L’8 maggio si ricorda in Europa la fine della II Guerra mondiale. Mai più fascismo, mai più guerra, dopo i 60 milioni di vittime (quasi la metà russe) di quella scatenata dai nazifascisti. Ma « mai più guerra » non rispecchia neppure la realtà dell’Europa, il continente più devastato. Degli altri continenti neppure a parlarne. E « mai più fascismo » suona, nel dilagare di regimi autoritari e di partiti neofascisti, più come un grido d’allarme che come un ammonimento.

Ci si puo’ e ci si deve chiedere cosa ha imparato l’umanità dall’orribile storia del nazismo. La domanda è ancora più urgente in un anno di celebrazioni ridotte a causa della pandemia che ha comunque il suo lato positivo : potremo risparmiarci discorsi vuoti da parte dei tanti per i quali l’8 maggio è solo una delle occasioni per autopromuoversi.

La NATO, ad esempio, non si limita in questi giorni al homeoffice nelle caserme, ma organizza grandi manovre nell’Europa orientale, ai confini della Russia, dimenticando la storia e la tradizione comune della lotta antifascista prima e del disarmo dopo. Si rispolverano spauracchi antichi e se ne aggiunge uno nuovo : la Cina.

75 anni fa Stati molto diversi si unirono per mettere fine a una dittatura genocida che voleva sottometterli. « Liberazione dal fascismo », questo è il concetto che descrive meglio cio’ che avvenne l’8 maggio 1945.  Per questo, anche dopo tre quarti di secolo, bisogna ringraziare i liberatori e in primo luogo i sovietici che hanno dato il contributo più grande e più doloroso. Grazie. Spasibo…

Giustiniano

8 maggio 2020

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