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Aeroporto chiuso dal 2001, valichi ipercontrollati e un mare oggetto delle attenzioni dei reparti Shayetet 13 dell’Idf come hanno constatato sulla loro pelle i naviganti umanitari. Dalla sua ferita più grande, mortale, una morte che ha colpito in 23 giorni 1.450 persone per tre quarti civili, molte donne e quattrocento bambini, Gaza sopravvive isolata dal Mondo. L’operazione denominata Piombo fuso iniziò nella notte del 27 dicembre 2008 e si protrasse sino al 18 gennaio 2009, l’ennesima guerra lampo d’Israele utile più alla propaganda interna che al resto. Ma il nemico Hamas, che poco combatté visto l’impari armamento, ha avuto nel tempo quel riconoscimento internazionale contro cui Israele stendeva il suo cordone sanitario additandone l’indole terrorista nonostante nei sette anni dallo scoppio della seconda Intifada nella Striscia le vittime furono solo palestinesi, ben 4.500. Nei giorni scorsi il presidente russo Medvedev, durante una visita a Damasco, ha incontrato il leader politico Meshal lì rifugiato dai tempi dell’avvelenamento da parte del Mossad ad Amman, accreditandolo come una voce senza la quale la questione palestinese non si può discutere su nessun tavolo. La scarsa gestibilità dei massacri di Piombo fuso, l’uso delle bombe al fosforo hanno pagato solo in termini di politica interna premiando alle elezioni i falchi puri alla Netanyahu rispetto a quelli mascherati di Kadima che con la Livni aveva voluto l’intervento. Dal febbraio di quell’anno il Likud è tornato al potere grazie alle spregiudicate alleanze con un irriconoscibile Labour schiacciato sul guerrafondaio Barack e la destra estrema, laica di Lieberman e clericale di Yishai. Né per la disparità delle forze in campo l’iniziativa fu sentita dalla stessa opinione pubblica d’Israele come una rivincita dello smacco subìto nel luglio 2006 con l’altrettanto razzente invasione del Libano. Quei 34 giorni riportarono fino nel cuore di Beirut distruzione e morte uccidendo quasi novecento civili libanesi, 250 miliziani Hezbollah ma lasciando sul campo anche 120 propri soldati e 500 feriti. Morirono anche 43 civili d’Israele e quattromila civili rimasero feriti, quanto i libanesi. Per l’Idf fu uno smacco. Contro Hezbollah e contro Hamas, il nuovo cuore della resistenza politica e militare nella regione, Israele ha incrementato una campagna di demonizzazione e alleanze, soprattutto da quando nel 2005, dopo l’abbandono dell’occupazione diretta di Gaza, Hamas conquistò alle urne (gennaio 2006) la maggioranza dei consensi nei 40 chilometri per 10 della Striscia dove vive un milione e mezzo di gazesi. Fra quel territorio e la Cisgiordania il gruppo islamico inviò al Parlamento palestinese 76 deputati, surclassando Fatah che ottenne 43 seggi su 132. Nel giugno 2007, a seguito di contrasti sempre più accesi fra i suoi rappresentanti

eletti e membri di Fatah, Gaza City visse tre giorni di scontri a fuoco nei quali persero la vita 120 appartenenti ai due partiti, che si aggiungevano ai 200 delle settimane precedenti e ad altrettanti rapimenti. Fu una fase durissima, non priva di manovre losche, condite di reciproche insinuazioni di torture ai prigionieri e l’accusa rivolta a Dahlan, responsabile militare dell’Anp, di collaborare direttamente con Cia e Mossad. Hamas ebbe la meglio stabilendo un controllo politico-militare sull’area. Da quel momento la già difficile situazione economica è precipitata. La pesca era proibita da Israele dall’estate del 2006, i 50.000 fra pescatori e addetti e le loro numerosissime famiglie (ci sono anche 7-8 bambini per coppia) si sono ritrovate senza reddito né sostentamento ittico. Le bombe al fosforo di Piombo fuso hanno bruciato e reso sterile la terra che da oltre un anno e mezzo non può essere coltivata privando quella gente di un’altra fonte primaria che era l’agricoltura. Né possono essere utilizzati fertilizzanti, vietati per ragioni di sicurezza assieme a cemento e acciaio, dall’Idf che controlla i due ingressi ufficiali via terra, a nord col valico di Erez (per le merci Sufa e Karni), a sud con quello di Rafah. Qui il governo egiziano dall’inverno scorso sta predisponendo il famigerato muro d’acciaio sotterraneo che impedirà il proseguimento dell’economia del tunnel, l’unica che ha finora rifornito gli abitanti di beni di prima necessità insieme alle derrate che Unrwa, Ogn, organizzazioni umanitarie inviano da anni ma che Tsahal può disporre di fermare. L’economia della Striscia è inesistente, se già due anni or sono il 60% dei gazesi era disoccupato ora si parla dell’80-90% di senza lavoro, i pericoli d’infezioni che già nell’estate 2009 erano stati segnalati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità proseguono visto che sistema fognario e condutture d’acqua potabile sono allacciate alla meglio, perché distrutte dai bombardamenti e mai ricostruite come oltre 20.000 abitazioni civili.

Enrico Campofreda

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