Per la Francia, l’8 maggio 1945 è la data della vittoria nella II Guerra mondiale, per l’Algeria l’anniversario dei massacri di Sétif e di Guelma, definiti dai francesi « avvenimenti » o « disordini » nel nord della regione di Costantina, delimitato dalle città di Bougie, Sétif, Bône e Soyuk-Ahras, dove gli Amici del Manifesto per la Libertà (AML) e il Partito del Popolo Algerino (PPA) chiamano in quel giorno gli algerini a celebrare pacificamente la vittoria degli alleati.

Nel 1945, come nel 1871 e nel 1914, gli algerini sperano che il momento renda possibile la riforma del sistema coloniale o la liberazione dell’Algeria. Non si tratta di un’insurrezione, come nel 1871 in Cabilia e nell’Est algerino e nel 1916 negli Aurès. L’ideologia anticolonialista della Carta dell’Atlantico (12 agosto 1942) favorisce l’unità dei nazionalisti : a Messali Hadj, capo carismatico del PPA, si unisce Ferhat Abbas (nel 1936 si era pronunciato per « una Repubblica autonoma federata a una Repubblica francese, rinnovata, anticoloniale e antimperialista »), che redige il 10 febbraio 1943 il Manifesto del popolo algerino.

I governi francesi non capiscono, o non vogliono capire. De Gaulle, nel suo discorso di Brazzaville, il 30 gennaio 1944, non annuncia nessuna politica di emancipazione e neppure di autonomia. L’ordinanza del 7 marzo 1944 accorda la cittadinanza francese a circa 65.000 algerini e porta a due quinti la proporzione di algerini nelle assemblee locali. Troppo poco e troppo tardi. Il movimento nazionalista algerino punta alla delegittimazione del potere coloniale, i giovani lo sostengono, i segni di disobbedienza si moltiplicano, i coloni europei e gli ebrei si agitano, impauriti. Al congresso degli AML del maggio 1945 la maggioranza opta per uno stato separato dalla Francia e unito agli altri paesi del Maghreb e proclama Messali Hadj « leader incontestato del popolo algerino ».

Il 25 aprile Messali Hadj viene rapito dai francesi e deportato a Brazzaville. Il PPA fa della liberazione del suo leader un obiettivo primario e decide di sfilare separatamente il 1° maggio, con le sue parole d’ordine, dato che, sulla questione coloniale, CGT e PCF tacciono. A Orano e ad Algeri la polizia ed alcuni europei sparano sui manifestanti nazionalisti : ci sono morti, feriti e numerosi arresti. La mobilitazione continua. Gli europei non sopportano la prospettiva dell’uguaglianza con gli algerini e chiedono la costituzione di milizie e la repressione. Le autorità dichiarano che bisogna « incidere l’ascesso ». A Sétif la polizia cerca di sequestrare la bandiera del PPA (diventerà la bandiera algerina). A Guelma, dove gli arresti e l’azione delle milizie spingono gli algerini alla vendetta contro i coloni, i civili e la polizia effettuano rappresaglie e bruciano i cadaveri nei forni da calce di Héliopolis. L’intervento dell’esercito francese « assomiglia più alle operazioni di guerra in Europa che alle guerre coloniali tradizionali ».

Il governo francese blocca la commissione d’inchiesta presieduta dal generale Tubert ed accorda l’impunità agli assassini. I morti europei sono 102, gli algerini decine di migliaia. In Francia, il PCF, che ha qualificato i capi nazionalisti di « provocatori hitleriani » ed ha chiesto che « i capi vengano passati per le armi », sarà considerato favorevole alla colonizzazione. Il 1° novembre 1954 l’organizzazione paramilitare creata dal PPA sarà alla testa del Fronte di Liberazione Nazionale.

A Sétif, l’8 maggio 1945, è cominciata la guerra d’Algeria (1954-1962).

Giustiniano Rossi
Parigi, 26 maggio 2012

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