A Baghdad regna una strana calma. Come dappertutto, in tempi di pandemia. Prima del lockdown le proteste erano quotidiane. Dopo il terrore dell’Isis, il genocidio degli Yazidi, l’indipendenza dei curdi, il conflitto fra USA e Iran sul suo territorio, è in vista un nuovo problema. La settimana scorsa la Turchia ha messo in servizio la diga di Ilisu inondando la città curda di Hasankeyf, vecchia di 12.000 anni, uno degli insediamenti più antichi del mondo. La diga dista 140 km dal confine irakeno e minaccia di aggravare la sete del paese.

In Irak il problema è cruciale. Le sorgenti di crca il 70% dell’acqua di cui dispone sono all’estero, soprattutto in Turchia e in Iran. Dal 1975 Ankare riduce il flusso di acqua dei fiumi Tigri e Eufrate verso i paesi vicini nel quadro del GAP (Progetto per l’Anatolia sudorientale), che consiste in 22 dighe. Oggi arriva in Siria e in Irak solo il 60% dell’acqua che raggiungeva i due paesi prima della costruzione delle dighe. La riduzione dell’acqua colpisce in particolare l’agricoltura irakena, di cui vive un terzo della popolazione. La scarsità di acqua e di corrente elettrica provocano frequenti rivolte nella provincia meridionale di Bassora. La città è approvvigionata da canali di acqua dolce e dal fiume SchattAl-Arab, inquinato durante la prima Guerra del Golfo. Nel 2018 118.000 abitanti della città hanno dovuto essere curati in ospedale dopo aver bevuto acqua contaminata.

Anche nell’Irak nordoccidentale i problemi di approvvigionamento idrico hanno conseguenze gravi. Negli anni scorsi la zona, a maggioranza sunnita, è stata colpita dalla siccità. Gran parte della popolazione è emigrata verso le periferie delle grandi città della regione, dove vive in miseria. L’Isis vi recluta facilmente. Secondo la Turchia, le dighe servono a produrre elettricità. Tuttavia il governo irakeno rimprovera ad Ankara di servirsi dell’acqua come mezzo di pressione politica, per costringere Baghdad ad agire contro il Partito del Lavoro del Kurdistan (PKK). Dal 1984 il PKK combatte contro lo Stato turco. Le sue basi sono nei monti Qandil, nel nord dell’Irak.

Per dirla con l’ecologo tedesco Ulrich Eichelmann, « se l’acqua è un’arma, le dighe sono i nuovi cannoni »…

Giustiniano

29 maggio 2020

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