Addio melting pot ! Negli ultimi anni il governo americano si è concentrato sull’arresto e l’espulsione di sans papiers che hanno precedenti giudiziari, giudicandoli un pericolo per la società. Questa politica ha largamente superato i suoi obiettivi e mandato dietro le sbarre decine di migliaia di persone con una fedina penale assolutamente pulita. Da quando Barack Obama è stato eletto presidente, 1,9 milioni di « clandestini » – oltre 368.000 quest’anno - hanno pagato le conseguenze di questa scelta. Il presidente democratico ha superato il numero di espulsioni realizzate dall’amministrazione di George W. Bush nel corso dei suoi due mandati, fra il 2001 e il 2008. L’enorme aumento di « clandestini » detenuti si spiega in parte per la necessità di riempire le prigioni americane. In effetti, una decisione del Congresso obbliga gli stabilimenti penitenziari – privati o pubblici – a mantenere tutti i giorni nelle loro celle un totale di 34.000 sans papiers, che si siano macchiati o no di un reato. Questo « bed mandate » esiste solo in caso di immigrazione. E’ una misura insolita che Robert Byrd, senatore democratico novantenne della Virginia occidentale che si opponeva ferocemente ad ogni riforma migratoria, è riuscito ad introdurre nel 2009, poco prima della sua morte.

La potentissima lobby delle prigioni private, nelle quali sono detenuti la metà dei sans papiers, ha fatto di tutto per mantenere questa misura. Infatti i « clandestini » sono un enorme business. Due grandi gruppi si dividono i benefici di queste detenzioni, valutati in due miliardi di dollari all’anno : il Corrections Corp. of America, leader del settore penitenziario, fondato nel 1983 e il gruppo GEO, fondato nel 1984, quotato alla Borsa di New York (31,93 dollari), presente anche in Sudafrica, Australia e nel Regno Unito. Attualmente i sans papiers sono la principale fonte di reddito di queste prigioni private, il cui numero è aumentato del 1600% dal 1990 ad oggi e che gestiscono il 10% del totale dei 2,3 milioni detenuti degli Stati uniti (su circa 309 milioni di abitanti). Certi Stati preferiscono subappaltare la gestione delle loro prigioni. Jerry Brown, governatore democratico della California, lo Stato che conta il maggior numero di « clandestini », ha firmato nell’ottobre 2013 un contratto da 28 milioni di dollari con Corrections Corp. of America, che si aggiunge a quello firmato un mese prima con il gruppo GEO per 30 milioni di dollari. I « clandestini » detenuti denunciano abusi sessuali, mancanza di traduttori, prolungamento arbitrario della detenzione, cure mediche insufficienti.

Fra gli Stati che applicano le clausole di occupazione più strette si trova l’Arizona (dove tre contratti comprendono clausole di occupazione al 100%), l’Oklahoma e la Virginia. Se questa clausola non viene rispettata, le autorità pubbliche sono costrette ad indennizzare il gestore della prigione. Bisogna dunque mantenere il tasso di occupazione a tutti i costi. E’ un business tanto più redditizio dato che queste installazioni non ricevono soldi solo dal governo – nel caso dei clandestini, dall’amministraqzione delle dogane e dell’immigrazione (Immigration and Customs Enforcement, ICE) , in ragione di 120 dollari al giorno per ogni prigioniero, ma subappaltano il lavoro dei prigionieri stessi a grandi imprese americane a prezzi ben inferiori a quelli dei salari minimi. Le Federal Prison Industries (FPI), fondate nel 1934, occupano più di 13.000 detenuti con paghe orarie fra 23 cents e 1,15 dollari : fanno di tutto, dagli equipaggiamenti militari ai pannelli solari. FPI è presente in 83 prigioni federali ed ha un giro d’affari di oltre 900 milioni di dollari all’anno. Ogni contratto ottenuto da FPI si traduce in centinaia di licenziamenti di lavoratori retribuiti 9 dollari l’ora, accreditando l’idea che il solo modo di recuperare il lavoro sia di andare in prigione ed alimentando una guerra fra poveri.

Per numerosi congressmen, soprattutto per quelli di circoscrizioni povere, le prigioni private, che sono 250, distribuite in tutto il paese, sono una manna perché creano posti di lavoro. L’applicazione della legge è dunque sorvegliata da vicino. Nel febbraio 2013 il deputato texano Michael McCault, presidente della Commissione per la sicurezza interna della Camera dei rappresentanti, criticava apertamente i responsabili di ICE per aver lasciato il numero di detenuti a poco più di 30.000.

E’ il liberismo spinto fino al parossismo della stupidità. Seguendone la logica, perché non una quota fissa di condannati a morte per rendere redditizia la sedia elettrica ?

Giustiniano Rossi

Parigi, 2 gennaio 2013

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