Negli USA le manifestazioni contro la gestione violenta del potere dilagano in centinaia di città. La residenza del presidente « democraticamente eletto » appare simile a quella di un feroce dittatore che teme per la sua vita, circondata com’è da una barricata di barriere metalliche e filo spinato, difesa da mercenari pesantemente armati. Evidentemente, Trump e gli altri miliardari del complesso militare-industriale che domina da sempre il paese sono disposti a tutto per mantenere soldi e potere minacciati da minoranze etniche, afroamericani e latinos, che si avviano a diventare a breve termine la maggioranza della popolazione.

La sindaca di Washington, un’afroamericana di 47 anni, ribattezza la strada di fronte alla Casa Bianca « Black Lives Matter » e fa dipingere lo slogan del movimento contro il razzismo sull’asfalto, con una vernice gialla e a caratteri cubitali. Risuona nei cortei di questa seconda guerra civile americana lo slogan del 1992, quando gli afroamericani di Los Angeles insorgono per protestare contro il pestaggio di Rodney King. I quattro poliziotti accusati di « uso eccessivo della forza » sono assolti. « No justice ! No peace ! » scandisce la folla, che lascerà sul terreno fra cinquanta e sessanta morti.

Adesso, un punto di rottura sembra raggiunto. L’assassinio di George Floyd, quello di Breonna Taylor, di Tony McDade e dei tanti le cui vite sono state spezzate dalla polizia nel solo mese di maggio non sono che gli ultimi di una serie di tragedie che si snodano lungo quattro secoli. In piena pandemia, mentre lo Stato USA riserva alle minoranze un trattamento che rasenta l’eutanasia, l’arroganza e l’assurdità del crimine commesso dall’agente Derek Chauvin passa il segno. Sostenuti da milioni di persone, di tutte le etnie, da un capo all’altro degli USA e nel resto del mondo, gli abitanti di Minneapolis fanno sapere che questa situazione intollerabile deve finire, a qualsiasi prezzo.

Gli uomini che, come Trump davanti alla chiesa episcopale di St George, brandiscono la Bibbia, oltre alle Colt e ai Winchester simboli dell’eterna saga della conquista della nuova frontiera che maschera un genocidio, faranno ricorso a tutta la violenza di cui sono capaci per evitare una svolta che renda giustizia a tutti coloro – dagli amerindi agli afroamericani, dagli immigrati non anglosassoni e non protestanti ai latinos – che, da secoli, ne sono vittime.

Giustiniano

7 giugno 2020

Print Friendly