In pochi giorni, altre centinaia di naufraghi sono finiti in fondo al Mediterraneo. Giornali, TV, politici parlano di « drammi » o di « tragedie », cercando di sdoganarsi da ogni responsabilità, come se questi drammi non fossero la conseguenza della loro politica detta di « controllo dei flussi migratori », che condanna decine di migliaia di uomini, donne e bambini a mettere a rischio le loro vite. Queste niove tragedie sono solo gli ultimi episodi di una lunga serie. In 25 anni i morti sono stati oltre 20.000 e i responsabili delle politiche che provocano questi drammi non hanno altra soluzione da proporre se non quella di rafforzare le barriere esistenti, cioé di aggravare la situazione. Malgrado le dichiarazioni di compassione, tutto questo durerà fino a quando le multinazionali continueranno a saccheggiare le materie prime, ad inquinare i terreni, l’aria e l’acqua, a distruggere i popoli ed il loro habitat.

Tutto questo continuerà fino a quando deputati, senatori e ministri di destra, di « sinistra » e « indipendenti » faranno a gara per provocare la paura e l’odio dell’altro, dello straniero, fino a quando le potenze europee affermeranno che non possono accogliere « tutta la miseria del mondo », mentre sono proprio loro che portano la miseria e la guerra nel mondo, dalla Yugoslavia all’Afghanistan, dalla Palestina all’Irak, dal Libano alla Siria, dalla Somalia alla Libia. La causa di questa serie di drammi sono i dispositivi di sorveglianza che obbligano i migranti ad utilizzare mezzi sempre più rischiosi, li abbandonano, disperati, nelle mani degli scafisti su fragili barche di pescatori rovinati loro stessi dallo sviluppo della pesca industriale. Il bilancio dell’Agenzia Frontex, creata per gestire la cooperazione poliziesca alle frontiere esterne dell’Unione europea, è passato da 6,3 milioni di euro nel 2005 ad oltre 118 milioni nel 2011. Nel febbraio 2010 disponeva di una flottiglia di 113 navi, 25 elicotteri e 22 aerei.

Il Governo italiano è pronto a mettere in campo « una missione umanitaria italiana navale e aerea che dovrà rendere il Mediterraneo il mare più sicuro possibile. Saranno messe in campo tre volte le navi attualmente utilizzate e gli aerei, indispensabili per affrontare l’emergenza ». Più mezzi ! Ma questi nuovi drammi dimostrano che nessun dispositivo, per quanto brutale, impedirà a degli esseri umani di tentare di fuggire dalla violenza e dalla fame. Nello stesso tempo, padroni canaglie continuano a sfruttare i « clandestini » in balia di ogni sopruso ed abuso, vittime delle vendette dei razzisti, i più esposti agli « incidenti » sul lavoro talvolta mortali, a rischio in alloggi di fortuna, perfino sudici tuguri senza acqua né servizi igienici che facilitano lo sviluppo di malattie che gli ostacoli all’accesso all’assistenza sanitaria non permettono loro neppure di curare.

La risposta non è neppure quella della repressione, ma della solidarietà e della regolarizzazione dei »clandestini », che permetterà loro di finirla con la paura e di difendere i loro diritti. La soluzione non sono neppure le barriere di filo spinato, ma la libertà di circolazione.L’artiicolo 13 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo afferma che: «Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi Paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio Paese». Questo diritto è ripreso dal Patto internazionale sui diritti civili e politici e rivendicato con forza dalla Carta Mondiale dei Migranti, proclamata a Gorée nel 2011: «[ogni essere umano] ha il diritto di scegliere il luogo della sua residenza, di restare laddove vive o di andare ed istallarsi liberamente e senza costrizioni in qualsiasi altra parte di questa Terra. Ogni persona, senza esclusione, ha il diritto di spostarsi liberamente dalla campagna verso la città, dalla città verso la campagna, da un provincia verso un’altra. Ogni persona ha il diritto di lasciare un qualsiasi Paese per andare in un altro e di ritornarci. Qualsivoglia disposizione e misura restrittiva della libertà di circolazione e istallazione deve essere abolita (leggi relative ai visti, lascia-passare e autorizzazioni, così come qualsiasi altra legge relativa alla libertà di circolazione)».

Ma per molti esseri umani la libertà di movimento è solo un diritto sulla carta. Il capitalismo fa la sua legge. I popoli devono costruire tra loro le solidarietà necessarie per resistere insieme a questa violenza e costruire un mondo liberato dalla legge del profitto e della concorrenza fra tutti/e.

Giustiniano Rossi

Parigi, 14 ottobre 2013

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