I più duramente colpiti dalla pandemia sono i poveri. In Sudafrica, paese dove la distribuzione della ricchezza è più ineguale che dovunque nel mondo, secondo l’Ufficio di Statistica Stats SA già nel 2018 l’11% dell a popolazione, 6,5 milioni di persone, soffriva la fame. Venendo a mancare, in seguito al lockdown, quasi tutti i redditi da lavoro informale, la situazione diventa drammatica. Anche se il governo ha annunciato un aumento delle prestazioni sociali, le misure avranno effetto solo a maggio.

Nelle township sono soprattutto piccole organizzazioni locali ad affrontare la situazione. « Non abbiamo tempo, la gente ha bisogno di mangiare adesso », dice la responsabile del Children Ressource Center del quartiere di Factreton, a Città del Capo. Per questo anche la sua organizzazione, che propone normalmente progetti per l’infanzia, si dedica adesso alla fornitura di alimenti. Ragazzi fra i 12 e i 14 anni aiutano a confezionare pacchi alimentari, individuano quelli che ne hanno bisogno nel vicinato e li consegnano. Si prova una fitta al cuore quando questi ragazzini chiedono se possono portare qualcosa da mangiare anche alle loro madri, ai nonni o agli zii, che non hanno più niente.

Nel frattempo ci sono una serie di iniziative contro la fame, organizzate soprattutto da associazioni sostenute nel frattempo anche dal ministero per gli Affari sociali. Le autorità mettono a disposizione dei volontari mezzi finanziari per rifornire i più poveri. Gli aiuti cominciano appena ad affluire. Vagliare le richieste richiede un tempo che le persone non hanno. Non tutti quelli che ne hanno bisogno riescono ad ottenere aiuto. La conseguenza è che sono alla continua ricerca, ogni giorno, di un posto dove ci sia qualcosa da mangiare. E davanti ai centri di distribuzione si formano code che rendono impossibile evitare i contatti. E’ questo il pericolo.

Ma la fame è più forte. E più urgente…

Giustiniano

4 maggio 2020

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