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Ieri in tutta la Francia si sono svolte decine di manifestazioni di protesta per l’assassinio di nove partecipanti ad una missione umanitaria a Gaza da parte di un commando israeliano in acque internazionali : a Parigi, dopo che migliaia di persone hanno invaso gli Champs Elysées, investendo l’avenue Matignon, che porta all’Ambasciata d’Israele, al grido di « Chiudete l’ambasciata degli assassini israeliani », l’appuntamento é per oggi alle 18 davanti al quai d’Orsay, sede del ministero degli Esteri.

In Europa, i manifestanti sono scesi in strada ovunque per protestare contro l’atto di pirateria della marina israeliana : erano migliaia ad Atene, a Stoccolma, a Dublino, a Istanbul, a Roma. In Palestina sono stati decretati 3 giorni di lutto nazionale, in Israele manifestazioni si sono svolte a Gerusalemme, a Tel Aviv e ad Ashdod, dove sono detenuti centinaia di pacifisti imbarcati sulle navi della flottiglia, ma si é manifestato anche in Egitto, in Giordania e perfino in Australia.

E’ giocoforza prendere atto che la storia dello Stato d’Israele é quella di una serie ininterrotta di crimini, da quello originario della Naqba a quelli delle espropriazioni delle terre, delle espulsioni dei contadini che le coltivavano da secoli, dei massacri che hanno preceduto quello di ieri, in una Palestina abitata da palestinesi che i coloni ebrei chiamavano – contro ogni evidenza – una terra senza popolo per un popolo senza terra.

Uno Stato terrorista fondato da terroristi che pretende di giustificare un atto di barbarie sostenendo che non di pacifisti si trattava ma di sostenitori di un’organizzazione terrorista, Hamas, pacifisti che, perdipiù, hanno tentato di resistere con dei bastoni all’assalto dei commandos israeliani armati di armi automatiche.

Ecco che, una volta di più, le « democrazie occidentali » si trovano davanti ai frutti della loro politica sterile e controproducente nei confronti di Israele, dispensata da 60 anni dall’obbligo di applicare le risoluzioni dell’ONU, il cui operato, lungi dall’essere sanzionato, viene premiato con l’invito a far parte dell’OCSE, con il trattato di cooperazione con l’Unione Europea, con l’attribuzione del nome di uno dei suoi fondatori, Ben Gurion, ad un piazzale di Parigi, mentre il rapporto Goldstone viene ignorato.

L’atto criminale del governo israeliano di lunedi’ 31 maggio vorrebbe intimidire i militanti internazionali e dissuaderli dal continuare ad organizzare iniziative di questo tipo, dopo la Marcia della libertà per Gaza bloccata al Cairo, per continuare indisturbato ad uccidere chi, quando e come vuole, a negare l’esistenza del popolo palestinese, destinato a vegetare in qualche Bantustan.

Mentre Amnesty International esige un’inchiesta indipendente sugli assassini perpetrati dall’esercito israeliano e la stessa richiesta viene avanzata dal segretario generale dell’ONU Ban-Ki-Moon, il governo turco ha richiamato il suo ambasciatore in Israele e la Spagna, la Francia, la Grecia, la Svezia, l’Irlanda, la Danimarca, l’Austria, la Norvegia, l’Egitto hanno convocato l’ambasciatore dello Stato ebraico per ottenere delle spiegazioni.

La solidarietà con la lotta del popolo palestinese, gridata alto e forte da manifestanti che in tutto il mondo scandivano « Siamo tutti palestinesi », diventa simbolo di una battaglia contro la barbarie e contro la legge della giungla praticata dagli attuali governanti israeliani.

Giustiniano Rossi

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