« Come funziona quando si torturano i negri, Dixon ? » « Adesso si dice persone di colore !» Questo dialogo, tratto da una scena del film « Three Billboards outside Ebbing, Missouri » (Tre manifesti a Ebbing, Missouri), dove la madre di una ragazza assassinata provoca Jason Dixon, un poliziotto sempliciotto di una cittadina americana, puo’ suonare cinico ma rispecchia un’amara realtà : la cosiddetta separazione razziale che gli USA, sulla carta, hanno abilito da tempo, resta. Quasi ovunque gli afroamericani continuano ad essere cittadini di seconda classe. Specialmente quando si tratta di polizia o tribunali, dove tutti dovrebbero essere uguali. La morte di George Floyd lo ha reso, ancora una volta, evidente. L’afroamericano è morto dopo un intervento della polizia nel corso del quale un agente ha premuto il ginocchio sul collo del fermato per nove minuti. Un’azione brutale che ha scatenato negli USA le proteste più forti da oltre mezzo secolo.

Certo anche in Europa, e in Italia, i casi di malapolizia non sono una rarità. Ma di là dall’Atlantico la figura del « bad cop », del poliziotto violento, razzista e corrotto, è più profondamente ancorata nel subconscio culturale. Da Maigret a Montalbano, quelli che danno la caccia ai criminali in Europa si comportano generalmente come dei funzionari che fanno il loro dovere. Come persone delle quali (almeno sulla carta o sullo schermo) anche i deboli possono fidarsi. Negli USA è molto diverso. Qui il poliziotto bastardo è da sempre parte integrante dei gialli. A cominciare da un autore classico come Raymond Chandler. Non è raro che sia un poliziotto ad intimare al detective privato Philip Marlowe il tradizionale “stanne fuori”. Già negli anni 30 e 40 i commissariati sono succursali di un sistema corrotto. Se confrontati con le loro sporche macchinazioni, i trucchi di Marlowe sono quasi innocenti. E’ chiaro che l’America ha perso da un pezzo la fiducia nel suo sistema giudiziario. E questo contribuisce a spiegare i negozi assaltati e le barricate bruciate che fanno parte delle proteste attuali.

Se si esamina la produzione cinematografica USA dalla fine della II Guerra mondiale, quasi tutti i thriller migliori parlano di una giustizia i cui dirigenti (sceriffi e procuratori) sono elettivi in molti Stati e hanno interesse a orientare la loro politica in base alle convenienze delle élites bianche. Poliziotti animati da un odio implicito per le minoranze sono benvenuti per il lavoro sporco e possono essere certi della comprensione dei superiori nel caso di indagini interne. Le diciotto precedenti denunce a carico dell’assassino di George Floyd non avevano avuto nessuna conseguenza. Hollywood ha deformato il « bad cop ». Il suo cliché è quello del bullo di provincia, con la stella che brilla sul petto e la fondina del revolver che penzola sul fianco. Un tipo di bad cop un po’ diverso emerge dal neo-noir degli anni 80. E’ il detective urbano con i capelli unti, prodotto della crisi della mezza età o di un matrimonio stanco, che sniffa lui stesso la cocaina sequestrata. L’Harvey Keitel di « Bad Lieutenant » (1992) diretto da Abel Ferrara è esemplare. Il film è uno studio psicologico che descrive come un contesto criminale puo’ contagiare quelli che lo frequentano pretendendo di difendere l’ordine. Non illudiamoci, certo. Fare il poliziotto fra Los Angeles e Manhattan è più duro che farlo nella vecchia Europa. Grazie alle leggi sulle armi qualunque automobilista potrebbe avere un’arma automatica sul sedile del passeggero.

Questa realtà compatta i poliziotti fino a farne una comunità. Il loro pensiero non va oltre le categorie di amico-nemico, si orienta in base a falsi ideali di virilità come la « durezza » e la forza fisica. Anche il giallista James Ellroy, che molti considerano il migliore della sua generazione, descrive questo percorso iniziatico nel suo romanzo « Dalia nera », apparso nel 1987 e portato sullo schermo da Brian de Palma nel 2006. Per quanto riguarda le porcherie perpetrate dai colleghi, del codice d’onore maschile fa parte, fra l’altro,una specie di voto del silenzio. Per i pochi onesti la pressione del gruppo entra in conflitto con la coscienza. Sono molti i film, come Cop Land (1997) con Sylvester Stallone e Robert De Niro,  che se ne occupano. Mentre al cinema i cattivi poliziotti non sfuggono alla giustizia, nella realtà se la cavano quasi sempre. L’America bianca non vuole poliziotti diversi. Questo spiega il successo della serie « Ispettore Callaghan » (1971-1988) che fa del bad cop un eroe. L’ispettore Harry Callaghan (Clint Eastwood) se ne frega dei diritti dell’accusato. E’ la sua 44 Magnum a fare giustizia sommaria. I suoi superiori sembrano liberali smidollati. Non a caso, la serie è scomparsa con l’ascesa dei neo-conservatori.

Dato che il presidente in carica sa bene quali siano i miti preferiti dai suoi elettori, di fronte alle recenti proteste anche lui tira fuori la 44 Magnum e minaccia sparatorie, mastini e carri armati…

Giustiniano

6 giugno 2020

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