Un mese fa la Rete dei Comuni Solidali, l’VIII Municipio di Roma, l’ARCI Roma, la rivista Left ed altri lanciano una campagna perché sia attribuito il Premio Nobel per la Pace 2019 a Riace, un paese calabrese svuotato dall’emigrazione e dalla mancanza di lavoro, rinato grazie ad un modello innovativo di accoglienza conosciuto ed apprezzato in tutta l’Europa, che crea lavoro per coloro che accolgono e coloro che vengono accolti, costruendo un embrione di nuova società, una « metafora di un modo diverso di vedere il mondo », secondo l’espressione di Domenico Lucano.

Un modello dannoso per un governo che ha costruito i suoi successi elettorali e post-elettorali su una campagna di paura, odio, disinformazione e demonizzazione di migranti « invasori ».

« I problemi per Riace e per l’Italia… iniziano… con quel governo che non ha fatto altro che aprire la strada a questa onda di fascismo… e apre la strada a questa società della barbarie », dichiara Domenico Lucano senza fare sconti all’attuale come al precedente governo. Il blocco dei finanziamenti nel 2016, gli arresti domiciliari, la sospensione del mandato, il divieto di soggiorno a Riace e infine l’accusa di « associazione a delinquere finalizzata alla distrazione dei fondi destinati all’accoglienza » sono altrettante tappe della disumanizzazione di un potere politico sempre più screditato ed autoreferenziale.

Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, dichiara che “… quando saremo chiamati a rispondere del genocidio perpetrato in questi anni nel Mediterraneo e nei Balcani ci sarà chi, come il sindaco Domenico Lucano, potrà essere fiero di aver fatto le scelte decisive che hanno salvato delle vite umane e la dignità di tutti noi. » Il volto di Mimmo merita di apparire accanto a quello del ginecologo congolese  Denis Mukwege e della militante curdo-irakena dei diritti umani Nadia Murad…

Giustiniano

20 gennaio 2019

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