Secondo le Nazioni Unite, in Europa, quasi 120.000 donne e ragazze sono nella rete dei trafficanti. Vittime soprattutto di prostituzione forzata, quasi due terzi di loro sono originarie di paesi membri dell’Unione europea, fra i quali la Romania e la Bulgaria. Secondo Daniela Misail-Nichitin, direttrice esecutiva de « La Strada Moldavia » – membro de « La Strada Internazionale », una rete europea di lotta contro la tratta degli esseri umani in Europa – questo « business » genera profitti tali da arrivare in terza posizione, in termini di redditività, subito dopo il traffico di armi e di droghe. Daniela Misail-Nichitin partecipa oggi, sabato 8 marzo, a un dibattito dal titolo « Tratta delle donne : l’Europa è lassista ? » nel quadro del Festival e Forum internazionale sui diritti umani (FIFDH).

Quali sono i nuovi volti della tratta delle donne in Europa ?

Daniela Misal-Nichitin : Anzitutto, da una decina d’anni gli itinerari del traffico sono cambiati. Certi paesi fornitori, come la Russia, sono stati soppiantati da Stati dell’ex blocco sovietico, come la Moldavia, l’Ucraina, la Bielorussia… Nello stesso tempo, c’è un cambiamento dei paesi di destinazione in questi due ultimi anni : le vittime moldave o ucraine di questa tratta, come la maggior parte di quelle delle altre nazionalità, sono mandate soprattutto in Russia, a Cipro – dove la prostituzione è esplosa nel nord dell’isola – in Turchia e negli Emirati arabi uniti.

L’Ucraina, che conosce una rivoluzione socio-politica di grande portata, è dunque uno snodo di questo traffico ?

E’ il paese dell’Europa orientale che ha conosciuto il più forte aumento della tratta degli esseri umani fra il 2011 e il 2012, con il 15% di vittime supplementari. Questa tendenza è strettamente legata a un’altra forma di traffico che sta prendendo proporzioni enormi in questa zona : l’esplosione dei casi di sfruttamento di manodopera.

Cioé del lavoro forzato ?

Certo. Questo fenomeno ha registrato quasi l’80% di aumento in Ucraina nel 2012. Ma è normale che questa cifra sia elevata: questa manodopera sfruttabile a piacimento alimenta cantieri di costruzione o aziende agricole per i quali è necessario costituire brigate di parecchie decine di lavoratori. Questo sfruttamento delinea una nuova tendenza nella tratta degli esseri umani, che si ritrova anche in altri Stati del sud-est europeao: il traffico si dirige sempre di più verso paesi che si “limitavano” a fornire le vittime. In Ucraina sono principalmente uomini moldavi e usbeki ad essere sfruttati nei campi. Conseguenza logica della nuova forma di sfruttamento: per la prima volta il programma ucraino di reinserimento delle vittime avviato dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) conta più uomini che donne.

Sandra Titi-Fontaine/Info sud

8 marzo 2014

Liberamente tradotto dal francese da Giustiniano Rossi

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