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Abituato da oltre 60 anni a non tener alcun conto del diritto internazionale, oltre che dei più elementari diritti umani o delle decine e decine di risoluzioni dell’ONU che lo condannano senza sanzionarlo, lo Stato di Israele ha dato ancora una volta al mondo dimostrazione di quale é la sua natura, falciando decine di pacifisti, colpevoli di tentare di portare via mare 10 000 tonnellate di aiuti umanitari alla città di Gaza.

Dopo avere provocato la morte di almeno 1 500 persone nella sua ultima impresa contro Gaza, dopo avere distrutto tutte le infrastrutture della città, acquedotti, centrali elettriche, scuole ed ospedali, lo Stato di Israele l’ha stretta in un assedio mortale, chiudendo ogni possibile comunicazione per via terrestre, marittima o aerea e trasformando la Striscia in una sorta di immenso campo di concentramento, la cui unica via d’uscita sono le gallerie scavate dagli abitanti a rischio della vita sotto il valico di Rafah, alla frontiera con l’Egitto.

Una delle navi che formavano la « Flotta della Libertà », salpata da Cipro per portare soccorso a Gaza, stremata dal blocco israeliano, batteva bandiera turca e su quella sono saliti i commandos israeliani uccidendo e ferendo decine di persone inermi con armi automatiche : a bordo c’erano anche giornalisti della televisione turca Ntv e di quella araba Al-Jazeera, testimoni della mattanza, che hanno confermato i fatti per telefono.

La reazione del governo turco é stata immediata, mentre in molte città turche sono in corso manifestazioni ed a Istanbul é stato attaccato il consolato israeliano : in un comunicato ufficiale si parla di « attacco inumano contro civili innocenti » e si sottolinea che i rapporti fra Israele e Turchia avranno « conseguenze irreparabili ».

Lo Stato d’Israele non é nuovo a simili comportamenti, dato che il suo atto di fondazione é stata l’espulsione dalla terra che coltivavano da secoli di 800 000 palestinesi i cui nipoti vegetano ancora nei campi profughi degli stati arabi confinanti e la sua storia é quella di un’espansione coloniale che, dal 47% della Palestina storica assegnato ai coloni israeliani dall’ONU, ha finito per dilagare, a seguito di una serie di guerre, fino al Giordano, al Mar Rosso, alla Siria ed al Libano (l’Egitto ha recuperato il Sinai in occasione del trattato di pace concluso sotto l’egida americana).

In Italia, da Arezzo a Benevento, a Bergamo, a Bologna, a Cagliari, a Empoli, a Ferrara, a Firenze, a Genova, a Grosseto, a L’Aquila, a Lecce a Lecco, a Livorno, a Mantova, a Milano, a Modena, a Napoli, a Novara, a Padova, a Parma, a Pertugia, a Pisa, a Pesaro, a Reggio Emilia, a Treviso, a Roma, a Salerno, a Siena, a Savona, a Torino, a Urbino, a Varese, a Venezia, a Viareggio, a Vicenza, davanti alle sedi dei comuni e delle prefetture, i cittadini non hanno aspettato il governo italiano per manifestare il loro sdegno, certi che non saranno certo Berlusconi e la sua corte ad esprimere una posizione ferma ed indipendente dall’amico americano su un problema, come quello palestinese, a proposito del quale hanno dato prova di tutto il loro opportunismo.

Giustiniano Rossi

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