l’esistenza di queste reti “Stay behind”. C.L. Sulzberger, del New York Times, scrive che “Prometeo” era stato predisposto dalla NATO in caso di guerra contro un paese comunista.

Il re Costantino II, con il sostegno di alcuni generali,  tenta nel dicembre dello stesso anno un contro-colpo di Stato, ma è costretto all’esilio a Roma con la sua famiglia. La giunta dei putschisti è composta dal colonnello Giorgio Papadopoulos, dell’ « Ufficio studi militari », dal generale di brigata Stylianos Pattakos, dal colonnello Nikolaos Makarezos, ex addetto militare dell’ambasciata greca a Roma, dal generale Dimitrios Ioannidis.  Ad Atene un gran numero di esponenti politici, soprattutto di sinistra, sono tirati giù dal letto, la porta di casa del primo ministro Kanelloupoulos viene sfondata, il 79enne Papandreou non ha neppure il tempo di mettersi le scarpe e suo figlio viene portato via in mutande. In un’ora la Grecia politica viene decapitata ed isolata, i centri amministrativi principali e le comunicazioni vengono messi sotto controllo. Dal 1945 la Grecia era considerata essenziale nel dispositivo NATO.

I colonnelli, mediante la tortura, il domicilio coatto, gli arresti, la deportazione su isole deserte dell’Egeo, cercano di eliminare ogni forma di opposizione e di contestazione, accanendosi contro gli esponenti della sinistra, ma anche su semplici antifascisti o difensori dei diritti dell’uomo e revocando un gran numero di militari e di funzionari le cui idee non sono conformi ai « principi del regime ». Viene introdotta la censura, proibiti i partiti politici, abolito il diritto di sciopero, innumerevoli cittadini sono sottoposti a maltrattamenti, una parte delle élites universitarie e intellettuali è costretta a recarsi all’estero con un biglietto di sola andata e la Grecia diventa quella dei « Greci cristiani ». Il 27 aprile Papadopoulos organizza una conferenza stampa nella sala conferenze dell’Unione dei giornalisti per mettere in guardia la stampa internazionale che dal 21 aprile gli chiede come giustifica questo colpo di Stato fascista e ne espelle la giornalista italiana Luciana Castellina (sarà una delle fondatrici de Il Manifesto) e un giornalista svedese. Alla fine di agosto, il musicista Mikis Theodorakis è arrestato e portato in via Bouboulinas, dove ritrova il capitano Lambrou, noto torturatore della polizia politica.

La Resistenza non cessa. Il 3 novembre 1968 300.000 persone partecipano al funerale di George Papandreou al grido di « No al fascismo », « Libertà », « Democrazia ». Altre dimostrazioni seguiranno nel 1972 e 1973. Il regime, ormai agonizzante, organizza il 29 luglio 1973 un plebiscito che sanziona l’abolizione della monarchia e la proclamazione della Repubblica, di cui Papadopoulos assume il titolo di presidente. Malgrado l’opposizione del rettore, Constantin Conophagos, il 17 novembre 1973 i carri armati evacuano il Politecnico di Atene, occupato dagli studenti, sostenuti da un’impressionante mobilitazione popolare, che diffondono appelli a regolari elezioni dalle onde della radio che essi stessi hanno montato. Il 15 luglio 1974 l’EOKA B, un’organizzazione paramilitare greco-cipriota sostenuta dal generale Ioannidis, rovescia monsignor Makarios e tenta di instaurare a Cipro una dittatura sul modello di quella dei colonnelli in Grecia. Il fragile equilibrio fra le due comunità cipriote, la greca e la turca, viene rotto e cinque giorni dopo, il 20 luglio, un corpo di spedizione turco invade l’isola provocandone la spartizione in due Stati.

Incapace di risolvere la crisi cipriota, il regime lascia il governo. Richiamato da un gruppo di uomini politici di destra e di generali, Costantin Karamanlis torna dall’esilio a Parigi e ristabilisce la legalità democratica. Il 24 luglio, centinaia di migliaia di manifestanti invadono la Piazza della Costituzione, le prigioni sono aperte, il partito comunista diventa legale. Karamanlis sarà eletto presidente nel 1980 e farà entrare la Grecia nella Comunità europea nel 1981.

Giustiniano Rossi

Parigi, 21 aprile 2012

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