In Germania, la discussione relativa alla Romania e alla Bulgaria ed al diritto dei loro cittadini a circolare liberamente nel territorio dell’Unione europea continua. Richieste non prive di fondamento da parte di alcuni comuni tendenti ad ottenere maggiore sostegno finanziario si mescolano a rigurgiti razzisti e nazionalisti. L’ex ministro degli Interni (marzo 2011 – dicembre 2013) della signora Merkel, Hans-Peter Friedrich, democristiano, mette in guardia contro l’immigrazione di Rom dalla Romania e dalla Bulgaria. Politici conservatori strepitano per imporre una limitazione della libertà di circolazione, coprendo d’insulti i cittadini dell’Europa meridionale e orientale, che farebbero uso di questa libertà nella loro qualità di « immigrati poveri » e « turisti sociali ».

Già nel 2007, anno dell’ingresso di Romania e Bulgaria nell’Unione europea, la libera circolazione per i cittadini dei due Stati viene limitata. Solo sette anni dopo, dal 2014, i cittadini europei provenienti dalla Romania e dalla Bulgaria possono finalmente godere degli stessi diritti degli altri membri dell’Unione. Questa temporanea limitazione è stata conseguente al dibattito populista nel corso del quale rappresentanti della destra politica hanno evocato il rischio di un’immigrazione di massa di romeni e bulgari poveri. Niente di tutto cio’ è accaduto e tuttavia si continua a parlare sui media di una « ondata di Rom » e ci si chiede se debbano essere reintrodotte limitazioni alla libertà di circolazione all’interno dell’Unione . Nel dicembre del 2013 il presidente del Consiglio centrale dei Sinti e dei Rom, Romani Rose, ha invitato ad evitare di propagare scenari apocalittici, a frenare le tendenza populiste e ad usare il concetto « immigrazione povera » come sinonimo di Rom.

In questa discussione bisogna introdurre delle distinzioni : fra gli immigrati c’è un gruppo che è effettivamente vittima della povertà e dell’emarginazione nei paesi d’origine e, in molti casi, si tratta di Rom provenienti da Romania e Bulgaria. Alcune città tedesche, come ad esempio Duisburg o Dortmund, hanno particolari esigenze. Attualmente vivono a Duisburg circa 9000 persone, per la maggior parte Rom immigrati dalla Bulgaria e dalla Romania, che si concentrano in alcuni quartieri per la difficoltà di accedere ad alloggi adeguati. Gli immigrati devono spesso affrontare pregiudizi e rifiuti a carattere razzista. Il comune, fortemente indebitato, non è sempre in grado di fornire un aiuto concreto.

I fondi europei hanno un ruolo importante. Nei bilanci comunitari 2007-2013 sono stati stanziati (per tutti gli Stati membri) complessivamente 26,5 miliardi di euro per misure destinate al miglioramento dell’integrazione (dei Rom, fra gli altri). Tuttavia non bisogna dimenticare che gli Stati devono cofinanziare questi fondi, devono cioé coprire il 50 o il 20% dei costi dei progetti. Qui iniziano le difficoltà per gli Stati membri, i cui bilanci, imposti dall’Unione, non hanno margini sufficienti per poter cofinanziare i progetti di integrazione europei. Recentemente, il ministro dell’Integrazione del Land Nordrhein-Westfalia ha chiesto che i fondi europei inutilizzati da Romania e Bulgaria vengano stornati verso la Germania per sostenere i comuni particolarmente colpiti dall’ « immigrazione povera ».

Se la Bulgaria non ha utilizzato il 47% dei fondi destinati all’integrazione di persone svantaggiate e la Romania il 70%, la stessa Germania guidata dalla signora Merkel, sempre pronta ad impartire lezioni al resto d’Europa, non ha utilizzato tre miliardi dei nove stanziati dall’Europa. L’abitudine di scaricarsi reciprocamente le responsabilità non aiuta a progredire. E’ indispensabile scambiarsi pratiche collaudate, aiutare le amministrazioni locali, finirla con la politica austeritaria europea, avviare finalmente la discussione su come i comuni possono essere aiutati ad onorare i loro compiti di accoglienza e di integrazione.

Il governo nazionale e quelli locali dei Länder devono prendere sotto braccio finanziariamente i comuni perché i fondi europei possano essere finalmente utilizzati per attuare misure concrete a favore dei migranti.

Giustiniano Rossi

Parigi, 6 marzo 2014

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