Il governo francese intende prolungare lo stato d’emergenza, proclamato per la pandemia il 24 marzo, fino al 24 luglio. L’Assemblea nazionale, dove il partito del presidente Macron dispone della maggioranza assoluta, varerà una legge in tal senso questa settimana. Inoltre, il Consiglio dei ministri ha deciso sabato di dividere il paese – secondo il numero e la densità dei contagi – in zone rosse, verdi e arancione. Dall’11 maggio il confinamento in vigore sarà allentato ma non completamente abolito. Mentre i sindaci delle « zone rosse » alla periferia nord di Parigi temono da settimane l’esplosione di « rivolte della fame », molti intellettuali avvertono che le misure di polizia potrebbero presto diventare la norma.

Meriem Derkaoui, sindaca comunista di Aubervilliers (banlieue nord) riferiva la settimana scorsa che, ai margini della ricca metropoli parigina, sempre più gente deve scegliere « se mangiare o pagare l’affitto ». Nella cittadina di 90.000 abitanti, notoriamente povera, dall’inizio della pandemia il tasso di mortalità è triplicato. Per la Derkaoui « c’è il rischio di una rivolta sociale. Se per ora una solidarietà dovuta alla malattia tiene insieme la gente, con la fine del confinamento sorgeranno nuovi problemi ». Gran parte della popolazione di Aubervilliers e delle città vicine ha perso il lavoro in seguito alle misure del governo. Rispetto all’anno scorso, il 30% degli affitti di case popolari in scadenza non sono stati pagati. Una perdita di 700.000 euro. Il virus ha trovato un terreno estremamente favorevole per la sua diffusione in una città che soffre, già in circostanze normali, di scarsità di medici e mancanza di letti d’ospedale.

Nelle « zone rosse » come Aubervilliers il governo intende mantenere severe limitazioni anche dopo l’11 maggio. La misura riguarda anche il centro di Parigi, dove si trova la maggior parte dei grandi ospedali della regione Île-de-France. E’ anch’esso in zona rossa perché le banlieues, che non dispongono di servizi sanitari sufficienti, devono mandare i loro pazienti nel centro della metropoli. E’ zona zossa anche l’Est della Francia, massima zona di contagio a marzo. Sono verdi le regioni costiere dell’Ovest e del Sud, dove da marzo si sono comodamente rifugiati nelle loro seconde case, in attesa che passi la tempesta,  i parigini ricchi.

Fra gli intellettuali che avvertono che le misure prese dal governo potrebbero restare in vigore ben oltre la crisi e diventare norma in Europa c’è lo storico Johann Chapoutot. « Non ci sbagliamo » avverte, « lo stato d’emergenza non è congiunturale ma strutturale ».  Le Costituzioni della maggior parte degli Stati, e specialmente quella francese, riducono il parlamento, in situazioni come quella attuale « a niente » e consentono « a una sola persona di diventare » la sola a decidere.

Giustiniano

4 maggio 2020

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