Il 3 febbraio 1913 comincia il processo ai membri ancora vivi della banda Bonnot. Buona parte di loro sono morti, uccisi dalla polizia. Jules Bonnot (1876 – 1912) « rivoluziona » le pratiche del banditismo negli anni della Belle Epoque, facendo uso di automobili e di fucili a ripetizione. Gioielli della tecnologia dell’epoca di cui la polizia è sprovvista ! I membri della banda, che si riuniscono nella sede del giornale « L’Anarchie », a Romainville – 3 km ad est di Parigi – sono in maggioranza vegetariani e praticano l’amore libero. Fra dicembre 1911 e aprile 1912 il gruppo attacca le banche, cominciando dalla Société Générale, in rue Ordener, a Parigi. La borghesia ha paura, la stampa si scatena e la polizia si organizza per dare la caccia ai banditi colpendo duramente gli ambienti libertari. Il 28 aprile 1912 Bonnot e gli altri sono sorpresi in una casa di Choisy-le-Roi, 7 km ad est di Parigi. La polizia assedia l’edificio e fa appello all’esercito.

Da tutta la regione, la gente affluisce per assistere allo spettacolo. La polizia fa uso della dinamite. La casa crolla. Bonnot è condannato a morte senza processo. Poco prima di morire scrive : « Ho il diritto di vivere. Ogni uomo ha il diritto di vivere e, poiché la vostra società imbecille e criminale pretende di impedirmelo, tanto peggio per voi ». Il 3 febbraio 1913 si apre il processo ai 21 componenti della banda sopravvissuti. Durerà 3 settimane. Il 27 febbraio piovono le condanne. Tre banditi, condannati a morte, saranno ghigliottinati il 21 aprile 1913 davanti alla prigione della Santé, a Parigi. Gli altri saranno condannati a lunghi anni di lavori forzati, da scontare all’Isola del Diavolo, nella Guyana « francese ». Uno dei loro complici, Victor Kilbatchiche, condannato a 5 anni di carcere per ricettazione di armi rubate e ad altri 5 di divieto di soggiorno, è più noto con il nome di Victor Serge.

Su « L’Anarchie » Victor scrive : « Non ho paura di ammetterlo. Sono con i banditi. Vedo in loro degli uomini. Altrove vedo solo dei pupazzi… In quanti hanno dovuto morire per mettere questi 300.000 franchi nelle mani di qualche borghese ? Ricordatevi dei salari di cui vivono – anzi crepano – gli operai delle filature del nord, i cappellai ebrei di Parigi o certi vetrai ! » Scontati i suoi 5 anni di carcere, Victor Serge va in Spagna, dove collabora, a Barcellona, al giornale « Tierra y Libertad ». Raggiunge quindi la Russia, dove aderisce al Partito comunista. Seguace di Trotsky, sarà espulso dall’URSS nel 1936

Giustiniano

3 febbraio 2021

 

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