A metà dell’anno le persone in fuga dalla loro patria erano più numerose che mai prima. Secondo l’Alto Commissariato per i Profughi dell’ONU (UNHCR), dovrebbero essere state più di 80 milioni, sebbene in aprile, a causa della pandemia, 168 paesi avessero completamente o parzialmente chiuso le frontiere anche per i richiedenti asilo. Alla fine di quest’anno, secondo le stime dell’UNHCR, i profughui erano 79,5 milioni, il 58% dei quali nel proprio paese.

Secondo l’UNHCR, fino alla fine di giugno solo 800.000 persone hanno potuto rientrare in patria. 17.400 hanno trovato nella prima metà dell’anno una nuova patria permanente in un paese che li ha accolti. Sono la metà rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. E questo è dipeso anche dalla pandemia. Fra marzo e giugno questi spostamenti erano stati sospesio a causa delle limitazioni un po’ ovunque nel mondo.

Nuovi conflitti, disordini e violenze hanno fatto fuggire altre persone dal Congo, dalla Siria, dalla regione africana del Sahel, dalla Somalia e dallo Yemen. A causa dei disordini nella provincia di Ituri, alla fine di giugno dal solo Congo sono fuggite 660.000 persone. In Siria i nuovi profughi che cercano di sfuggire agli scontri nella regione di Idlib sono più di 580.000.

Il numero dei profughi è raddoppiato negli ultimi dieci anni, ha dichiarato l’Alto Commissario delml’ONU Filippo Grandi. Per lui « la comunità internazionale non riesce a garantire la pace. »

Giustiniano

9 dicembre 2020

 

 

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