In Vietnam, a causa della pandemia, quest’anno non ci sono grandi manifestazioni per ricordare la liberazione di Saigon, 45 anni fa, e la fine della guerra. La repubblica socialista ha raggiunto finora ottimi risultati nella lotta contro il virus. Meno di 500 contagiati e nessun decesso. Il 24 aprile scorso, la prima strada di Città Ho-chi-Minh – adesso Saigon si chiama cosi’ – ad essere aperta è la «Via dei libri », uno dei ritrovi culturali più apprezzati. Rispettando misure igieniche severe, come l’uso di mascherine, hanno riaperto anché i caffé.

Il ricordo della “grande vittoria della primavera del 1975” è virtuale. Numerose mostre espongono i documenti dei lunghi anni di guerra. In una serie con 22 episodi la TV propone l’intera storia della lotta per l’indipendenza, cominciando dai viaggi per mare del futuro presidente Ho-chi-minh, alla ricerca di una via verso la liberazione nazionale, fino all’aprile 1975. In molte città sventolano bandiere ed enormi striscioni. Il 30 aprile 1975 un carro armato delle Forze di liberazione vietnamite sfonda il portone del palazzo presidenziale di Saigon, sede del governo fantoccio di Washington. Dopo la sua capitolazione, gli ultimi soldati americani scappano in elicottero per rifugiarsi sulle loro navi da guerra, all’ancora nel porto della città. Finisce una guerra durata oltre dieci anni, costata oltre 4 milioni di morti, 1/8 della popolazione vietnamita.

L’aggressore USA, che ha tentato, a forza di bombe, di ricacciare nell’età della pietra il paese asiatico, è sconfitto. I morti americani sono 58.000 e i feriti 153.000. Il movimento di liberazione vietnamita, sostenuto dalla solidarietà dei popoli del mondo, compresa la parte migliore del popolo americano, dimostra che un piccolo popolo, povero e « arretrato », puo’ sconfiggerne un altro, grande, ricco e « avanzato », quando si batte per una causa giusta. Il 1° maggio 1975, nelle città di tutto il mondo i lavoratori inneggiano alla liberazione di Saigon. I crimini della guerra perdurano. La distruzione sistematica delle foreste primarie del Vietnam con l’erbicida « Agente Orange », prodotto dalla Monsanto, lascia tracce profonde. Si stima che tre milioni di vietnamiti continuino a soffrire di tumori e malformazioni.

Dopo il 1975 nulla è facile. Il Vietnam deve ricostruire da solo le infrastrutture e far fronte alle altre conseguenze della guerra. Solo le democrazie popolari dell’Europa orientale, fra cui la Repubblica democratica tedesca, danno una mano. Malgrado il crudele boicottaggio imposto dai paesi occidentali fino agli anni 90, il Vietnam ha conosciuto negli anni scorsi un immenso sviluppo. Da due anni fabbrica perfino automobili di progettazione nazionale. Vietnamiti giovani e preparati lavorano alla progettazione di soft- e hardware per l’industria IT mondiale. Si moltiplicano le fabbriche tessili e di calzature, di telefoni cellulari e di altri apparecchi elettronici…

Giustiniano

3 maggio 2020

Print Friendly