Intervista al segretario dell’Unione Inquilini Walter De Cesaris: «Nessuna risposta per le 650mila famiglie in attesa da anni di un alloggio popolare». La service tax sposterà la pressione fiscale dalla proprietà agli inquilini. Quindi, nella maggior parte dei casi, dai ricchi ai poveri»

All’Unione Inquilini hanno fatto due conti: lo stop dell’Imu e l’arrivo della service tax daranno un ulteriore colpo da ko alle famiglie che vivono in affitto. «Da una nostra stima prudenziale – avverte lo storico sindacato di base – sugli inquilini rischia di abbattersi una stangata media di circa 1.000 euro». Questo in un contesto sempre più drammatico, sottolinea Walter De Cesaris, dove gli sfratti per morosità nel 2012 sono stati 60mila, quasi il 90% di quelli complessivi. E sono aumentati del 120% negli ultimi cinque anni, dall’inizio della crisi.


De Cesaris, come segretario dell’Unione Inquilini può darci un giudizio complessivo sui provvedimenti presi dal governo Letta-Alfano?
Partiamo da quello presentato come ‘piano casa’, che secondo noi non affronta le principali questioni dell’emergenza abitativa. Oltre agli sfratti per morosità, c’è il problema strutturale della mancanza di alloggi pubblici. Nei Comuni italiani ci sono ben 650mila domande inevase di case popolari, chieste da famiglie che hanno tutti i requisiti di legge per averle. Di fronte a questo scenario, non basta certo il misero rifinanziamento del fondo per gli affitti alle famiglie in difficoltà. Si tratta di 60 milioni. Quindici anni fa, in una situazione ben diversa da quella di oggi, quel fondo era di 600 miliardi di lire, cinque volte superiore. Quando alle morosità, arriva un altro fondo sociale, di appena 40 milioni. Sono mance, non interventi strutturali.


Di strutturale c’è invece il ‘superamento’ dell’Imu, con l’introduzione della service tax.
Un provvedimento che peggiora ulteriormente la situazione, spostando la pressione fiscale dalla proprietà agli inquilini. Quindi, nella maggior parte dei casi, dai ricchi ai poveri.


Eppure il governo rassicura: il ministro Delrio spiega che gli inquilini pagheranno la service tax solo in parte e che sarà più equa di Imu e Tares. Mentre il sottosegretario Baretta anticipa che l’esecutivo stanzierà 2 miliardi ‘per evitare il rischio di scompensi’. Che ne pensa?
Quello che c’è scritto sul sito del governo è che la tassa sui rifiuti sarà pagata al 100% dagli inquilini, come accade oggi, e che aumenterà non di poco. Quanto alla ‘tassa indivisibile’ sui servizi, sarà pagata in parte dai proprietari e in parte dagli inquilini. Ma non sappiamo in quale percentuale. In definitiva gli inquilini pagheranno più di oggi, visto che per giunta sulla service tax sarà caricato tutto il peso della vecchia Imu. Quanto ai 2 miliardi di cui parla Baretta, dovrebbero essere i finanziamenti alle banche perché sostengano i mutui prima casa. Ma è da vedere se avranno qualche effetto. Perché non va dimenticato che il governo aveva esentato dall’Imu le case invendute dei costruttori. E con questa mossa, invece di far moderare i prezzi, ha permesso che restassero artificialmente alti.


Insomma per l’Unione Inquilini non c’è niente da salvare nel provvedimento del governo delle larghe intese?
No. La sua filosofia di fondo riflette una impostazione ‘caritatevole’, secondo la logica neoliberista che interviene solo a valle per moderare gli effetti di politiche strutturali deleterie. Anche la mossa di scaricare sui Comuni la responsabilità di tassare i cittadini va in questo senso, e peggiorerà le condizioni abitative del paese.


Il governo assicura che discuterà con i Comuni e le parti sociali, prima del via libera definitivo ai provvedimenti. Voi cosa intendete proporre?
Una terapia choc contro l’emergenza casa. Con l’abbattimento dell’imposizione fiscale per gli affittuari che tagliano del 50% il canone di locazione, in modo da intervenire sul caro affitti e ridurre così le morosità. Il governo infatti fa finta di non sapere che l’80% degli inquilini ha un reddito lordo inferiore ai 30mila euro. In parallelo chiediamo di avviare un vero piano casa, per costruire con il recupero e il riuso del patrimonio esistente, a partire da quello pubblico, quei 700mila alloggi popolari che oggi mancano. Si potrebbe iniziare finanziando le ristrutturazioni delle 30, 40mila case popolari che già esistono, ma non si possono affittare perché in condizioni troppo precarie. Ma andremo avanti anche con le mobilitazioni, e per il 10 ottobre è già stata indetta la giornata nazionale ‘sfratti zero’.

Riccardo Chiari

Il Manifesto 30.08.2013

Foto Alberto Cristofari-A3

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