Martedi’ 12 febbraio l’Assemblea nazionale ha approvato, con 329 voti a favore, 229 contro  e 10 astenuti (9  non hanno partecipato al voto), il progetto di legge sul matrimonio omosessuale il cui testo verrà esaminato dal Senato a partire dal 2 aprile. Il 13 ottobre 1999, l’Assemblea nazionale aveva adottato il PACS, Patto Civile di Solidarietà, modificato nel 2006 e nel 2007, partnership contrattuale fra due maggiorenni, etero  o omosessuali, che organizzava la loro vita comune stabilendo diritti e doveri in termini di sostegno materiale, alloggio, patrimonio, imposte e diritti sociali.

Sono due momenti significativi di una vicenda che comincia con la promessa fatta da François Mitterrand nella campagna per l’elezione presidenziale del 1981. Resta memorabile il discorso del ministro della Giustizia, Robert Badinter, il 20 dicembre 1981 : « L’Assemblea sa qual’è il tipo di società, sempre segnata dall’arbitrio, dall’intolleranza, dal fanatismo o dal razzismo, che ha costantemente praticato la caccia all’omosessualità. Questa discriminazione e questa repressione sono incompatibili con i principi di un grande paese di libertà come il nostro. E’ tempo di prendere coscienza di tutto quello che la Francia deve agli omosessuali come a tutti i suoi cittadini in tutti i campi. La discriminazione, l’ignominia che implica l’esistenza di un’infrazione particolare di omosessualità li colpisce, colpisce tutti noi, mediante una legge che esprime l’ideologia, la pesantezza di un’epoca odiosa della nostra storia. Per l’Assemblea è venuto il momento di finirla con queste discriminazioni, come con tutte le altre che sussistono ancora nella nostra società, perché sono indegne della Francia ». La legge del 4 agosto 1982 abroga il secondo comma dell’articolo 331 del Codice penale, che stabiliva che la maggiore età era di 15 anni per i rapporti eterosessuali e di 18 anni per quelli omosessuali. Un primo passo. Dal 1990 l’omosessualità non è più considerata un disturbo psichiatrico e l’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, la toglie ufficialmente dall’elenco delle malattie mentali (la Francia lo aveva fatto nel 1982).

Nel XIX secolo, in psichiatria si « curava » l’omosessualità mediante la « terapia d’avversione » (« Si presenta un oggetto desiderabile, come ad esempio l’immagine di una donna nuda a una lesbica, e lo si associa a degli stimoli indesiderabili, come l’elettrochoc o dei vomitivi ». Negli anni 30 del  XX secolo, per « guarire » gli omosessuali,  il futuro premio Nobel per la medicina Edgas Moniz praticava la lobotomia. L’omosessualità è stata considerata una patologia psichiatrica in USA fino al 1973 e in Francia fino al 1992. In Francia, ancora 30 anni fa, si lottava per la depenalizzazione e la demedicalizzazione della sessualità omosessuale, repressa dal codice penale e stigmatizzata dalla medicina, mentre oggi i militanti gay si battono per il diritto al matrimonio e all’adozione.

Secondo lo psichiatra Malick Briki « Alle origini le sessualità erano regolate dalla religione. Tutte le sessualità fuori della procreazione erano considerate peccati e punite dalla legge, dalla sodomia alla musturbazione al coito interrotto. Solo nel XIX secolo la medicina in pieno sviluppo si appropriava della questione della sessualità ». Viene elaborata una teoria secondo la quale le « malattie mentali » più diverse sono ereditarie : se la madre è alcoolizzata e il padre maniaco, ci sono grandi probabilità di diventare omosessuali, criminali o masturbatori. L’omosessualità è considerata acquisita dalla nascita. Si passa dalla visione criminale di un vizio a quella medica e psichiatrica di una malattia. Si utilizzano altri metodi ancora più radicali, come la castrazione chimica o chirurgica, la lobotomia frontale o gli elettrochoc. La strada sarà lunga prima di arrivare, in Francia,  alla prima proposta di legge mirante a creare un contratto di partnership civile, depositata al Senato, il 25 giugno 1990, da un certo Jean-Luc Mélenchon…

L’omofobia, l’ostilità nei confronti delle persone omosessuali, ha le sue radici nella paura, nell’odio e nell’intolleranza e comprende le discriminazioni (lavoro, casa, servizi) nei confronti degli omosessuali. L’omofobia, come la xenofobia, il razzismo, l’antisemitismo, indica l’altro come il cattivo, l’inferiore o l’anormale e puo’ derivare da posizioni religiose, da considerazioni cliniche, antropologiche o ideologiche, come il nazismo.

La lotta continua.

Giustiniano Rossi

Parigi, 14 febbraio 2013

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