Nessun ha tratto vantaggio dalla crisi del coronavirus quanto Amazon. Secondo quanto rende noto l’’agenzia Reuters giovedi’, negli USA alcuni dipendenti  citano in giudizio il gigante del commercio on line, contestando all’impresa di non fare abbastanza per la sicurezza di coloro che vi lavorano. Secondo l’accusa, Amazon, per ottoimizzare la produttività, mette in pericolo la sicurezza di 5000 addetti al centro di smistamente « JFK8 » di Staten Island, alla periferia di New York. Il personale è costretto a lavorare a « ritmi frenetici » anche se questo rende impossibile mantenere le distanze di sicurezza, lavarsi le mani e disinfettare regolarmente i posti di lavoro.

Una delle querelanti, Barbara Chandler, segnala di essere stata testata positiva in marzo e di aver contagiato vari membri della sua famiglia, fra i quali un cugino, deceduto all’inizio di aprile. Chandler ne rende responsabile il gruppo, perché la pressione esercitata sui lavoratori rende impossibile il rispetto delle misure di sicurezza introdotte. Adesso, insieme ad altri dipendenti, vuole ottenere dall’impresa il rispetto delle leggi sulla sicurezza del lavoro.

Amazon sostiene di aver investito, nel primo semestre dell’anno, 800 milioni di dollari per la sicurezza del lavoro. Eppure, nei centri della logistica degli USA i contagiati dalla pandemia sono 800. Già in marzo in parecchi depositi ci sono delle fermate per protestare contro la mancanza di protezioni. Gli organizzatori sono licenziati e la ditta instaura un clima di paura. Il problema non riguarda solo gli USA. In Germania, a maggio, otto lavoratori sono contagiati nel centro di logistica di Bad Hersfeld, a Winsen sono 53 e a Pforzheim almeno 7. I lavoratori riferiscono che le misure di protezione non sono applicate dappertutto. Ci sono “punti nevralgici” nei quali, in determinati orari,  si trovano in molti in uno spazio ristretto. Soprattutto negli spogliatoi ai cambi turno. Già all’inizio di aprile, metà degli intervistati dal sindacato Ver.di. dichiarava che era praticamente impossibile mantenere le distanze durante l’orario di lavoro.

Nel frattempo, non è cambiato nulla…

Giustiniano

5 giugno 2020

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