Sfruttamento sessuale, schiavitù domestica, prelevamento di organi. Nei paesi dell’Unione Europea il 68% delle vittime di queste pratiche criminali sono donne, il 12% bambine e il 3% bambini. Sono cifre rese note dall’Unione Europea stessa un anno fa, nell’aprile 2013. Due anni prima, l’UE aveva posto le basi per la lotta contro il traffico di essere umani, nell’intento di affrontare il fenomeno con una specifica direttiva.

A ragione sono le vittime ad essere in primo piano : nella direttiva si parla a chiare lettere di protezione dei testimoni, di prevenzione, di coinvolgimento della società civile. A queste persone deve essere fornito un titolo di soggiorno indipendentemente dalla loro disponibilità a testimoniare in un procedimento penale contro i responsabili. E’ previsto anche il diritto ad un risarcimento da parte dello Stato.

Si tratta di buoni propositi.

Tuttavia, le esperienze fatte con la politica sicuritaria dell’Unione Europea e i suoi sforzi per blindare le frontiere esterne inducono allo scetticismo e alla prudenza. Le vittime potenziali vengono stigmatizzate, per esempio quando delle persone, che rientrano nello schema razzista degli investigatori per il colore della pelle o altre caratteristiche etniche, vengono perseguite in modo mirato. C’è il rischio che i giudici ripetano gli errori della lotta al terrorismo, che ha causato gravi violazioni dei diritti umani.

La politica di isolamento dell’Europa è ancora più grave e le sue iniziative sul commercio delle persone sono assurde perché contribuisce, senza una politica dell’asilo e dell’immigrazione, a far fiorire il commercio criminale. Nella sua convenzione contro la criminalità transnazionale organizzata su cui è fondata la direttiva dell’Unione Europea, l’ONU distingue fra il commercio delle persone allo scopo di sfruttarle e il contrabbando di persone per passare le frontiere. Gli europei, invece, fanno di tutta l’erba un fascio e, mentre dicono di voler proteggere le vittime, criminalizzano coloro che sono costretti ad entrare illegamente nell’Unione.

Si comincia con l’ingresso stesso : l’agenzia per la protezione delle frontiere Frontex ed il programma di controllo Eurosur vegliano affinché il pericoloso viaggio attraverso il Mediterraneo sia impossibile senza gli scafisti. E chi soggiorna irregolarmente nell’UE deve accettare rapporti di lavori criminali ed indegni : queste persone non possono fruire delle facilitazioni per le vittime. Chi rischierebbe volontariamente di essere espulso ?

Questa politica continua nelle migrazioni interne. Quasi due terzi delle 880.000 persone vittime di sfruttamento sessuale, schiavitù domestica o altri lavori coatti provengono dall’UE. La maggior parte dalla Romania e dalla Bulgaria, ad essere colpiti sono soprattutto i Rom. Il loro incerto statuto spinge anche loro nelle braccia di criminali, anche loro non si rivolgono ai giudici per non rischiare l’espulsione. Inoltre le strutture patriarcali dei clan e l’onnipresente ostilità nei confronti degli zingari rendono difficile venirne fuori. L’UE mette a disposizione per l’inclusione dei Rom dei mezzi scarsamente utilizzati dagli Stati membri. Manca la volontà di aggredire le strutture sociali che rendono possibile il traffico di persone umane.

Sarebbe necessaria una svolta. Nell’UE la libera circolazione dovrebbe valere non solo per le merci ma anche per i suoi cittadini. Al di là delle frontiere, dovrebbe valere anche per chi si rifugia nell’UE o vuole immigrarvi. Finché i migranti saranno criminalizzati, essi resteranno un esercito di vittime potenziali dello sfruttamento. Le persone devono poter arrivare legalmente per chiedere asilo o cercare lavoro. Chi vuole veramente combattere il traffico di persone umane deve distruggere il terreno sul quale prosperano gli affari dei criminali.

L’UE fa spesso il contrario : lo favorisce.

Giustiniano Rossi

Parigi, 26 marzo 2014

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